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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2014

                     3/5/2014 - L'OCCASIONE MANCATA

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di Paolo Bagnoli
A proposito delle elezioni europee
Alle prossime elezioni europee molti socialisti militanti in un ideale e non in un partito, come chi scrive, avevano guardato come un’occasione da non perdere per vedere se si potevano ricomporre alcuni cocci e ridare senso, se non proprio alla presenza, alla battuta di un colpo utile, peraltro, alle sorti della sinistra italiana. Si pensava, cioè, che si potesse comporre una lista italiana del socialismo europeo più nell’interesse della ripresa di un discorso nazionale che non per le sorti di Martin Schulz; e non perché si abbia una qualche contrarietà nei suoi confronti, ma in quanto è, e rimane, prevalente far rinascere un “luogo” socialista quale punto proprio e germoglio della rinascita della sinistra. Pensavamo, illudendoci, che ciò fosse interesse dello stesso Schulz e, quindi, del socialismo europeo che non ha perso, esso no, l’occasione per disinteressarsi delle sorti del socialismo italiano. Che l’adesione del Pd al Pse fosse nell’aria lo sapevamo, ma il Pd, anche se entrasse nella IV Internazionale, non potrà mai essere espressione né del socialismo né della sinistra in Italia. Sulla questione, anzi, esso è fonte di un equivoco che la potenziale sinistra sconterà caro in quanto la scelta promossa da Renzi risponde solo alla logica del bipolarismo forzato che ispira anche il ragionamento intorno alla nuova legge elettorale pensato dal duo Renzi-Berlusconi. Essendo Forza Italia nel Ppe, il Pd – socialismo o non socialismo – non poteva restare senza campo europeo e quindi, essendoci già in Europa un gruppo parlamentare tra socialisti e democratici, via dentro il Pse. Quest’ultimo, rispetto al socialismo, accentua ancora di più la cifra di un’etichetta evanescente. Schulz sarà in Italia il candidato del Pd. Qualcuno, come Guido Compagna (“Il Sole 24 Ore”, 5 marzo 2014, p.10) ha osservato che “il campo politico del socialismo non è mai stato un campo di ortodossie e che se in esso erano “confluite tante eresie a cominciare da Salvemini a Rosselli” perché, accanto a queste eresie, “non possano convivere gli eredi di Dossetti, La Pira, Moro, e Don Milani.” Con tutto il rispetto per questi ultimi non sarà certo arrecare un’offesa alla loro memoria ricordare che a nessuno di essi è mai venuto in mente di essere socialisti; eretici, magari, ma di un altro campo e di un’altra storia, mentre Salvemini e Rosselli lo sono di quella socialista. Insomma, una tragica amenità come quando Piero Fassino, segretario dei Ds, per sostenere la scelta di dar vita al Pd diceva che occorreva fare un”partito di “laici e cattolici”; beata ignoranza poiché i partiti sono fatti da credenti o non credenti! E poiché da qualche parte occorrerà pur lanciare un grido, pur scontando contraddizioni,si riteneva che la lista Tsipras avrebbe rappresentato un’occasione per una interlocuzione sul campo da parte di chi ritiene che al socialismo occorra ridare vita, autonomia, funzione e credibilità e che il vuoto che si è creato in Italia non solo non è più tollerabile, ma è dannoso per la stessa, peraltro assai incerta, salute della nostra democrazia. Così, come “Rete Socialista”, si pensava di mettere sul tavolo la disponibilità del presidente Felice Besostri quale contributo specifico e segnale significativo. Come si può vedere, però, dalle liste di Tsipras di socialisti non ve ne è nemmeno l’ombra e per quanto la lista copra, effettivamente, uno spazio di sinistra questa non si sa che natura abbia se non ribellistico più che propositivo nei confronti di un’Europa che va cambiata, che deve essere cambiata, che Schulz anche se vincerà non avrà la forza ideale, prima ancora che politica, per cambiare considerato che da sinistra essa si cambia solo avendo presente la natura alternativa al capitalismo di ogni genere –manifatturiero o finanziario - che deve avere il socialismo e perseguendo il fine di un cammino politico federalista. Esso in Italia richiama nomi di uomini grandi come Eugenio Colorni, Ignazio Silone e Piero Calamandrei; richiami indicativi ed evocativi, ma tanti altri ne dovremmo fare e, naturalmente, non dimentichiamo Altiero Spinelli. La lista Tsipras per quanto raffazzonata – almeno ci sembra – se non si è posta il problema di avere una qualche presenza socialista è affetta da un morbo basico, anche se, nella situazione data, siamo sicuri che tanti socialisti senza tessera la voteranno perché è l’unica postazione che si colloca a sinistra; per la necessità di lanciare, appunto, un urlo e non rimanere in qualche modo senza voce. Ciò deve spingere la Rete Socialista a intensificare gli sforzi per impostare una Epinay italiana chiamando a raccolta i socialisti ovunque essi siano e rifare del socialismo un pensiero compiuto e un soggetto di autonoma cultura politica, che guardi al futuro partendo dalle aspre difficoltà del presente, forte di una grande e nobile storia che è sopravvissuta all’omicidio politico che lo ha cancellato dall’Italia.

A proposito delle elezioni europee
Di Paolo Bagnoli

Alle prossime elezioni europee molti socialisti militanti in un ideale e non in un partito, come chi scrive, avevano guardato come un’occasione da non perdere per vedere se si potevano ricomporre alcuni cocci e ridare senso, se non proprio alla presenza, alla battuta di un colpo utile, peraltro, alle sorti della sinistra italiana. Si pensava, cioè, che si potesse comporre una lista italiana del socialismo europeo più nell’interesse della ripresa di un discorso nazionale che non per le sorti di Martin Schulz; e non perché si abbia una qualche contrarietà nei suoi confronti, ma in quanto è, e rimane, prevalente far rinascere un “luogo” socialista quale punto proprio e germoglio della rinascita della sinistra. Pensavamo, illudendoci, che ciò fosse interesse dello stesso Schulz e, quindi, del socialismo europeo che non ha perso, esso no, l’occasione per disinteressarsi delle sorti del socialismo italiano. Che l’adesione del Pd al Pse fosse nell’aria lo sapevamo, ma il Pd, anche se entrasse nella IV Internazionale, non potrà mai essere espressione né del socialismo né della sinistra in Italia. Sulla questione, anzi, esso è fonte di un equivoco che la potenziale sinistra sconterà caro in quanto la scelta promossa da Renzi risponde solo alla logica del bipolarismo forzato che ispira anche il ragionamento intorno alla nuova legge elettorale pensato dal duo Renzi-Berlusconi. Essendo Forza Italia nel Ppe, il Pd – socialismo o non socialismo – non poteva restare senza campo europeo e quindi, essendoci già in Europa un gruppo parlamentare tra socialisti e democratici, via dentro il Pse. Quest’ultimo, rispetto al socialismo, accentua ancora di più la cifra di un’etichetta evanescente. Schulz sarà in Italia il candidato del Pd. Qualcuno, come Guido Compagna (“Il Sole 24 Ore”, 5 marzo 2014, p.10) ha osservato che “il campo politico del socialismo non è mai stato un campo di ortodossie e che se in esso erano “confluite tante eresie a cominciare da Salvemini a Rosselli” perché, accanto a queste eresie, “non possano convivere gli eredi di Dossetti, La Pira, Moro, e Don Milani.” Con tutto il rispetto per questi ultimi non sarà certo arrecare un’offesa alla loro memoria ricordare che a nessuno di essi è mai venuto in mente di essere socialisti; eretici, magari, ma di un altro campo e di un’altra storia, mentre Salvemini e Rosselli lo sono di quella socialista. Insomma, una tragica amenità come quando Piero Fassino, segretario dei Ds, per sostenere la scelta di dar vita al Pd diceva che occorreva fare un”partito di “laici e cattolici”; beata ignoranza poiché i partiti sono fatti da credenti o non credenti! E poiché da qualche parte occorrerà pur lanciare un grido, pur scontando contraddizioni,si riteneva che la lista Tsipras avrebbe rappresentato un’occasione per una interlocuzione sul campo da parte di chi ritiene che al socialismo occorra ridare vita, autonomia, funzione e credibilità e che il vuoto che si è creato in Italia non solo non è più tollerabile, ma è dannoso per la stessa, peraltro assai incerta, salute della nostra democrazia. Così, come “Rete Socialista”, si pensava di mettere sul tavolo la disponibilità del presidente Felice Besostri quale contributo specifico e segnale significativo. Come si può vedere, però, dalle liste di Tsipras di socialisti non ve ne è nemmeno l’ombra e per quanto la lista copra, effettivamente, uno spazio di sinistra questa non si sa che natura abbia se non ribellistico più che propositivo nei confronti di un’Europa che va cambiata, che deve essere cambiata, che Schulz anche se vincerà non avrà la forza ideale, prima ancora che politica, per cambiare considerato che da sinistra essa si cambia solo avendo presente la natura alternativa al capitalismo di ogni genere –manifatturiero o finanziario - che deve avere il socialismo e perseguendo il fine di un cammino politico federalista. Esso in Italia richiama nomi di uomini grandi come Eugenio Colorni, Ignazio Silone e Piero Calamandrei; richiami indicativi ed evocativi, ma tanti altri ne dovremmo fare e, naturalmente, non dimentichiamo Altiero Spinelli. La lista Tsipras per quanto raffazzonata – almeno ci sembra – se non si è posta il problema di avere una qualche presenza socialista è affetta da un morbo basico, anche se, nella situazione data, siamo sicuri che tanti socialisti senza tessera la voteranno perché è l’unica postazione che si colloca a sinistra; per la necessità di lanciare, appunto, un urlo e non rimanere in qualche modo senza voce. Ciò deve spingere la Rete Socialista a intensificare gli sforzi per impostare una Epinay italiana chiamando a raccolta i socialisti ovunque essi siano e rifare del socialismo un pensiero compiuto e un soggetto di autonoma cultura politica, che guardi al futuro partendo dalle aspre difficoltà del presente, forte di una grande e nobile storia che è sopravvissuta all’omicidio politico che lo ha cancellato dall’Italia.