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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2014

                     3/5/2014 - PORCELLUM, NON BASTA UN MAQUILLAGE

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di Marino Bianco

Non sono un nostalgico del sistema proporzionale.
Anzi, sono fortemente convinto che la nostra struttura costituzionale deve essere fondata su basi maggioritarie, e che ogni riforma debba ispirarsi a questo principio.
Ma l'Italia non è ancora assimilabile alle altre “Nazioni” europee (dobbiamo continuare a chiamarle così, nonostante l'Unione Europea, poiché ancora lontana dall'essere compiuta) e tanto meno agli Stati Uniti d'America.
Da noi ancora esistono ed hanno una loro giustificazione, non solo storica ma anche attuale, varie tendenze culturali economico-sociali e politiche, con seguiti non irrilevanti di opinione pubblica ed elettorali.
Se così è, allora è da riconoscere che il nostro Paese (o “Nazione”) non è ancora maturo per una radicale semplificazione delle forze politiche, e cioè per avvicinarsi speditamente ad un sostanziale bipartitismo.
Tanto è vero che, quanto alla riforma elettorale per la Camera dei Deputati (riforma ... in difficile gestazione), si fa perno su coalizioni di partiti antagonistiche o alternative, comunque si prende atto della esistenza di partiti non coalizzati, si ammette che coalizioni e partiti possono e debbono confrontarsi e competere per governare e/o per influire sulle scelte di governo (questo, come già nel passato col mattarellum e con il vituperato e … scannato porcellum).
Dunque, la nuova legge elettorale (la proposta ormai viene definita Italicum), dovrà realizzare un punto di equilibrio tra la ancora non eliminabile esigenza di varia rappresentanza e partecipazione, da una parte, ed il maggioritario, dall'altra parte,: un maggioritario, cioè, che senza comprimere all'eccesso la libertà di scelta dell'elettore, garantisca comunque l'efficienza del Parlamento e dell'Esecutivo,consenta di superare il parlamentarismo deteriore e la dialettica partitica strumentale, il gap tra le chiacchiere e i fatti, tra i programmi e le decisioni operative.
Un punto di equilibrio, che si adegui al principio costituzionale fondamentale della sovranità popolare (che implica anche il concetto di rappresentanza), e che, nelle condizioni date, non riduca la partecipazione, non allontani ulteriormente settori ceti e persone dalla vita pubblica (disaffezione e diffidenza verso la politica, astensionismo elettorale), e che si possa considerare una vera svolta democratica (nella vigente fase storica e proiettandosi verso il futuro non si può più ritenere democratico un sistema che, conferendo rappresentanza a tutti – appunto, il proporzionale puro o quasi puro – condanni uno Stato a languire in annunci, discorsi e mancate decisioni e azioni concrete).
In altri termini, la semplificazione radicale, il bipartitismo non possono essere e non sarebbe giusto che fossero conseguiti con la forza di una legge, bensì mediante l'impegno a una evoluzione politica, che faccia, in maniera condivisa, superare gli ostacoli e le differenze, gli uni e le altre che, ancor oggi permanendo, spingono piuttosto alla formazione delle coalizioni (non sempre omogenee, talora rissose ed instabili).
Il mancato rispetto della rappresentanza, a mio parere, è il leit motiv della Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il porcellum. E non sarebbe lecito fare rientrare dalla finestra ciò che è stato fatto uscire ed anzi buttato fuori in malo modo (come era prevedibile) dalla porta.
Ora, esaminando la proposta di legge elettorale alla luce dei principi sopra esposti e tenuti – come siamo - ad eseguire correttamente il decisum della Consulta, non si può sottacere che tale proposta presenti non lievi criticità che dovrebbero essere emendate nel prosieguo dell'iter parlamentare: la quota troppo bassa al 37% per fruire del corposo premio di maggioranza, che – stante il forte astensionismo, segnatamente dopo l'eventuale ballottaggio tra le coalizioni che abbiano conseguito i maggiori voti – potrebbe assegnare tutto il potere e il governo del Paese a una minoranza di elettori; la soglia troppo alta (4,5%) per l'accesso alla Camera dei Deputati dei partiti coalizzati, i quali, non raggiungendo quel quorum, non avrebbero nessuna rappresentanza e porterebbero assurdamente soltanto ... acqua al mulino del partito più forte della coalizione; il barrage troppo alto (8%) per i partiti non coalizzati, con la conseguenza che un risultato anche di poco inferiore sarebbe in ogni caso espressione di milioni di elettori che rimarrebbero senza rappresentanza; la mancata previsione delle preferenze e della parità di genere nelle stesse.
Insomma, non è possibile che si vada al varo di un Italicum che corrisponda esclusivamente agli accordi e agli interessi del PD e di Forza Italia, il cosiddetto “patto del Nazareno” di recente ribadito (magari con il terzo incomodo 5 Stelle, che potrebbe beffardamente beneficiarne!).
Invece, per la riforma costituzionale, al fine di superare le difficoltà provocate dai precedenti sistemi elettorali, occorrerebbe rompere gli indugi e operare per l'elezione diretta del premier, cui conferire gli adeguati poteri e responsabilità, e per un sistema almeno di semi-presidenzialismo alla francese, sistema che si è dimostrato capace di garantire la governabilità, di contenere i veti degli eventuali piccoli partiti della maggioranza, di adeguare ove occorra struttura programmi ed azione di governo agli orientamenti espressi medio tempore dall'elettorato (l'esempio delle recenti elezioni amministrative in Francia).
Ora, pare che l'approvazione dell’Italicum slitti a dopo la contrastata riforma del Senato. C'è da temere che l'avere postergato l'una all'altra possa costituire un alibi per durare (cosa succederebbe se la riforma del Senato – ovviamente con legge costituzionale – non andasse in porto?).

Chi vivrà vedrà (con l'impegno da parte dello scrivente di ritornare su questi argomenti).

Marino BIANCO