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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - SPECIALE 110 ANNI DEL PSI

                     29/5/2003 - PSI - DAL 1892 al 1926

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di Donatella Cherubini (2°parte)
Nell’arco di pochi mesi – in Toscana come in gran parte d’Italia - si venne strutturando una organizzazione che spesso era strettamente derivata da preesistenti nuclei democratici, a loro volta emanati dall’epopea risorgimentale. In questo senso il partito socialista si inseriva nella più nobile tradizione politica italiana.
Il nuovo partito riuscì a dare vita ad un intensa rete di cooperative, sindacati e associazioni varie, intorno a cui ruotava il nuovo «universo socialista». Si venne così formando la prima generazione di dirigenti e amministratori, che sulla base di un programma elettorale politico e amministrativo comune cominciarono a mandare propri rappresentanti in Parlamento, ad entrare nei Consigli comunali, e poi anche ad insediare Giunte rosse, e quindi in definitiva a favorire il processo di democratizzazione e di laicizzazione della società italiana.
Voglio in particolare soffermarmi sul caso di Pontassieve, dove già nel 1893 è segnalato un Circolo socialista con 50 iscritti. E dove soprattutto fu attivo un personaggio assai originale e interessante come il fabbro-poeta Eugenio Azzerboni, che con la sua opera di impegno politico e propaganda è indubbiamente tra i principali esponenti del primo socialismo toscano. Mi dispiace di non avere il tempo per soffermarmi di più, ma lasciatemi almeno ricordare il suo Inno degli elettori socialisti, il suo linguaggio popolare e accattivante, che ci fa capire l’importanza di una propaganda condotta nelle «bicchierate» con i compagni, nelle Feste del Primo maggio, in un continuo intersecarsi della divulgazione politica con le scadenze della vita quotidiana.
A fianco di questo partito che nasceva e viveva accanto al popolo, non mancava naturalmente una organizzazione che sul piano nazionale portava una grande novità, con gli iscritti, le Sezioni, un proprio Gruppo parlamentare, e dal 1896 con il proprio quotidiano, l’Avanti!.
Era nata così in Italia la prima moderna forma-partito, ben diversa dai raggruppamenti clientelari che fino ad allora avevano agito per lo più intorno alle candidature del notabile locale di turno.
Le rivendicazioni di cui il partito si faceva promotore erano quelle dell’allargamento del suffragio, di una maggiore perequazione fiscale, di una serie di leggi che garantissero i diritti delle classi popolari. Sulla base di questo programma si poneva quindi il problema di eventuali alleanze elettorali con i partiti democratici – repubblicani e radicali -, che pur schierati su posizioni borghesi condividevano gran parte delle aspirazioni socialiste.
E il tema dell’alleanza si pose drammaticamente durante e dopo la crisi di fine secolo. Di fronte ai moti popolari contro il dazio sul grano del maggio 1898, il governo fece prima sparare contro i manifestanti (il generale Bava Beccaris a Milano) e poi diffuse la teoria del complotto politico. Le componenti anti-governative, e in primo luogo i socialisti, furono cioè accusati di aver fomentato le rivolte con scopi insurrezionali.
Le leggi speciali, gli arresti, i processi dei Tribunali militari aprirono una fase critica, che si risolse appunto con le nuove alleanze tra socialisti e democratici nelle elezioni del ‘900, mentre le componenti liberali di Giuseppe Zanardelli e Giovanni Giolitti si accingevano ad andare al governo.

1901-1914
Il disegno giolittiano di maggiori aperture democratiche si inseriva in un ben preciso disegno che voleva garantire lo sviluppo economico, e soprattutto industriale dell’Italia. Ma per ottenere un tale risultato, era necessario garantire anche la pace sociale, un aumento dei salari per incrementare i consumi, un insieme di leggi che rendessero più moderno il paese.
È su questo piano dunque che il disegno giolittiano poté temporaneamente intrecciarsi con quello di Turati: con la fiducia al governo Zanardelli-Giolitti del 1901 il PSI apriva una fase in cui l’obiettivo principale consisteva nella legislazione sociale. Ovvero in una serie di leggi – sulla previdenza, le pensioni, la tutela dei lavoratori, delle donne e in generale di tutte le classi popolari - che di fatto resero l’Italia di fine ‘800 più simile agli altri paesi europei.
In realtà, questa fase di collaborazione fu di breve durata, perché poi l’età giolittiana fu percorsa da continue agitazioni e tensioni, che videro il processo di industrializzazione trasformarsi nell’egemonia economica e anche politica dei grandi gruppi industriali del settore siderurgico, elettrico e di tutto il comparto dell’industria pesante.
Da parte sua, anche il Partito socialista otteneva grandi risultati, come la nascita della CGIL nel 1906, la crescita elettorale diffusa, il consolidamento della rete di società e cooperative in tutto il paese. Ma doveva anche confrontarsi con quella contrapposizione interna tra riformisti e rivoluzionari, che comunque rispondeva ad una caratteristica originaria di duplice anima raccolta in un solo partito.
Anche in questo caso sono costretta a sintetizzare e invece sarebbero tante le cose da dire: mi limito a ricordare che lo stesso Turati rifiutava l’appellativo di riformista (che gli appariva limitante rispetto al proprio impegno politico socialista), così come vorrei sottolineare l’abuso che oggi si fa di questo termine che invece è nato in un preciso contesto. E che implicava un dialogo costante con le componenti rivoluzionarie, a meno che queste non fossero orientate e falsate da elementi esterni, come nell’età giolittiana successe con gli anarco-sindacalisti.
Ma intanto le conquiste dell’età giolittiana trovarono un importante punto di approdo nel suffragio universale maschile che venne introdotto nel 1912; contestualmente, però, le nuove aspirazioni coloniali e la guerra di Libia avevano trasformata l’Italia giolittiana in un paese che puntava al riarmo e alla guerra. Mentre i rivoluzionari erano insediati alla Direzione del Psi, con Benito Mussolini alla direzione dell’Avanti! si apriva ormai una nuova fase della storia italiana: nel 1914 Giolitti lasciava il governo e nello stesso anno scoppiava la Prima guerra