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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2014

                     13/7/2014 - ELIO MATERASSI - 2

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- segue dalla prima parte - Quindi il libro e questo lavoro che stai facendo insieme ai tuoi figli vuol essere una testimonianza per non dimenticare
Indubbiamente l'impegno sociale e civile è stato uno fra i tanti insegnamenti avuti da mio babbo, ed in questo caso penso sia veramente importante dedicarsi a rendere sempre costante il ricordo di un tragico passato e lavorare per un futuro di pace. D'altronde faccio parte di quella generazione che fortunatamente non ha vissuto la guerra, ma ha fatto in tempo a vedere le ultime macerie dei bombardamenti e ha ancora nella mente i racconti dei nostri genitori e dei nostri nonni. Credo sia un dovere ricordare e raccontare alle nuove generazioni gli orrori della guerra, le singole storie, le ragioni del perché può essere pericoloso disconoscere la storia. Di fronte a una crisi sociale non dobbiamo ricorrere a facili populismi, discriminazioni, paure delle diversità, che furono l'anticamera della dittatura nazifascista.
Personalmente è un impegno che mi sento addosso ogni volta che penso al nome che vollero darmi i miei genitori. Orlando, era il nome di un mio zio materno, morto da militare sul fronte greco-albanese nel Gennaio 1941. Per questo ho voluto dedicare il libro a mio nipote Gioele. Fin quando ci sarà un nonno che racconta la sua storia ai nipoti si rinnoverà la memoria del passato. Con soddisfazione debbo dire che in questo percorso sono sempre stato aiutato dal lavoro e dall'impegno dei miei figli. La mostra fotografica ideata e realizzata da mio figlio Yuri, per esempio, è un'altra opportunità di conoscenza e memoria.
Quindi da una storia privata ad un impegno pubblico
Non a caso abbiamo voluto che venissero pubblicate foto e soprattutto tre lettere scritte da mio padre durante la prigionia, perché vi si ritrova, come d'altronde nel libro, non la singola storia, ma quella di un'intera generazione, la storia di chi soffriva la prigionia e la lontananza dagli affetti più cari e quella di chi da casa soffriva e temeva per la vita di un figlio, di un fidanzato, di un fratello. La storia che si legge nel diario di mio padre è simile a quella di quanti non hanno avuto il coraggio o la forza per scrivere, è la storia di 650.000 uomini di 650.000 famiglie che vissero, nel dolore e nella speranza, anni terribili di paure e di morte. Giustamente una storia privata per un impegno pubblico, l'impegno di far conoscere e di rendere merito a chi con il proprio sacrificio ci ha donato pace e libertà. Un impegno non solo privato ma condiviso con le Amministrazioni Pubbliche, gli Istituti Scolastici, il Movimento Associativo. In questo mi sento fiducioso sapendo di vivere in un territorio dove la democrazia e l'affermazione dei diritti sociali e civili sono un patrimonio collettivo.
Un impegno verso le nuove generazioni così come è l'augurio di Elio al termine del suo diario “il mio augurio a tutti i giovani d'Italia e del mondo intero, di vivere sempre in pace, senza più guerre di nessuna sorta, e di non avere mai la sventura di correre tanti rischi e sopportare tante sofferenze, come quelle che abbiamo subito noi, per venti lunghi mesi nei lager nazisti”.
Un'ultima domanda: cosa ne pensava Elio del popolo tedesco?
E' una domanda che ci siamo sentiti fare molto spesso dalle autorità, dagli amici e dai tanti giornalisti tedeschi che ci hanno intervistato durante i nostri viaggi in Germania [il noto settimanale Der Spiegel ha raccontato ai suoi lettori la storia di Elio Materassi, in un articolo intitolato Diario di un forzato]. Naturalmente il giudizio era di una persona che, come tante altre, aveva subito violenze, fame, disperazione, aveva visto morire tanti suoi compagni. Ma conoscendo il carattere di mio padre, se avesse visto ciò che tanti uomini e donne, autorità, associazioni della Germania, stanno facendo per rendere giustizia a chi come lui ha subito gli orrori della guerra e della prigionia, se avesse visto le lacrime di quella donna nel chiedere perdono, non dico che avrebbe perdonato, ma sicuramente avrebbe capito che la contrapposizione non fu tra due popoli, ma tra coloro che in Italia e in Germania idearono le dittature fascista e nazista e coloro che si opposero a tali atrocità e ne furono vittime.
Alla fine degli anni ottanta mio padre si trovò con altri in gita turistica a transitare vicino ai luoghi della sua prigionia. Ne vide la segnalazione dagli indicatori stradali e lo disse ai compagni di viaggio che gli chiesero se voleva passare da lì, ma lui si rifiutò fermamente, evitando di rivedere luoghi della sua sofferenza. Eppure nel tragico momento che precedette la sua morte, avvenuta il 9 Aprile 2011, mentre eravamo al suo capezzale, ci fece sorridere con il suo modo di scherzare, tipico di quando ci vedeva riuniti accanto a lui e, quasi con la consapevolezza di essere al suo ultimo saluto, guardandoci pronunciò l'ultima parola: auf wiedersehen.
Il libro verrà presentato il 14 Luglio 2014 alla Festa dell’Unità alle Sieci FR