adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2014

                     13/7/2014 - ELIO MATERASSI - 1 -

<<<

Fernando Romussi intervista il figlio, Orlando Materassi, alla presentazione della nuova edizione del diario
"Quarantaquattro mesi di vita militare"

Il 20 Maggio u.s. nella Sala Consiliare del Palazzo Sansoni Trombetta sede dell'Amministrazione Comunale di Pontassieve è stato presentato il libro Quarantaquattro mesi di vita militare: diario di guerra e prigionia che Elio Materassi ha scritto raccontando il suo servizio militare e i lunghi mesi di prigionia in un lager tedesco, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il diario era già stato pubblicato, insieme ai lavori analoghi di Basilio Pompei e Antonio Ponzalli, nei Diari di guerra e di prigionia - libro ormai quasi introvabile e pubblicato sempre dal Comune di Pontassieve nel 1992. Per volontà della famiglia Materassi, la nuova edizione rende pubbliche tre lettere inviate dalla prigionia ed alcune foto di Elio e dei luoghi ove trascorse i giorni della prigionia. Il libro si avvale dei contributi del Sindaco e dell'Assessore alle Politiche Culturali della precedente Amministrazione, di Paolo De Simonis dell’Università di Firenze, di Marco Grassi dell'ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati), di Stefano Gamberi dell'ANED (Associazione Nazionale Ex Detenuti) e di Orlando Materassi, figlio di Elio. Alla presentazione del libro, oltre ai collaboratori erano presenti anche Stefano Galli, segretario dell'ANPI di Pontassieve, e due personalità tedesche: Christel Trouvè, direttore del “Bunker Valentin”, sede del lavoro coatto, e Harald Grote, Consigliere Comunale del Comune di Schwanewede e dirigente dell'Associazione Baracke Wilhelmine, del lager Heidkamp dove venne destinato Elio Materassi.
Abbiamo fatto alcune domande a Orlando Materassi che ha voluto la pubblicazione di questa nuova edizione.
Intanto il perchè di questo nuovo libro
Sicuramente vi è l’affetto del figlio verso il padre, ma soprattutto la necessità di avere uno strumento che tenga viva la memoria di un tragico passato e faccia emergere la storia di 650.000 militari italiani fatti prigionieri dai tedeschi dopo l'8 settembre del 1943. E’ la storia dei cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani), dei quali si è venuta a conoscere la realtà dei fatti solo dalla metà degli anni '80, grazie alle scritture ed ai ricordi degli stessi internati, e del sacrificio di oltre 50.000 che morirono in prigionia.
Chi erano gli IMI?
Gli IMI erano i militari prigionieri italiani inviati nei lager nazisti che dal 1° ottobre del 1943 vengono definiti tali con un provvedimento ideato da Mussolini e Hitler per sviare la Convenzione di Ginevra del 1929 inerente la tutela dei prigionieri di guerra. Praticamente non erano sottoposti al controllo ed agli aiuti della Croce Rossa Internazionale e furono sfruttati come schiavi dal Terzo Reich attraverso lavori forzati. Lavori pesanti di 12 ore giornaliere in un luogo di lavoro raggiunto dopo un tragitto a piedi di sei km per andare e sei per tornare (questo nel caso di mio padre) con un vitto di poca brodaglia e pochissimo pane. Quando fece ritorno a casa nel Luglio del 1945 pesava 35 Kg “....sono tutto pelle ed ossa, faccio invidia a uno scheletro, mi si contano le costole come fossero i tasti di un pianoforte”.
Cose che mio padre ha scritto nel suo diario, ma una parte delle quali ce le ha solo raccontate, preferendo tenerle nascoste proprio per la crudeltà e direi l'annientamento della dignità umana a cui erano sottoposti. Ci ha raccontato come ad ogni fine “pasto” raccattavano le briciole di pane cadute nella polvere del pavimento della baracca, come la sera prima di dormire sul pagliericcio si mettevano la carta nelle orecchie perché non vi entrassero le cimici. Qualche volta c'erano più cimici che paglia.
Perchè quel lungo silenzio sulla loro vicenda?
Le violenze a cui furono sottoposti li segnò per sempre, al loro rientro ebbero il timore di non essere creduti. Molti di loro ne parlarono solo in famiglia, ed anche mio padre, che aveva prodotto una testimonianza scritta, la tenne riservata per i soli familiari, fino al 1992, quando fu pubblicata grazie all'interessamento del Comune di Pontassieve. C’era stato in verità chi, già nel 1954, avrebbe voluto pubblicare la propria testimonianza di IMI. Alessandro Natta, che poi divenne segretario del Partito Comunista Italiano alla morte di Enrico Berlinguer, scrisse un proprio diario ma la casa editrice del partito gli vietò la pubblicazione. Erano anni, e sono stati lunghissimi anni, in cui la storia degli IMI era una storia scomoda. Prigionieri di un esercito di regime per la sinistra, disertori per la destra. Eppure non era affatto così. Quando vennero catturati dai nazisti ebbero la possibilità di riacquistare la libertà se solo avessero aderito alla Repubblica di Salò. Il NO fu la risposta del 77% dei soldati e sottufficiali e del 54% degli ufficiali. La reazione del regime nazifascista fu l'internamento senza diritto di ricevere aiuti alimentari e medicinali e lo sfruttamento economico. Occorre arrivare al 1984, anno in cui verrà riconosciuto il loro sacrificio e attribuito il Diploma d'Onore di Combattenti per la Libertà d'Italia dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Un riconoscimento tardivo ma che rende merito a chi dopo l'8 settembre 1943 ebbe il coraggio di scegliere duri anni di violenze e di sacrifici pur di non stare dalla parte dei fascisti e dei nazisti. Quel loro NO, è ora scritto nella prima pagina del libro della Resistenza, la loro fu una prova di onore e di dignità, una battaglia senza armi per la libertà della propria Patria. Nel 2012 si è insediata una Commissione di inchiesta Italo-Tedesca sulla storia degli IMI che ha già prodotto dei risultati.
Parli di Roma e Berlino e Italia e Germania; perché la presenza di autorità della Germania alla presentazione del libro?
Nel Maggio 2011, grazie ad un lavoro di ricerca fatto dai miei figli Yuri e Nicola, abbiamo visitato i luoghi di prigionia di mio padre nella Germania del Nord. Luoghi oggi completamenti trasformati, anche se il lavoro volontario di tante persone insieme con le Autorità tedesche ha conservato, a futura memoria, prove intangibili di quel dramma. Incontrammo dirigenti e volontari di Associazioni tuttora impegnati a conservare la “Memoria”, amministratori locali, un rappresentante italiano del Consolato Italiano a Brema, amici delle Associazioni degli Italiani all'estero di Brema ed Amburgo, dirigenti di musei e luoghi della memoria dove in questi anni hanno condotto ricerche ed hanno trovato documentazioni sulla presenza di mio padre nei luoghi di prigionia e di lavoro coatto. Dal 2011 ad oggi abbiamo intensificato i nostri rapporti di amicizia, condividendo più di un progetto. Recentemente una mostra fotografica realizzata da mio figlio Yuri in ricordo del nonno nel Comune di Scwhanewede, sta facendo un percorso itinerante nelle città della Bassa Sassonia. L'Associazione che sta curando l’allestimento museale del Bunker Valentin [il sito protetto che si trova a Farge (Brema) era destinato ad essere uno dei luoghi per la costruzione dei famosi u-boat tedeschi] si è proposta come sede permanente della mostra fotografica. Insomma tante cose accomunano la nostra famiglia e gli amici di Scwhanewede, Brema, Farge, Sandbostel in un percorso sulla storia e la memoria. Un percorso ultimamente condiviso dalle Amministrazioni locali di Pontassieve e Scwhanewede, con la volontà di approfondire e sviluppare rapporti di amicizia fra le due Comunità. Per questo abbiamo voluto invitare ed ospitare amici ed autorità delle Comunità tedesche coinvolte. Per me è un motivo di immensa soddisfazione, specie dopo aver visto le lacrime di una signora (un'insegnante tedesca) incontrata nel museo del lager di Sandbostel, che di fronte ad un memoriale di mio babbo trovò la forza ed il coraggio di chiedermi scusa, davanti ai miei figli ed ai ragazzi che accompagnava, per le violenze subite da mio padre e dai prigionieri italiani. Ci raccontò di aver conosciuto l'orrore della guerra nazifascista dal racconto di suo padre, militare della marina militare tedesca, quando aveva appena compiuto i quindici anni. Io ne avevo dodici quando mio padre mi fece leggere il manoscritto del suo diario. In quel pianto vidi chiedere perdono, dialogo e riconciliazione. Ci abbracciammo con la consapevolezza di non dimenticare. ( continua su ELIO MATERASSI - 2)