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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - SPECIALE 110 ANNI DEL PSI

                     29/5/2003 - PSI - DAL 1892 al 1926

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fi Donatella Cherubini (1°parte)
La storia del Partito socialista italiano dal 1892 al 1926
DONATELLA CHERUBINI, UNIVERSITÀ DI SIENA

In base alla suddivisione dei ruoli tra i relatori, a me a è affidata la parte iniziale della storia socialista, ovvero dalla nascita del PSLI nel Congresso di Genova del 1892 fino allo scioglimento del partito con le leggi cosiddette fascistissime entrate in vigore tra il 1925 e il 1926. Leggi che segnarono il definitivo avvento del regime fascista, e quindi il crollo dello Stato liberale nato con l’Unità d’Italia nel 1861.
Non è facile sintetizzare in pochi minuti una storia densa di eventi, di protagonisti, di fasi critiche, di conquiste fondamentali, di elementi che si intrecciano costantemente con la storia italiana e con quella europea. Ed è proprio per questo motivo che ho preferito scrivermi alcuni appunti, per cercare di essere il più possibile sintetica senza però dimenticare gli aspetti che ritengo più importanti.

In primo luogo vorrei chiarire alcune scansioni cronologiche che adotterò nella mia trattazione, e che sono appunto rilevanti per la storia italiana, per quella europea, e al loro interno per il Partito socialista.

1. Periodo dalla fondazione alla fine dell’800. Sono gli anni della sperimentazione, del primo radicamento, della inaugurazione di un rapporto dialettico con l’organizzazione economica e di mestiere dei lavoratori.
Si tratta quindi di una fase indubbiamente ricca di conquiste, con l’emergere di figure fondamentali per la storia socialista, ma anche con una battuta d’arresto che è data dalla cosiddetta crisi di fine secolo.

2. Periodo dall’inizio del ‘900 fino alla vigilia della Prima guerra mondiale. Sono cioè gli anni compresi tra il 1901 e il 1914, meglio conosciuti come età giolittiana.
Il fatto che tutta un’epoca prenda il nome da un personaggio politico, già di per sé è indicativo della rilevanza di tale personaggio nella storia del suo paese.
Ma a proposito di Giovanni Giolitti – più volte Presidente del Consiglio ed esponente dei settori più liberali della Sinistra storica – a noi qui interessa specialmente il particolare rapporto che seppe creare con il Partito socialista. E soprattutto con la sua componente riformista e con il suo principale rappresentante, Filippo Turati.

3. Il terzo periodo che prenderemo in esame è quello della Prima guerra mondiale, gli anni compresi tra il 1914 e il 1918.
In una fase indubbiamente difficile e drammatica per tutto il paese, il Partito socialista si trovò allora a confronto con un particolare dilemma: da un lato, la volontà di rimanere fedele agli ideali pacifisti e internazionalisti sui cui esso si fondava. Dall’altro, soprattutto dopo la disfatta di Caporetto e soprattutto per Filippo Turati, si pose la necessità di trovare comunque il modo di esprimere il proprio amor di patria.

4. L’ultimo periodo è quello convulso e agitato dal primo dopoguerra all’avvento del fascismo.
Un periodo che vide una forte mobilitazione del partito, sia sul piano politico che sindacale, a fronte di una serie di scissioni interne e della difficoltà di contrastare i tanti pericoli che emergevano nei settori della destra estrema:
dal mito della vittoria mutilata, al crescente antiparlamentarismo, al consolidarsi del movimento di Benito Mussolini, fino alla nascita del Partito fascista, alla sua andata al governo col concorso dei settori più conservatori del paese, e infine alla capillare persecuzione dell’antifascismo e al definitivo scioglimento dei partiti democratici.

1892-1900
Se dunque passiamo ad analizzare la prima fase, dobbiamo subito cercare di capire in quale contesto si collocava il Congresso fondativo di Genova. E innanzitutto, va subito chiarito che quella italiana è una vicenda completamente inserita nel contesto europeo: con la nascita della Seconda internazionale nel 1889, la parola d’ordine era quella di creare una rete di partiti che accettassero il metodo legalitario e parlamentare della lotta politica, fermo restando il principio della lotta di classe.
Il modello di riferimento era e rimase la tedesca SPD, ma da parte italiana non mancarono mai i contatti e il dialogo soprattutto con i belgi e anche con i laburisti britannici.
Se quindi il Partito nasceva su questi presupposti, quale era invece la realtà italiana in cui si inseriva, quali i protagonisti della sua nascita, quali gli uomini che ne costituirono i primi simpatizzanti (ma tante furono anche le donne), e poi gli iscritti, gli elettori?
Il Congresso di Genova fu di fatto il punto di approdo di un progressivo delinearsi di nuclei orientati verso il socialismo, che soprattutto nella parte centro-settentrionale del paese erano già attivi da diversi anni, con caratteristiche e forme molteplici ed eterogenee. In altre parole, si trattava di una pluralità di Società, Leghe di resistenza e Circoli già diffusi nelle diverse comunità locali. E in tale ambito, tutto particolare fu indubbiamente il caso della Toscana.
Proprio alla nascita del socialismo toscano, alla partecipazione dei toscani al Congresso di Genova, e poi alla creazione e allo sviluppo della loro Federazione regionale, ho dedicato un volume. A Genova furono presenti ben 20 società toscane, di cui 12 confermarono l’adesione alla fine del Congresso. L’area rappresentata inizialmente era quella di Firenze Pisa e della Valdelsa senese. Ma ben presto il nucleo si estese a tutta la regione. Ad animarlo erano a seconda dei casi esponenti degli ambienti universitari, o di quelli commerciali e artigiani, o della categoria dei ferrovieri, tutti destinati a formare