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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2014

                     13/7/2014 - Un anelito di pace…

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di Mauro Messeri

Il recente ‘restauro’ del capolavoro di Rossellini del 1945 ’Roma città aperta’, riapparso nelle sale cinematografiche a fine marzo, nonché l’occasione in queste feste pasquali di aver rivisto l’altrettanto celebre pellicola ‘La Ciociara’ del 1960, mi hanno dato spunto per una breve riflessione sull’intensità della figura delle donne sullo sfondo dell’Italia nel secondo grande conflitto mondiale.
Non è un caso che proprio con “Roma città aperta” sia stato coniato il termine cinematografico di Neorealismo, non solo per le modalità tecniche in cui il film fu realizzato quanto, e questo è l’aspetto che qui più mi interessa, per il modo ‘nuovo’ con cui il regista raccontò e propose cinematograficamente le vicende umane in un’epoca di grandi sofferenze …. Il film fu realizzato anche con molti attori non professionisti, in condizioni ‘precarie’, con pochi mezzi e addirittura con pellicola scaduta, ma proprio questi elementi - con l’indiscussa maestria del regista - hanno portato alla grandezza di un film unico, capace di rappresentare con autenticità il volto di un’Italia ‘vera’, lacerata nel profondo dalle contraddizioni della guerra. Valga per tutti l’indimenticabile straziante corsa di Anna Magnani in una delle sue prime interpretazioni drammatiche, nel ruolo della ‘Sora Pina’, protagonista di una sequenza storica per il cinema italiano, invocante pietà dietro al camion tedesco nel quale è rinchiuso e deportato il marito, al termine del quale verrà trucidata dai mitra nazisti e lasciata sull’asfalto…
Quest’umanità profonda e dolente che sgorga dal cuore trafitto della Magnani torna carica di pathos negli occhi della stupenda Cesira - La Ciociara (Sofia Loren), carichi di odio e di vendetta subito dopo lo stupro da parte di soldati nord africani suo ma soprattutto della figlioletta Rosetta nell’omonimo film sulle vicende della grande guerra nel basso Lazio. E’ proprio in quelle zone d’Italia, infatti, che colonnello Juin aveva spedito dodicimila marocchini a combattere sulle pendici di Montecassino, uomini e donne di ogni età furono brutalizzati dai gesti di questi assassini che si muovevano depredando, razziando e violando ciò che incontravano sulla loro strada. E Cesira, colpita da un dolore profondo, turbata più per la figlia che per sé, non sa -da madre- come poterla aiutare a superare l'orrore subito, tormentata da un disorientamento quasi colpevole per non averla potuta salvare. Questo status travolge e distrugge anche il loro rapporto, per lo smarrimento di sé e dei valori umani che ne derivano al suo animo, per il conseguente senso di impotenza… La drammaticità della figura di una madre che dopo le tante ed annose vicende del film si scioglierà nel pianto finale con la figlia, in un abbraccio struggente frutto di un amore ‘recuperato’ dopo l’enorme ferita subita e la celeberrima frase:’Che importa a noi della loro guerra, vera Rosetta?’……
Lo sguardo terreo di queste donne, mogli o madri, il desiderio di vendetta, la perfetta drammaticità del loro ruolo e’ diventata simbolo di un’epoca, non solo cinematograficamente parlando….
Il fatto è che per sua natura la donna riveste da sempre i panni della non violenza, di colei che fornisce conforto e coraggio per sua tradizionale posizione, mentre purtroppo i tanti conflitti -anche successivi e fino ai giorni nostri- hanno insegnato che questa immagine non rispecchia ciò che essa realmente, per volere o per costrizione, è portata spesso a diventare in tempo di guerra.
Cade insomma l’assioma ‘donna non combattente - uomo guerriero’ e nei conflitti le donne non sono spesso potuto essere escluse, o meglio preservate, dagli orrori della guerra e della violenza che di essa fanno parte ed anzi spesso ne sono diventate le prime prede….
In questo periodo di festa, mi sia consentito chiudere con una speranza che ha quasi il sapore di una preghiera, e cioè che per il futuro gli occhi delle donne e degli uomini siano invece colmi di fiducia, credendo fortemente in ciò che il Santo Padre ha ricordato nella sua benedizione pasquale: il Male non vincerà mai sul Bene.