adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2014

                     13/7/2014 - MATTEOTTI - 1^ parte

<<<

Per Matteotti nel novantesimo
anniversario della morte

In apertura della seduta del 10 giugno 2014 il Presidente del Senato Grasso ha commemorato il leader socialista Giacomo Matteotti nel novantesimo anniversario della sua uccisione per mano di sicari fascisti. Giovane deputato, interprete di una concezione della politica come missione al servizio degli oppressi, difensore delle masse rurali, del sindacato di classe e della rappresentanza parlamentare, oppositore della guerra e dell'interventismo, intransigente avversario del fascismo, Matteotti - ha sottolineato il Presidente del Senato - è l'emblema di ideali di giustizia, libertà e democrazia entrati a fare parte della coscienza nazionale. Al ricordo di Matteotti hanno preso parte i sen. Susta (SC), Luigi Marino (PI), Barani (GAL), Buemi (Aut-PSI), Consiglio (LN-Aut), De Cristofaro (Misto-SEL), Sacconi (NCD), Morra (M5S), Pagnoncelli (FI-PdL) e Tronti (PD).

di Pietro Grasso,
Presidente del Senato della Repubblica

Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 10/06/2014

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, il 10 giugno 1924 cadeva per violenza fascista Giacomo Matteotti, caricato a forza su un'automobile sul lungotevere Arnaldo da Brescia dopo essere stato tramortito. Il cadavere del giovane deputato socialista venne ritrovato solo due mesi dopo, lungo la via Flaminia, in località Quartarella, in una fossa scavata in una fitta boscaglia. Il 20 agosto le spoglie vennero trasportate via treno a Fratta Polesine, suo luogo natio, accompagnate lungo il percorso da un enorme tributo popolare.
Grande fu l'impressione che l'uccisione di Matteotti suscitò in tutto il Paese per l'efferatezza del gesto e per il fatto che lo stesso fosse riconducibile direttamente a Mussolini.
A quasi un secolo dalla sua morte, Giacomo Matteotti non rappresenta soltanto l'espressione più alta e la vittima più nota e ricordata di una stagione tragica della nostra storia, ma è divenuto patrimonio di tutti, nella misura in cui la sua vita e la sua morte, le sue idee, i suoi valori, le sue speranze fanno ormai parte della comune coscienza nazionale.
Ricordiamo Giacomo Matteotti per la sua inesauribile attività di deputato, pubblicista, avvocato, scrittore di testi politici, intransigente antifascista.
Si iscrisse al Partito socialista italiano per l'ideale di generosità e di difesa dei più deboli. Nell'ultimo scorcio del 1910 fu tra i protagonisti della vita politica di Rovigo, arrivando a ricoprire contemporaneamente la carica di sindaco di Villamarzana e di consigliere di diversi altri Comuni della zona.
Fu tra i più strenui avversari della guerra libica, tanto che nel congresso del Partito socialista che si tenne a Reggio Emilia nel 1912 prese le distanze dall'area socialriformista turatiana, esitante nel condannare l'impresa, e si avvicinò ai massimalisti.
La prima occasione in cui il giovane Matteotti si trovò ad affrontare Mussolini fu al congresso socialista di Ancona del 1914, dove entrambi presentarono due distinte mozioni sull'incompatibilità della doppia iscrizione al PSI e alla massoneria. Le posizioni divennero ancor più inconciliabili allo scoppio della Prima guerra mondiale, laddove Matteotti, coerente antimilitarista, si schierò senza mezzi termini contro le posizioni interventiste di Mussolini, giungendo ad auspicare, nel caso dell'ingresso in guerra dell'Italia, l'insurrezione popolare. Richiamato alle armi, fu assegnato a un reggimento di artiglieria di campagna di stanza a Verona, ma, ritenuto «un pervicace, violento agitatore, capace di nuocere in ogni occasione agli interessi nazionali» fu internato a Campo Inglese, località della Sicilia orientale.
Congedato nel 1919, riprese il suo posto nelle file del movimento socialista e, nel congresso che si tenne a Bologna nello stesso anno, rappresentò le posizioni di un riformismo coerente, basato sul primato delle organizzazioni sindacali di classe, sulla sovrastruttura partitica, sulla capacità del partito di indirizzare le lotte economiche verso la conquista del socialismo.
Nelle elezioni politiche del novembre 1919 fu eletto per la prima volta deputato per il collegio di Rovigo e Ferrara, e durante il biennio rosso fu costantemente impegnato a dirigere le lotte bracciantili e contadine per il rinnovo dei patti agrari e a fronteggiare il nascente squadrismo padano. Fu presente alla prima giornata del congresso del PSI del 1921 a Livorno, dove si consumò la scissione che dette poi origine al Partito comunista d'Italia; tuttavia lasciò anzitempo l'assise livornese per raggiungere Ferrara, dove, a seguito dei sanguinosi fatti di Castello Estense, era stato arrestato tutto il gruppo dirigente della federazione socialista.
Matteotti non tardò a comprendere il pericolo che per le organizzazioni operaie rappresentava il nascente movimento fascista. Tuttavia, tendeva a spiegare l'affermarsi del fascismo come reazione alle importanti conquiste ottenute attraverso le grandi lotte contadine del 1919 e del 1920. Il fascismo era quindi, a suo parere, la risposta violenta della borghesia agraria ai propri interessi lesi dai nuovi patti agrari. Le sue frequenti e coraggiose denunce delle violenze squadriste lo resero un dirigente popolare, consegnandolo nel contempo all'odio del radicalismo e dello squadrismo fascista. Il 12 marzo 1921 subì una prima gravissima violenza dai fascisti di Castelguglielmo. Sebbene messo al bando dalle organizzazioni fasciste polesane, partecipò comunque attivamente alla campagna per le elezioni politiche del maggio 1921, riuscendo eletto nel collegio Padova-Rovigo.
(continua alla 2^parte)