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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2014

                     13/7/2014 - ELEZIONI EUROPEE 2014

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Il PD al 40,8%. Considerazioni e riflessioni
Di A.F.

Se leggiamo i risultati di queste elezioni europee appare abbastanza agevole indicare i vincitori ed i vinti, specialmente in chiave italiana.
Il Partito democratico di Renzi ha fatto cappotto: un risultato numericamente forte e ancora più consistente in quanto inaspettato in questi termini.Infatti ad un certo punto della campagna elettorale mentre Grillo continuava la sua arringa del tutti a casa e del nuovo governo dopo le elezioni europee, da parte dei democratici si cominciavano a mettere le mani avanti: basta superare Grillo per cantare vittoria. La paura di non farcela era quindi cominciata a serpeggiare ed i risultati che venivano dagli altri Paesi Europei non erano certo incoraggianti. Gli elettori invece hanno fatto una scelta precisa riversando in massa sul Partito Democratico il proprio consenso, non su SEL che pure aveva giocato in modo disinvolto la carta TSIPRAS, non sui partiti della destra italiana in cui gli elettori non hanno trovato punti di riferimento appena accettabili, NCD rimasta al palo, Scelta Civica volatizzata, mentre i nostalgici berlusconiani hanno fatto atto di presenza limitando i danni ma confermando il declino inarrestabile (meno male) di questo partito personale finalizzato agli interessi del‘ ex premier Berlusconi, e dannoso per tutti i cittadini perbene. E più di tutti, almeno in termini di immagine rispetto alle conclamate aspettative, ha pagato il partito di Grillo.
Un risultato inaspettato ma ben definito su cui è necessario riflettere, cercando di capire le cause e vedere le possibili prospettive
Ripercorrendo un po’ di storia, si evidenzia che gli elettori italiani, per almeno cinquanta anni della nostra giovane repubblica, sono stati grandi conservatori del proprio patrimonio ideale e ideologico; sul piano elettorale sempre spostamenti minimi, decimali, a volte più consistenti, per poi alla elezione successiva tornare ai livelli standard. C’ è però un momento storico preciso in cui questo meccanismo si è rotto e due sono stati gli avvenimenti che hanno determinato la fine di un’epoca: la caduta del muro di Berlino e il processo ai partiti storici italiani con “mani pulite”.
E’ da allora che gli elettori non si sono fidati più dei partiti tradizionali (identificati come ladri ed assassini). Nessuno si è salvato da questo giudizio, ed alla ricerca disperata di nuovi valori hanno avuto buon gioco personaggi come Berlusconi che ha proposto la propria immagine di uomo fatto da sé ed arrivato, uomo quindi in grado di risolvere i problemi dell’Italia (si è visto poi con quali risultati). Alla fine fallimentare del berlusconismo è esploso il fenomeno Grillo che non propone niente se non la demolizione definitiva di tutti partiti e delle istituzioni.
Ancora una volta gli elettori cercano un nuovo leader cui affidarsi in mancanza d’altro appena credibile. E non lo è il Partito Democratico, che ormai da tempo è incapace di una propria collocazione e non in grado di esprimere leader credibili. La crisi economica ed i vincoli europei hanno infine definitivamente confuso e sconvolto gli elettori. In questi ultimi venticinque anni se volessimo scrivere un epitaffio potremmo dire che i cittadini elettori sono passati dal voto di appartenenza al voto di convenienza salvo verificare puntualmente l’errore commesso di volta in volta nell’affidarsi a taumaturghi imposti non solo dal proprio carisma ma anche dai media sempre più onnipotenti.
E’ in questa contesto, drammatico ed ai limiti della tenuta democratica, che si è inserita la figura di Renzi con la logica della rottamazione di tutto ciò che sapeva di vecchio e di conservatorismo. La rottamazione è apparsa anche condivisibile per tagliare con quella generazione che ha diretto la sinistra italiana, sia moderata che radicale, dopo l'89. Una intuizione che ha tagliato le gambe a tanti populismi e che ha consentito una vittoria elettorale altrimenti impossibile con i Bersani e con i Vendola.
Il rozzo populismo di piazza di Grillo (e prima ancora di Berlusconi), è stato battuto dall’iperattivismo del Governo di Renzi che attraverso diversi provvedimenti popolari e di forte significato quale l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, l’abolizione del Senato, il taglio dei costi degli alti burocrati, l’abolizione delle Provincie, far pagare le banche, mandare in galera parlamentare inquisiti, gli 80 euro ai poveri, l’ingresso nel PSE e ultimo le ritrovate nuove feste dell’Unità si è impossessato dei populismi e li ha nobilitati in provvedimenti finalizzati al progetto di cambiamento dell’Italia.
Certo la politica è un'altra cosa; ma sul piano elettorale può funzionare.
La vera forza di Renzi è l'inesistenza dei suoi concorrenti, sia nel PD che nella sinistra, così come nella destra. Ma senza alternative soffre la democrazia. E’ da qui che le nostre riflessioni diventano più difficili come pure appare difficoltoso praticare un nuovo percorso in cui la partecipazione e la condivisione non siano legate agli opportunismi ed alle necessità primarie. Oggi il PD al 41% è una vittoria ed insieme una sicurezza, ma bisognerà pur ragionare sulle prospettive della nostra democrazia.
Ed ha ancora ragione Renzi quando dice, all’indomani del grande successo elettorale, una verità evidente e cioè che dovremo sapere tenerci questi elettori e dovremo convincerli tutte le volte che andremo a votare.
Infatti il PD, come gli altri Partiti, non ha più una base di appartenenza stabile, perchè gli manca una motivazione ideale dello stare insieme ed è difficile rifarsi alla storia passata; non sappiamo ancora bene di dove questo PD sia venuto e tantomeno sappiamo dove vuole o potrà andare.
Certo non è più la continuazione dei partiti che l'hanno preceduto. È un'altra cosa, nuova: non più un partito di sinistra, e nemmeno di centrosinistra. Non assomiglia nemmeno alla preesistente DC perché in quel partito coesistevano interessi e rappresentanze sociali molto diverse, ma ciascuna era fortemente connotata ideologicamente.
E’ che i partiti oggi sono diventati comitati elettorali, alla ricerca di finanziamenti privati (ancor di più dopo la fine del finanziamento pubblico) e ai quali privati saranno chiamati a rispondere.
In questo contesto la discussione e la partecipazione attiva disinteressata appaiono estranee, mentre i leader vengono scelti dagli spettatori negli show televisivi. Questo modello è il risultato del lungo declino dei partiti di massa, che ha colpito anche la sinistra non solo in Italia.
È un mutamento assai grave: rende debole la democrazia, la cui forza sta innanzitutto nella partecipazione e nel protagonismo dei cittadini, cioè il contrario della delega in bianco.
Inutile tuttavia avere nostalgia dei precedenti partiti politici, e prima ancora di pensare a come ricostruire una seria sinistra, bisognerà pensare a nuovi modelli di democrazia, senza rassegnarsi a questo desolante scenario attuale. Ai cambiamenti radicali della nostra società, allo globalizzazione, alle migrazioni, alle crisi ricorrenti dei Paesi più sviluppati occorre trovare modi adeguati per fare partecipazione attiva e quindi democrazia vera.
Per finire sono convinto che la scelta degli italiani che hanno premiato con il 41% questo raggruppamento PD abbia un significato preciso e positivo. Significa che possiamo essere all’inizio vero di una nuova Repubblica, significa che ci sono spazi per riaffermare una nuova sinistra non ideologica, ma nei fatti. Significa anche che adesso abbiamo il tempo per fare quelle scelte che dovevano caratterizzare una sinistra di Governo quali: la solidarietà, la ridistribuzione del reddito, la lotta alle evasioni fiscali, il lavoro per tutti, la consapevolezza, la responsabilità della partecipazione democratica. Bisogna però e da subito trovare un minimo di spazio di discussione e di definizione delle priorità e dei cambiamenti, a cominciare proprio dal PD, senza liquidare discussioni e proposte (anche serie e costruttive) come ostacoli alla corsa al cambiamento oppure come attacchi alla democrazia interna. Anche perché la democrazia interna viene respinta come erba cattiva ed impera un centralismo cosiddetto democratico che nemmeno nel PCI originario era a questi livelli.
Problematiche come la legge elettorale, la riforma del Senato, la revisione Costituzionale non possono essere ostaggio di accordi trasversali, specialmente con chi, come FI, non ha mai avuto rispetto costituzionale. Su questi temi non possiamo sottrarci al dibattito democratico finalizzato a trovare soluzioni e onorevoli compromessi.
A.F.

ELEZIONE EUROPEE 2014
Risultati definitivi (votanti 57,22)
Europee 2014 Politiche 2013
Liste Voti % Seggi Liste Voti %
Pd 11.203231 40,81 31 Pd 8.644.523 25,42
SVP 138.037 0,50 1 SVP 146.804 0,43
Movimento5stelle 5.807.362 21,15 17 Movimento5stelle 8.689.458 25,55
Forza Italia 4.614.364 16,81 13 PDL 7.332.972 21,56
Lega Nord 1.668.197 6,15 5 Lega Nord 1.390.014 4,08
Ncd-Udc 1.202.350 4,38 3 UDC 608.210 1,78
L’Altra Europa Tsipras 1.108.457 4,03 3 Sel 1.089.409 3,20
Fratelli D’Italia-An 1.006.513 3,66 - Fratelli D’Italia-AN 665.830 1,95
Verdi 250.102 0,91 - Rivoluzione Civile (*) 765.188 2,55
Scelta Europea 197.942 0,72 - Scelta Civica 2.824.065 8,30
Italia dei Valori 181.373 0,66 -
Io Cambio – Maie 50.978 0,18 -

Totale 27.448.906 73