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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - SETTEMBRE 2014

                     18/10/2014 - ECONOMIA, CRISI EPOCALE

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di Marino Bianco
ECONOMIA, CRISI EPOCALE
E ...CORTINE FUMOGENE
Il Senato ha votato la discutibile riforma di se stesso, l'iter della quale è ancora lungo e prevedibilmente tormentato, tenendo conto anche del referendum popolare cui la riforma dovrà essere sottoposta. Comunque, l'attuale Senato rimarrà in carica per tutta la legislatura in corso (salvo scioglimento anticipato delle Camere).
Poi, per decreto legge (ora in fase di conversione) sono state introdotte modifiche ai procedimenti giudiziari civili, che, oltre al differimento dell'entrata in vigore di alcune delle sue disposizioni (di alcuni mesi solo a decorrere dalla della legge di conversione, naturalmente se il decreto legge uscirà dal Parlamento come ne è entrato), a parere di chi scrive (letti i favori e i disfavori manifestati da interessate categorie), comporterà effetti defatigatori e burocratici per gli utenti, per coloro cioè che intendono ottenere giustizia e rapido riconoscimento dei loro diritti. Riforma anche questa enfatizzata, ma che continua in un processo di privatizzazione della amministrazione della giustizia, ed è ispirata da intenti certamente dissuasivi, per ridurre il carico dell'indubbio pesantissimo contenzioso civile pendente presso i tribunali. Il rimedio sarebbe stato piuttosto di rafforzare gli organici della Magistratura e quelli degli ausiliari, di razionalizzare la geografia giudiziaria; non per contro di sottrarre competenze al Giudice naturale e di erigere nuovi sbarramenti e comunque ritardi nell'accesso alla giustizia dei tribunali dello Stato.
Ora, in Parlamento si dovrebbe discutere e votare l' “italicum”, la nuova legge elettorale; e sulla proposta del Governo gravano le perplessità e i dubbi di costituzionalità circa la soglia di consenso per il premio di maggioranza e la entità di questo, circa il barrage rispettivamente per i partiti coalizzati e per quelli non coalizzati. Senza contare le polemiche e le resistenze trasversali sia al Senato che alla Camera dei Deputati. Altro iter parlamentare che si prospetta lungo ed irto di ostacoli.
Poi, lo ...”jobs act” (!), che dovrebbe costituire la riforma del diritto del lavoro e in sostanza la nuova regolamentazione del rapporto di lavoro, con il già insorto aspro scontro sull'art. 18 (ma la legge Fornero non aveva risolto tutto?!).
Nel frattempo, si sciolgono (si fa per dire!) le Province, e, laddove la legge lo prevede, si costituiscono le Città metropolitane.
Ma eliminata la ...testa rappresentativa (presidenti e consiglieri provinciali) e sostituitala con un'altra (con elezione di secondo grado e che – si sostiene – non dovrebbe comportare costi alla collettività), permane il corpo, e cioè gli apparati amministrativi e tecnici (che, ovviamente, sono quelli che comportano i maggiori costi), e si accentua la confusione delle competenze che dovranno essere riordinate e redistribuite tra gli Enti intermedi cosi soppressi e sostituiti le Regioni e i Comuni, in ordine alle funzioni di governo strategico nel territorio interessato (intanto gli Enti mentitamente già soppressi anche nelle nuove forme continueranno ad esercitare notevoli poteri e ad essere dotati di significative capacità di spesa). Dunque, non brevi tempi di redazione di statuti, di ambientamento e di assestamento delle istituzioni in parola.
E ogni giorno si annunciano da parte del Governo e soprattutto dal premier altre “straordinarie riforme”, anche se i tempi si sono notevolmente dilatati: almeno a mille giorni se non fino alla conclusione della legislatura, rispetto ai cento giorni inizialmente annunciati e promessi. Annunci di programmi e di cronoprogrammi, che fanno dire a molti commentatori politici, che con l'avvento dei rottamatori (invero, non più convinti come prima) stiamo vivendo la stagione della politica impregnata di “annuncite”; politica che fino ad ora non è valsa nemmeno a farci acquisire maggiore credibilità a livello europeo e in genere internazionale. Sorprendono le polemiche e le contestazioni renziane nei confronti dell'Europa, nel momento in cui l'Italia ne detiene la Presidenza semestrale; suonano come una sorta di consapevole carenza di autorità e quale ammissione di impotenza nel ruolo ricoperto!
Certo è che, in questo scenario, l'OCSE (anticipata del resto da altri osservatori economici anche nostri come la Banca d'Italia e l'ISTAT, e dal FMI e da accreditate società di rating) suggella che il nostro Paese non cresce ma anzi continua a decrescere: il PIL diminuisce ed aumenta il debito pubblico (nonostante il massiccio acquisto di titoli di Stato da parte degli Istituti di credito, grazie al tasso praticamente inesistente stabilito dalla BCE), la disoccupazione aumenta, i consumi si sono fortemente ridotti negli ultimi tempi, la produzione industriale è ancora calata, la pressione fiscale è aumentata, insomma siamo in deflazione e in forte recessione (la “luce in fondo al tunnel” è rinviata al 2015 dal ...paziente Ministro del Tesoro, il quale prosegue nelle coraggiose ma errate profezie di Monti, di Letta e dello stesso Renzi, il quale aveva assicurato la “svolta” a metà del 2014).
La verità è che le “grandi riforme” fino a questo punto più annunciate che varate dal Governo Renzi non hanno affatto favorito l'avvio del superamento della crisi economico-finanziaria; ed anzi l'Italia è ora indubbiamente ultima fra gli Stati Europei nell'intraprendere la ripresa (persino Grecia, Spagna e Portogallo, che stavano peggio di noi, registrano passi in avanti e ci hanno scavalcato). I dati degli osservatori economici non si possono seriamente contestare, ma continuiamo ad eluderli con le arroganti affermazioni che “non prendiamo lezioni da nessuno!”, e che ...chi vivrà vedrà, magari fra mille giorni (cioè oltre tre anni) o alla fine della legislatura (se ci si arriverà).
Gli stessi ottanta €uro, mera misura anticongiunturale, definiti ormai “bonus fiscale”, pervenuti a chi ha redditi imponibili (e non si sa se quel beneficio possa essere loro conservato in futuro) e non ai c.d. “incapienti”, non hanno costituito affatto una spinta ai consumi (invece, in progressiva diminuzione anche nei generi di prima necessità), ma a copertura e soltanto parziale dell'aumento delle tasse (una sorta di ...contabile partita di giro!).
Siamo ancora lontani nel pagamento di tutti i debiti della Pubblica Amministrazione per appalti, forniture e servizi; i quarantatré miliardi di spesa per investimenti in grandi opere infrastrutturali del decreto legge “sblocca Italia” sono spalmati, in previsione di future corrispondenti entrate, a lungo termine, con immediata disponibilità soltanto per un decimo (tra l'altro, grazie a risorse precedentemente accantonate).
Insomma, onestamente non si può dire che fino ad ora l'economia sia stata il vero campo di azione e di prova – come doveva essere - del nuovo Governo e del renzismo. Come affermano imprenditori e sindacati, le eventuali nuove regole del rapporto di lavoro non creano posti di lavoro, offerta e domanda di occupazione, questa potendo derivare soltanto dall'incremento dei consumi e della corrispondente produzione. E la pressione fiscale – ormai da record – deprime l'economia.
Né si può pensare ad una maggiorazione del PIL, inserendovi i proventi del lavoro nero, delle attività criminali e della stessa prostituzione (!). La spending review è stata applicata in maniera illusoria (a proposito: perché con la riforma del Senato non si è varata anche la riforma della riduzione del numero esorbitante dei deputati?). Lo stesso dicasi per la lotta alla evasione fiscale, che non può essere aiutata dall'aumento delle imposte e delle tasse nazionali e locali. La deflazione in atto favorisce la speculazione: chi ha grossi capitali ed entrate, soprattutto di rendita, approfitta della riduzione dei prezzi per continuare ad accumulare. Ecco perché sarebbe giustificata l'introduzione una tantum di una imposta patrimoniale nei confronti di percettori di pensioni ed emolumenti c.d. d'oro e di possessori di cospicui capitali immobiliari e finanziari.
Insomma, le inconferenti riforme citate e gli annunci delle future, e le stentoree dichiarazioni del mediaticamente sovraesposto premier in tutte le sedi (con le rincorse a rimediare – forse su sollecitazioni del Quirinale – da parte dell'attuale – fino a quando? - Ministro del Tesoro), non valgono a nascondere, inconsistenti cortine fumogene, l'assenza di effettiva incidenza dell'azione di Governo sui reali problemi del Paese, sulla disastrosa - e sempre più tale - nostra economia in tutte le sue componenti ed in tutti i suoi settori.
Non c'è che attendere il Governo al varco della autunnale Legge di Stabilità, che – come ragionevolmente si ritiene – e per rimanere nei parametri europei del rapporto PIL-debito pubblico (il famigerato e non rimosso tetto del 3%), dovrebbe reperire risorse per almeno venti/ventitré miliardi di €uro. Nuovi tagli lineari e nuove tasse?
Ancora una volta, ...chi vivrà vedrà.