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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2014

                     15/12/2014 - IL CASTELLO DI SANT’ANGELO

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IL CASTELLO DI SANT’ANGELO IN VAL DI SIEVE
Di Silvia Barchielli


Il freddo intenso di questa notte mi impedisce di fermarmi anche per un solo istante; le mie mani hanno perso sensibilità, a stento riesco a muoverle. I piedi sono intormentiti, le gambe gelate; non è la prima volta che mi trovo in una situazione simile, ma questo freddo è davvero intollerabile; forse sto invecchiando: durante gli inverni scorsi sopportavo molto meglio le ronde notturne.
Le assi di legno del camminamento scricchiolano sotto i miei piedi; sembra stiano soffrendo anche loro. Sono stanco morto; se non fosse per questo freddo tremendo, mi siederei un attimo dietro uno dei merli che ornano queste mura, sicuro del fatto che nessun esercito muoverebbe un attacco in una notte così.
Tutte le luci sono spente; solo il crepitio delle assi sotto i passi dei miei compagni di guarnigione testimonia la presenza di qualcuno ancora sveglio; la fitta nebbia mi impedisce anche la compagnia della luna e delle stelle, esattamente come in una notte di undici anni fa. Ripensando a quel momento, mi sfugge un sorriso.
Quella notte non era freddissimo, ma pioveva a dirotto; il rumore della pioggia era così forte che a malapena riuscii a distinguere delle grida che provenivano dalla Porta Fiorentina; accorsi in quella direzione e mi affacciai dalla torre sovrastante l’entrata: una figura incappucciata stava facendo di tutto per farsi sentire.
-Fateci entrare!- riuscii a sentire nonostante la pioggia e il vento sibilante.
-Di notte non possiamo fare entrare nessuno! Accampatevi da qualche parte!- urlai a mia volta.
-Fateci entrare! – insisté la voce.
Mi sporsi di nuovo mentre un altro soldato, accorso alle mie grida, si affacciava insieme a me.
-Ma è una donna!- disse incredulo il mio compagno.
Guardai meglio ed effettivamente mi resi conto che sotto la pioggia battente, una donna, in preda alla più viva agitazione, scagliava pietre contro la porta serrata; accanto a lei, un carro ricoperto con dei teli, sembrava nascondere qualcosa.
-La notte non possiamo aprire le porte!- disse a sua volta il mio compagno.
-Aprite!- ripeté la donna, che al colmo dell’esasperazione, si diresse verso il carro, tirò giù i teli che lo ricoprivano e mostrò così il suo contenuto: un uomo anziano, evidentemente sofferente, giaceva inerme, accanto a quella che pareva essere un’incudine.
Scambiai un’occhiata col mio compagno; scendemmo di corsa e cercando di fare meno rumore possibile, tirammo giù il ponte levatoio.
Prima di fare entrare il carro, lo perquisimmo attentamente e la nostra ispezione confermò soltanto la presenza dell’uomo ferito, dei suoi arnesi da lavoro e della giovane donna. Li facemmo entrare e subito serrammo la porta; la ragazza, terrorizzata, ci raccontò che suo padre era stato assalito da alcuni cani randagi mentre stava raccogliendo della legna per accendere un fuoco per il loro bivacco; erano diretti verso il nostro castello di Sant’Angelo in Val di Sieve dove contavano di partecipare al mercato previsto per il giorno successivo.
Le condizioni dell’uomo parevano gravi; perdeva molto sangue e decidemmo di ricoverare i due viandanti nella sede della guarnigione, accollandoci la responsabilità per aver trasgredito agli ordini.
Fummo costretti a svegliare l’ufficiale, il quale, resosi conto della gravità della situazione, chiamò il cerusico e gli disse di prendersi cura del ferito; ordinò che fossero portate delle coperte per la ragazza e quanto a noi, rimandò al giorno dopo eventuali considerazioni e punizioni. Altri due soldati furono mandati di ronda al nostro posto e a noi fu concesso di asciugarci e ci fu ordinato di tenere d’occhio i nuovi arrivati.
La ragazza, toltasi gli abiti bagnati in un’altra stanza, tornò avvolta dalle coperte e si mise davanti al fuoco appena acceso; ci raccontò che lei e suo padre avevano deciso di partire dalla città per trasferirsi nella nuova Terra fortificata di Sant’Angelo, fatta costruire pochi anni prima dal Comune di Firenze come insediamento strategico posto nella confluenza fra la valle dell’Arno e quella della Sieve. Avevano scelto questo luogo perché nel precedente anno 1399, vi era stato istituito un mercato settimanale che godeva di un grande afflusso di persone; inoltre, allo scopo di popolare il giovane borgo, ai frequentatori del mercato era stata promessa l’esenzione dall’arresto per debiti e la possibilità di non pagare le imposte per un certo periodo.
Il fuoco lentamente stava asciugando i lunghi capelli neri della ragazza, trasformandoli in morbidi ricci che catturarono ben presto la mia attenzione; man mano che si scaldava, la sua pelle si riappropriava di un incantevole candore e in un paio d’ore la figura che mi stava davanti mi rapì completamente.
La punizione inflittaci dal nostro superiore consisté in due turni di ronda consecutivi e io riuscii a mantenermi sveglio per tutto quel tempo, soltanto grazie al pensiero della giovane donna; invece di guardare fuori le mura per intercettare un ipotetico nemico, sorvegliai ininterrottamente l’interno del castello nella speranza di scorgerla di nuovo. Ad un certo punto, nel cuore della notte, vidi un’ombra leggera venirmi incontro, quasi fluttuando sulle assi del camminamento; man mano che si avvicinava, riconobbi la fanciulla, ma pensai si trattasse di una visione. Soltanto quando mi tese un boccale fumante e profumato, mi resi conto che si trattava davvero di lei.
-Vi ho portato un po’ di vino caldo alla cannella; dopo tutto è colpa mia se siete stato punito; bevete, così sopporterete meglio questo freddo.-
Presi il boccale e le baciai la mano; lei sorrise e si allontanò correndo.
Il padre si riprese in breve e nel giro di due settimane fu in grado di partecipare al mercato del mercoledì mettendo in vendita, aiutato dalla figlia, i suoi manufatti in ferro battuto: mazze, zappe, asce, candelabri, alari, forgiati dalle sue abili mani, avevano breve permanenza sul banco.
Pochi giorni mi furono sufficienti per prendere una decisione e portarla a compimento: così, una mattina di febbraio, mentre qualche fiocco di neve cominciava a cadere sui banchi del mercato, mi diressi deciso dal padre della ragazza, il quale mi chiese cosa desiderassi comprare, perché in tal caso, scelto l’oggetto, me lo avrebbe regalato in segno di ringraziamento.
-Quello che vorrei non potrei comprarlo neanche se fossi ricco e lei sa bene che non lo sono; in effetti imploro il suo permesso, ma la vera risposta la vorrei da sua figlia – dissi; poi, rivolgendomi direttamente a lei – Da quando vi ho vista, non sono in grado di pensare ad altro che a voi…-
La ragazza mi sorrise e guardò il padre, il quale con un cenno della testa le permise di allontanarsi insieme a me.
Vedo comporsi nella nebbia un’esile figura incappucciata: eccola che arriva; a distanza di tanti anni, ancora mi chiedo se mi scaldi più il La presi per mano e la condussi alla Porta a Sieve, che guardava verso mezzogiorno, poi camminammo in silenzio fino alla Porta a est, chiamata Aretina; raggiungemmo in seguito la Porta del Capitano, a nord, ed infine concludemmo la passeggiata dinanzi alla Porta Fiorentina; lì giunti, le dissi:
-Sono venuto malvolentieri in questa piccola terra fortificata, ma da quando voi vi siete entrata, il mio mondo è chiuso qui dentro; questa e tutte le altre porte per me sono chiuse per sempre.-
-Lasciamole chiuse…- rispose.
Da allora non ci siamo più lasciati; quando sono di ronda la notte, appena i nostri cinque bambini si addormentano, mia moglie viene a trovarmi e mi porta un bicchiere di vino caldo.
vino o il suo abbraccio.