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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2003

                     28/7/2003 - Dopo il referendum

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di Mannucci Roberto (BR)

Parliamo del referendum. Con animo pacato, ripensando con tranquillità. Oramai è stato quello che è stato, non dobbiamo fare alcuna recriminazione. Esponendo però liberamente i pensieri che vengono fuori, credo che almeno qualche riflessione sia possibile farla, senza che nessuno se ne debba avere a male. Con animo pacato, lo ripeto, e sereno.
Certamente, quando fu lanciata l’idea, chi lo ideò doveva sentire se, nella coalizione del centro sinistra si fosse stati d’accordo, o almeno fra i Ds. Forse era bene non volere sembrare per forza di essere i più bravi. È passato il tempo di volere fare il bravo. Però, leggendo le parole infuocate espresse dai principali esponenti dei Ds, riportate dall’Unità, che potevano essere lette a quel tempo, dalla giusta asprezza di quei commenti, non sembrava che quel referendum fosse fuori tono
E’ vero che a quel tempo gli altri due sindacati i cui militanti, a quel che è verosimile capire, non gravitavano nell’area berlusconiana furono ambigui sull’articolo 18. Ma, a quel tempo, forse non avevano afferrato ancora bene quali fossero i veri intenti dell’attuale governo, come neanche bene come adesso, governo allora forse in qualche modo frenato dalla reazione, vedi il convenire a Roma di tutta quella gente radunata dalla CGIL. E’ in seguito che si sono fatte chiare le velleità e l’arroganza del governo, capìta anche dall’opinione pubblica, vedi le recenti elezioni amministrative. Forse era necessario far capire che lo slogan allora sbandierato” il sindacato non deve fare politica” era fuorviante e mistificante perché qualsiasi cosa faccia, il sindacato fa politica anche se dice di non voler fare politica.
Politica con la P maiuscola, che non vuol dire fare da trainante ad un partito (per intenderci la vecchia “cinghia di trasmissione al Pci) perché quel partito non c’era più e la Politica era in difesa di chi lavorava. E’ ciò che dovevano dire a chiare parole i Ds, che col loro operare hanno purtroppo confermato la vecchia idea: “solo il Pci può avere ragione e guai a chi voglia fare la fronda a sinistra”. Sono cambiati i tempi.
Anche perché, al momento del voto sarebbe stata importante una diversa decisione, non quella di essere d’accordo con l’invito che suggeriva il capo del governo della destra e il presidente della Confindustria, suggerimento in tal senso fuorviante e ambiguo, che, tatticamente, è vero, non dava alla parte opposta la possibilità di cantare vittoria pur facendo vincere chi sogna di rendere inefficiente la forza della classe operaia. ( parlo di classe operaia che sembra a qualcuno non abbia più ragione di esistere essendo caduto il muro di Berlino). Al contrario è ancor più necessaria in quanto, con la caduta del muro di Berlino si è fatta prepotentemente violenta la classe padronale e la più retriva per giunta.
Ho parlato con uno che si intende bene di psicologia e di psichiatria. Quell’atteggiamento della maggioranza del centro sinistra ha dimostrato una posizione inadeguata, se non schizofrenica.
Primo: perché ha avuto paura di vincere, ché se quella maggioranza del centro sinistra fosse andata a votare sarebbe stata vittoria certa. (bastavano i Ds)
Secondo: non ha saputo dar seguito, per tatticismo, alla vittoria nelle recenti elezioni. Non ha tenuto conto che l’elettorato di destra si era dimostrato alquanto deluso dalle bugie scurrili, baggiane e contraddittorie dei vari esponenti dell’accozzaglia governativa. (Inoltre non ha badato al fatto che sempre chi non ha visto di buon occhio i referendum, per ragioni ovvie, sono sempre stati i destrorsi che avrebbero dato retta a chi consigliava di andare al mare).
Terzo: perché psicologicamente metteva in difficoltà chi avesse voluto votare “no” perché avrebbe votato per chi voleva licenziare ingiustamente. Chi avesse voluto “ingiustamente licenziare” sarebbe passato come nemico del vivere civile, sfatando che per lo sviluppo della vita civile “fosse necessario l’ingiusto licenziamento” bensì “il continuativo giusto rapporto di lavoro", come pensa la maggioranza anche dei piccoli imprenditori.
Quarto: perché l’ossessione del “dopo il referendum chi sa cosa succede, ne verrà un disastro” era soltanto un mistificante terrorismo verbale perché, dopo il referendum, chi non voleva licenziare ingiustamente avrebbe continuato a lavorare mentre veniva impedito solamente di licenziare ingiustamente. Chiaro? Semmai potevano essere difesi con maggior forza i diritti di chi ha volontà di lavorare, Il referendum era soltanto in difesa dei diritti di chi lavora onestamente.
Quinto: perché col non essere passato il “sì” le grosse imprese possono creare sub-aziende con meno di sedici dipendenti e dare la possibilità, a chi lo voglia di licenziare ingiustamente.
E’ stato chiaro anche un altro fatto: che fare decidere liberamente alla gente fa paura. E tanta