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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2015

                     26/2/2015 - I DIPINTI DI VILLA CAMPERITI

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di Silvia Barchielli

Nella primavera del 1740 avevo otto anni; ricordo quel pomeriggio in cui per la prima volta assaggiai dei dolcetti al cioccolato che mi procurarono un’ estasi immediata e una serie di scapaccioni postumi, non appena la cuoca si accorse che mi ero appropriato indebitamente di meraviglie preparate per altri.
Il destinatario di quella magnificenza era un certo Francesco Conti, illustre pittore fiorentino trepidamente atteso nel tardo pomeriggio in quanto foriero di tre quadri da lui dipinti su commissione della famiglia Bargigli, proprietaria della villa in cui lavoravano i miei genitori.
Mia madre aiutava in cucina e mio padre lavorava nei campi, nell’immensa tenuta della fattoria situata nei dintorni di Pelago; i Bargigli già da un paio di secoli possedevano in zona vasti appezzamenti di terreno, acquistati investendo i proventi della loro professione di speziali. Alcuni componenti della famiglia avevano ricoperto importanti incarichi presso l’amministrazione medicea.
Offeso e arrabbiato per la serie di scappellotti ricevuti, mi nascosi nella Cappellina dedicata alla Madonna e ai Santi Nicola e Francesco di Paola, fatta costruire un paio d’anni prima; stavo riflettendo su quanto fosse dura la vita e nel contempo cercavo di organizzare un nuovo attacco ai vassoi di dolcetti, quando il rumore di una carrozza che si avvicinava attirò la mia attenzione e mi distolse per un attimo dai miei criminali propositi.
Lo scalpiccio di passi concitati sul ghiaino del viale si confuse velocemente col fragore degli zoccoli dei cavalli e ben presto un insieme di voci squillanti e ossequiose prese il sopravvento, facendomi immaginare, a ragione, una piccola folla che accoglieva con entusiasmo qualcuno che scendeva da una carrozza ormai ferma.
La curiosità mi spinse ad avvicinarmi alla porta socchiusa della piccola cappella, dalla quale scorsi un uomo magnificamente vestito che scendeva da una lussuosa carrozza; aveva dei lunghi capelli neri e ricci che incorniciavano un volto perfettamente ovale, all’interno del quale spiccavano due occhi vispi e neri che non so come, data la confusione generale, incrociarono subito i miei.
L’uomo fu invitato a raggiungere il luogo in cui era stato preparato il rinfresco e il padrone di casa lo fece accomodare; iniziarono a parlare ed io riuscii ad avvicinarmi nascondendomi dietro al tavolo ricoperto da una lunga tovaglia bianca.
Udii così il pittore dire al proprietario che le tele sarebbero arrivate di lì a poco su un carro coperto e che egli sperava di averlo accontentato col suo lavoro.
Una cameriera, vedendomi mentre afferravo un altro biscotto, mi fulminò con lo sguardo ed io battei in ritirata fuggendo di nuovo all’interno della cappella; nell’entrare, correndo, sbadatamente urtai un vaso di cristallo che si trovava su un piedistallo di marmo e lo feci cadere; il fragore dei vetri infranti giunse evidentemente alle orecchie di tutti, dato che poco dopo, il rumore di numerosi passi che si avvicinavano divenne sempre più forte.
Certo di essere ormai senza via di scampo, mi rifugiai dietro l’altare, con la forte consapevolezza che quella volta non l’avrei passata liscia; mi rannicchiai e mi coprii il viso con le mani, ma la
curiosità di quel che stava succedendo era più forte di me e lasciai che un piccolo spiraglio fra le dita mi permettesse di vedere ciò che stava per accadermi.
Tre cameriere, il giardiniere, il cocchiere, il padrone e il pittore entrarono; nello stesso momento, udii il rumore di un carro che si avvicinava e per mia fortuna, lo udirono anche gli altri; prima che si decidessero ad uscire, il pittore con un rapido gesto si tolse il mantello e lo gettò su di me, incitando tutti ad andare incontro al carro per accogliere i suoi dipinti.
Dalla mia postazione riuscii ad indovinare ciò che stava accadendo fuori: altri uomini furono chiamati, le donne spalancarono il portone della cappella, il pittore si profuse in raccomandazioni e il padrone iniziò ad impartire ordini; in breve furono tutti di nuovo dentro, ma grazie al mantello, nessuno mi notò.
Mentre una cameriera spazzava i vetri dal pavimento e asciugava l’acqua con uno straccio, i quadri vennero tolti dalle lenzuola che li ricoprivano e furono appoggiati ai muri del piccolo edificio; arrivarono anche le dame di casa e fu proprio la Signora la prima ad esclamare: “Che meraviglia!”, imitata subito da tutto il resto degli astanti.
“Questa è la Madonna col Bambino, insieme a San Nicola e a San Francesco di Paola” disse l’artista indicando il dipinto più vicino a lui; un coro di approvazione si alzò alle parole dell’uomo, che spostandosi di pochi passi presentò l’opera successiva: “In questo dipinto ho raffigurato la liberazione del giovane Adeodato”. Lo sguardo di tutti si posò sul secondo quadro e dopo pochi istanti il lieve mormorio iniziale si trasformò in un tripudio di complimenti.
Infine il pittore si soffermò davanti all’ultima opera e ne spiegò il significato: “Questi due personaggi rappresentano San Francesco di Paola e un confratello mentre attraversano lo Stretto di Messina”.
Sguardi di approvazione si incrociarono, poi tutti iniziarono ad applaudire e l’artista si inchinò.
“Suggerisco di lasciare qui i dipinti in attesa di appenderli domattina; con la luce più favorevole vi consiglierò come inclinarli al meglio…” disse l’uomo rivolgendosi al padrone di casa.
“Benissimo – rispose il proprietario – mi atterrò volentieri ai vostri consigli; adesso andiamo, vi mostro la villa!”
Tutti uscirono commentando positivamente le opere e complimentandosi a turno col maestro; il portone si chiuse e dopo un po’ io uscii da sotto il mantello. Mi avvicinai ai quadri e rimasi meravigliato da quelle figure, che sembravano veri esseri umani imprigionati nelle tele; non avevo mai visto dei dipinti a olio e quelle opere mi parevano il frutto di un incantesimo.
Non so per quanto tempo rimasi ad ammirarle a bocca aperta, ma dovevo essere proprio distratto, perché non mi accorsi che nel frattempo il portone si era aperto.
“Mi ero dimenticato il mantello…” sentii bisbigliare alle mie spalle; subito mi voltai impaurito, ma il volto sorridente del pittore mi rassicurò; mi porse un sacchetto di stoffa e vedendomi esitante, mi disse: “Prendi, sono per te!”
Aprii il sacchetto e ci trovai una decina di biscotti.
Il maestro mi sorrise di nuovo, mi diede un buffetto sulla guancia e se ne andò.
§
I tre dipinti sono ancora oggi custoditi nella cappella di villa Camperiti, adesso proprietà dei Marchesi Frescobaldi, dopo essere appartenuta ai Marini e, prima di loro, ai Capponi e ai Bacci. Costruita dalla famiglia Bargigli nei primi anni del Settecento, la villa, rinomata azienda agricola, si presenta ancora elegantemente maestosa; i quadri in realtà sono soltanto attribuiti al grande pittore fiorentino; ma chissà… le cose potrebbero essere andate davvero così…