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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2015

                     26/2/2015 - GINO BARTALI

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“Gino Bartali: il contributo di un campione nella Guerra…. ”
Di Mauro Messeri

Sarebbe troppo scontato, specie all’indomani nel 2014 del centenario della nascita, voler in queste poche righe celebrare ancora l’indiscusso ruolo di campione sportivo di Gino Bartali ed è per questa ragione che mi piace invece fare un cenno più al suo grande ‘contributo’ umano e sociale nel secondo conflitto mondiale, talvolta passato in secondo piano perché lo stesso protagonista non ha mai fatto troppo cenno né mai voluto parlare o celebrare queste sue gesta.
E’ indubbio, infatti, che la carriera di questo grande sportivo sarebbe stato notevolmente condizionata dalla Guerra, sopraggiunta peraltro proprio nei suoi anni migliori.
Siamo nel 1938, Bartali è già un professionista, il regime fascista lo spinge a baipassare il Giro d'Italia per concentrarsi solo sul Tour de France: i corridori più forti sono costretti dal Regime a 'saltare' il Giro e proiettarsi nel Tour, con l’obiettivo principale di mostrare la superiorità degli atleti italiani, valorizzando di riflesso l’immagine del fascismo a livello internazionale conformemente alla logica del regime stesso. Siamo alla Stazione di Milano Centrale, tra qualche timido applauso e lo sventolio di pochi timidi tricolori, è in partenza un convoglio riservato in direzione Parigi.
La notte in viaggio trascorre veloce e siamo già giunti in prossimità della Capitale francese, un manifesto attaccato alle pareti ed indirizzato agli italiani reca per loro il sostegno ‘le premier chez vou’, siamo in Francia in nome dello sport… Qui, a casa dei ‘cugini’, Bartali si coprirà di gloria sferrando l'attacco decisivo sulle Alpi, andando in fuga sull'Izoard, arrivando al traguardo con 5 minuti di vantaggio sul gruppo ed aggiudicandosi la vittoria finale al primo podio colto a Parigi. In quella circostanza tuttavia il vincitore evitò il saluto romano dal podio, rifiutando di esibirsi come altri atleti italiani nei rituali fascisti e di cantarne gli inni ed al rientro in patria pur con questa prestigiosissima vittoria evitò di indossare la camicia nera, rimanendo volutamente sottotaciuto dai mezzi di informazione del regime. A quel punto, quando Bartali si trovava al pieno della forma coi suoi 26 anni, la guerra impose radicalmente la cessazione dell’agonismo sportivo, penalizzandone oltremodo la carriera. Rimasto in Toscana durante gli sconvolgimenti bellici, nel 1943-1944 si accollò missioni rischiose trasportando nascosti nella sua bici carte preziose per l’espatrio dei perseguitati razziali, protetti da documenti d’identità abilmente falsificati grazie ad una sorta di immunità diplomatica acquisita per i suoi meriti sportivi e da lui coraggiosamente utilizzata a vantaggio degli ebrei. Il “ginettaccio” schivo e riservato alla sbarra di posti di blocco tedeschi, più volte potè sentire dal militare al controllo “...lo conoscete ? E’ Bartali, lasciatelo passare….”. Il suo popolarismo riuscì, infatti, in diverse occasioni a farlo sfuggire alla Gestapo da cui era ricercato; col suo rude ma bonario carattere amatissimo dalla popolazione anche contadina lavorò per la Resistenza salvando di persona quasi mille prigionieri tra alleati e politici con le sue conoscenze dei luoghi di campagna più nascosti, dei viottoli sconosciuti, rispondendo appena ai saluti.
Queste grandi imprese, rimaste a lungo ignorate, verranno celebrate post mortem con la concessione della medaglia d’oro al merito civile del presidente della Repubblica e successivamente riconosciuto ‘Giusto tra le nazioni’ proprio dallo Stato di Israele.
La ripresa agonistica poi negli anni fu caratterizzata dalla rivalità con Fausto Coppi, con esiti bilanciati negli anni 1945-1948, mentre poi prevalse - avvantaggiato certo dal fattore anagrafico - il’ campionissimo'. Generalmente Fausto Coppi si avvantaggiava nella prima parte delle gare, mentre Bartali dava il meglio di sé dopo un centinaio di chilometri e, secondo poi la tradizionale faziosità italica, i tifosi si divisero realmente in schiere contrapposte, ognuna della quale travalicava le virtù sportive dei grandi campioni immedesimandosi diversamente nelle loro qualità umane e vedendo in Bartali più l’incarnazione del trinomio ‘casa-chiesa-lavoro’ ed in Coppi l’irrequietezza e l’anticonformismo. Certo è che nessuno avrebbe immaginato che quello che già veniva definito ‘il vecchiaccio’ potesse, all’età - veneranda per l’impresa- di 34 anni, andare a vincere nuovamente in Tour nel 1948….
Mi è piaciuto dunque in queste poche righe sottolineare il ricordo non solo di un grande sportivo ma di un uomo passato alla storia d'Italia anche per le sue imprese civili e per la sua straordinaria condotta morale e l’altruismo. ‘L'uomo d'acciaio’ per l'eccezionale resistenza alla fatica e la potenza fisica, che i rivali atletici specie d’Oltralpe hanno temuto e ammirato e che a me piace ricordare, pensando negli ultimi anni della sua carriera quando continuava a correre ed a vincere a dispetto dei quasi 40 anni, come davvero " Intramontabile."