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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2015

                     26/2/2015 - L'EURO

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A proposito dell’Euro e il tempo della crisi

Condivido le argomentazioni di chi si pronuncia contro il referendum sull’euro (tra queste ricordiamo anche l’articolo di Capezzuoli sull’ultimo numero de Il Laburista) ma non sono altrettanto sicuro che verrebbe poi bocciato dagli elettori. Anzi, sono abbastanza pessimista perché da tempo vedo crescere una campagna che individua nell’euro l’unico responsabile di tutti i mali e nel ritorno alla lira la soluzione di tutto.
Il fatto che Matteo Salvini abbia impostato proprio sull’uscita dall’euro il suo messaggio politico e che abbia ottenuto un successo oltre le aspettative nelle recenti elezioni in Emilia-Romagna trasforma il mio pessimismo in grido d’allarme. Un popolo sfiduciato, che dopo anni e anni non vede segni di ripresa, è pronto a lasciarsi incantare da ogni sirena demagogica, senza nemmeno domandarsi se il rimedio non sarebbe peggiore del male.
Per questo vorrei che gli esponenti politici della maggioranza spiegassero con chiarezza e non timidamente, a mezza bocca, quali scenari si aprirebbero per l’Italia se decidesse di tornare alla lira.
Non sono un’economista e se qualcuno venisse in aiuto con argomentazioni che consentano di delineare tali scenari sarebbe senz’altro utile.
Posso fare, però, queste considerazioni: adottare una moneta che, per sua natura, sarebbe debole, darebbe vantaggi per le esportazioni ma porterebbe anche una consistente inflazione, accresciuta dal fatto che, essendo noi un Paese privo di materie prime e di fonti energetiche, dovendole pagare in dollari (o in euro) ci sarebbe un fortissimo rincaro di petrolio, gas e materie prime con conseguenti ricadute su tutti i prodotti.
Ebbene, che accadde negli anni ’70 con l’inflazione che fece seguito alla crisi petrolifera del ’73? L’inflazione a due cifre falcidiò stipendi e pensioni. Quei lavoratori che avevano forza contrattuale ebbero un parziale recupero con i contratti di lavoro, gli altri ovvero la maggioranza, si adattarono a subire il salasso.
Andò bene per chi aveva beni-rifugio, come i patrimoni immobiliari (non per la prima casa, ovviamente, perché, che il suo valore aumenti non porta, di fatto, ad incremento di ricchezza); andò assai male per i piccoli risparmiatori, visto che con la perdita del potere d’acquisto i loro risparmi si volatilizzavano. Condivido quanto ha detto il nostro concittadino e deputato europeo Nicola Danti in un’intervista che mi ha rilasciato per Stamp-Toscana: “ Se pensiamo agli sforzi che abbiamo fatto in questi decenni per condividere un'idea di sviluppo, la sola idea di tornare alle monete nazionali mi pare a dir poco anacronistica. La risposta alla crisi di questi anni, infatti, non è "meno Europa", ma "più Europa". Abbiamo bisogno di pianificare insieme le azioni in risposta alla crisi globale e alle sfide della globalizzazione: solo un'Europa veramente unita può competere con i grandi colossi economici mondiali in continua espansione”.
Condivido con Danti l’idea che questo sia anzi il momento per rilanciare il nostro sogno europeo, per costruire un'identità e una politica davvero europea.
Al gremito fronte antieuro che oltre a Grillo e alla Lega annovera adepti anche in Forza Italia (d’altronde da una “bella” svalutazione della moneta i ceti forti hanno tutto da guadagnare) e anche in settori della maggioranza vorrei dire che, invece di stare ad invocare soluzioni miracolistiche facendo dell’euro il responsabile di quelle che sono le nostre mancanze, dovremmo interrogarci su come mai il debito pubblico cresce continuamente, anche se si fanno risparmi fino all’osso sui servizi e perfino sulle opere di manutenzione, come mai si adottano rimedi-tampone come gli 80 euro distribuiti “a chi li piglia li piglia” (perché non mi dite che è opera di giustizia sociale darne 160 a una famiglia con 2 redditi da 1500 euro e non dare niente ad una famiglia con 1 reddito da duemila euro e che è opera di giustizia sociale negarli ai pensionati sotto i mille euro e ai giovani a partita Iva perché non hanno trovato un lavoro dipendente) invece di pensare ad una riduzione fiscale generalizzata che darebbe fiducia alle famiglie e farebbe ripartire l’economia.
Un’ultima considerazione: scorciatoie del tipo doppia moneta in circolazione sono inutili perché l’effetto inflattivo sui redditi fissi sarebbe il solito.
Gabriele Parenti