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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2003

                     28/7/2003 - L’eccidio di Padulivo

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di Bruno Becchi (BR)
L’eccidio di Padulivo: eroismo vicchiese e codardia nazi-fascista


Domenica 11 maggio 2003 è stato presentato a Vicchio un libro di grande interesse documentario, Padulivo nella memoria. La strage del 10 e 11 luglio 1944: documenti e testimonianze di un crimine, curato da Alvaro Biagiotti e Federico Zuffanelli, per i tipi Idest di Campi Bisenzio (Fi). Alla presentazione, avvenuta in un Teatro Giotto gremito di persone attente ed interessate, alcune delle quali anche testimoni oculari di quei fatti, hanno preso parte, oltre i curatori, il sindaco Alessandro Bolognesi, l’on. Valdo Spini, il Presidente del Consiglio Regionale Riccardo Nencini, quello della Provincia di Firenze Michele Gesualdi, Giovanni Verni, già archivista dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana e Claudio Biscarini, Direttore del Centro di Documentazione di Storia militare. Il libro ricostruisce attraverso una ricca documentazione fatta di carte dell’epoca e di testimonianze odierne, la barbara uccisione per rappresaglia da parte dei tedeschi di 15 inermi civili prelevati a forza dalle loro case, dai campi, dalle loro occupazioni quotidiane. Erano persone di vario ceto sociale, contadini – appunto -, operai, proprietari terrieri, donne, tre i 16 ed i 59 anni. Una rappresaglia che va ben al di là del caso specifico dell’uccisione di un soldato tedesco in un’imboscata partigiana, per rappresentare una punizione esemplare per una popolazione, quale era quella di Vicchio, particolarmente attiva nella lotta partigiana. Di ciò sono testimonianza diversi documenti depositati presso vari archivi – da quello militare di Friburgo a quello comunale vicchiese -, ma anche lo scempio recato al patrimonio edilizio e storico del paese. Non è un caso che la fucilazione di Padulivo sia stata anticipata dall’incendio di diverse abitazioni del piccolo centro localizzato sulle pendici del Monte Giovi; un nome anche quest’ultimo particolarmente significativo nell’ambito della eroica resistenza al nazi-fascismo. Il libro pone quindi in tutta la sua evidenza l’impossibilità di uniformare, sul piano delle responsabilità, coloro che stavano dalla parte giusta e chi invece aveva scelto quella sbagliata. Di fronte ad un’impostazione dell’analisi storica che vorrebbe livellare meriti e colpe, in nome delle sofferenze, delle tragedie e delle morti, l’aver fatto emergere la necessità di distinguere tra chi era impegnato nel negare la libertà ed invece chi lottava per riconquistarla è un importante merito del libro che il Comune di Vicchio ha voluto pubblicare. E’ anche questo un modo di ribadire ancora una volta come nel buio di quei tragici mesi “i gatti non erano davvero tutti bigi”, ma ve ne erano di neri che avevano gettato il paese nella barbarie e di rossi e di bianchi e di altri colori i quali, al contrario, quella barbarie volevano scrollarsi di dosso in nome della libertà, della democrazia e della dignità dei popoli e delle persone. E dignitosi davvero furono i martiri di Padulivo. Ricorda un testimone oculare: “I loro volti non erano stravolti, non erano volti di condannati a morte, erano sereni, tutti uniti ed insieme incontro allo stesso destino, si consolavano fra di loro e si abbracciavano. Poi, ad un certo punto, si alzò la voce del Galardi che urlava: ‘Facciamo vedere a questi luridi vermi come muoiono gli italiani’. E prendendosi la camicia con le mani e strappandola porse il petto nudo in faccia ai tedeschi. Non finì la frase che già la prima raffica si abbatteva su di loro”. Così intraprendere la strada di chi mette sullo stesso piano i giovani di Salò e quelli delle nostre e di altre montagne non è solo una discutibile interpretazione, ma un vero e proprio falso storico che rischia di condurre per tappe successive alla negazione dei campi di concentramento o alla paradossale affermazione che le carceri fasciste fossero alberghi a cinque stelle ed i lager nazisti stazioni termali.