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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2003

                     28/7/2003 - FERNANDO SANTI “UNO DEI NOSTRI”

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di Bruno Becchi (BR)
A cento anni dalla nascita ci piace riportare all’attenzione dei lettori, il politico, il sindacalista

FERNANDO SANTI “UNO DEI NOSTRI” (BR)
“La più grande soddisfazione per me sarebbe quella di poter avere la certezza che un bracciante, un operaio, un lavoratore solo, nel corso di questi 18 anni, abbia detto per una volta sola di me: è uno dei nostri, di lui ci possiamo fidare”. Con queste parole Fernando Santi dava l’addio al lavoro sindacale, nel sesto Congresso della CGIL (Bologna 1965), per motivi di salute. I diciotto anni di cui Santi parlava erano soltanto gli anni di lavoro sindacale espletato nel dopoguerra, poiché il contributo dato da Santi alle idee socialiste è stato molto più lungo.
Fernando Santi era nato a Golese in provincia di Parma il 13 novembre del 1902.
Una famiglia povera, ma il padre ferroviere era riuscito con molti sacrifici a fare arrivare Fernando Santi alla licenza tecnica. Così Santi ebbe a rievocare le ristrettezze economiche della sua infanzia: “Quella nuda povertà era per me cosa naturale. Mio padre l’aveva ereditata da suo padre e suo padre dal padre di suo padre. Di mia madre non dico. I suoi erano braccianti della Bassa verso il Po, gialli di secolare polenta sotto la scorza nera dell’aria e del sole”.
La milizia politica era iniziata subito, a quindici anni appena e fin dall’inizio nelle file del PSI e non, come sarebbe stato naturale, alla Federazione giovanile. Il perché lo spiegava lo stesso Santi: “Incominciai iscrivendomi agli adulti perché il circolo giovanile non esisteva più, prima assottigliato e poi disperso dalle chiamate alle armi per la guerra”. I suoi maestri di politica furono i socialisti riformisti parmensi - Albertelli, Ghidini, Faraboli, Riguzzi - dai quali apprese quello che egli stesso chiamava “gradualismo rivoluzionario”: una costante del riformismo padano di quegli anni.
Con la fine della guerra si era ricostituita la Federazione giovanile a Parma. Fernando Santi ne diventa il segretario. Per un socialista di quegli anni l’impegno politico è molto vicino all’impegno sindacale: Santi diventa
vicesegretario della Camera del Lavoro. A Parma esce il settimanale “L’idea”. Santi è uno tra i collaboratori più assidui, viene denunciato più volte per istigazione all’odio di classe. All’interno del PSI Santi è su posizioni moderate, per cui prende nettamente le distanze dalla scissione di Livorno. A quel Congresso egli porta il saluto della Federazione Giovanile.
Se molti dei suoi aderenti confluiranno nel neonato PCd’I, egli afferma che “il PSI è il Partito della classe operaia, il Partito della lotta di classe”. Nel 1922 la nuova scissione al Congresso di Roma lo vede nel Partito socialista unitario.
E’ intanto iniziata la battaglia contro il fascismo. Parma è teatro delle imprese degli squadristi di Balbo. Santi partecipa alla resistenza della città contro di essi sulle barricate. Ma è costretto a rifugiarsi a Torino, dove subisce un primo arresto. Trasferitosi a Milano è l’ultimo segretario del PSU prima che il Partito venga soppresso.
Con l’entrata in vigore delle leggi eccezionali, tutto diventa più difficile. Più volte aggredito dagli squadristi, riesce a mantenere i contatti con molti compagni, nascondendosi dietro la professione di viaggiatore di commercio. Fallito il tentativo di superare la scissione del 1922, anche Santi viene inghiottito nel lungo e silenzioso “esilio interno” di tanti quadri dirigenti socialisti. Ma alla fine del 1941 l’attività politica di Santi, mai del tutto interrotta, riprende regolare. Nell’estate del 1943 partecipa alla ricostituzione del Partito socialista, ma dopo 8 settembre è costretto ad espatriare in Svizzera. Tornando clandestinamente in Italia, partecipa alla lotta di liberazione di Milano ed è uno dei primi redattori dell’”Avanti!” ormai uscito dalla clandestinità.
Nel dopoguerra l’attività di Fernando Santi fu dedicata prevalentemente al sindacato, al punto che la sua vicenda biografica coincide con la storia della CGIL.
Subito dopo il 25 aprile, infatti Santi era diventato segretario della Camera del lavoro di Milano e poi, nel 1947 segretario generale aggiunto della CGIL, accanto a Giuseppe Di Vittorio. Le caratteristiche dell’attività di Santi sono state quelle di aggiornare i valori democratici e socialisti della tradizione padana alle nuove condizioni di un capitalismo industrializzato e organizzato. Anche
negli anni più duri della guerra fredda egli si battè per affermare una concezione della democrazia sindacale che assorbiva la parte più vitale della tradizione riformista.
Fernando Santi è stato uno dei più strenui difensori dell’unità sindacale, basata sull’attuazione coerente del metodo democratico nel rifiuto di ogni discriminazione ideologica. Anche dopo che nel 1948 la rottura venne consumata con l’uscita dalla CGIL della componente cattolica, egli non rinunciò a battersi per la sua ricomposizione.
Un’altro punto qualificante della sua attività fu la battaglia per le riforme di struttura, da lui avvertite come conquiste graduali da parte della classe operaia. Ma nonostante il legame profondo con la cultura riformista padana dell’inizio del secolo, Santi avvertì l’emergere di elementi profondamente nuovi. Si preparava il boom economico, i modi in cui l’attività sindacale si sarebbe esplicata dovevano essere necessariamente diversi.
Quale atteggiamento nei confronti della programmazione avviata dal centrosinistra? La domanda si poneva con urgenza a Santi che considerava la programmazione non una pura e semplice razionalizzazione delle scelte capitalistiche, ma l’affermazione della priorità della scelta pubblica e delle riforme di struttura. La contrapposizione che qualcuno faceva tra salari e investimenti era per Santi artificiosa.
In quegli anni la prospettiva di una riunificazione delle forze sindacali si va facendo sempre più concreta. E’ un obiettivo su cui Santi punta molto. Ma nel 1965 si ritira dalla battaglia sindacale. Morirà pochi anni più tardi a Parma il 15 settembre 1969