adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2015

                     30/4/2015 - IL CROCIFISSO DEL MONASTERO DI ROSANO

<<<

di Silvia Barchielli

Guardai i suoi occhi ed ebbi la sensazione che sarebbe stata l’ultima volta; in quante circostanze avevo cercato nel suo sguardo un consiglio, un’approvazione, un’ispirazione che guidasse una mia decisione; in quante occasioni lo avevo salutato; ma avevo sempre avuto la certezza che ci saremmo rivisti.
Quel giorno invece, complice anche la consapevolezza di aver superato i novant’anni, lo lasciai con grande tristezza; mi inchinai davanti al crocifisso posto sull’altare maggiore della chiesa del monastero di Rosano e mi incamminai verso il portone; qui giunta, mi volsi di nuovo: il suo sguardo pareva seguirmi e questo mi fu di conforto; sospirai e uscii dalla chiesa.
I cavalli del mio seguito e della mia scorta armata parevano impazienti di partire e mi rassegnai, ancora una volta, a tornare in Casentino.
La mia vita è stata un continuo peregrinare da un feudo all’altro, trovandomi sempre impegnata in manovre politiche e imprese di guerra; sono stata una persona ambiziosa, è vero, ma sinceramente avrei preferito trascorrere la mia vita in modo più tranquillo: non posso negare di aver provato e di provare tuttora piacere ad esercitare il comando, ma avrei desiderato farlo all’interno di un monastero, e limitarmi a quello.
La prima volta che varcai la soglia del Monastero di Rosano ero appena una bambina; la badessa era mia zia Berta, sorella di mio padre, il conte Guido Guerra, detto anche “il Marchese” in quanto figlio adottivo di Matilde di Canossa, marchesa di Tuscia. La mia famiglia aveva destinato me, Sofia, a diventare badessa del monastero di Rosano, in quanto questo, ultimo avamposto delle proprietà dei conti Guidi verso Firenze, aveva una grande importanza politica e strategica. Mai scelta fu accolta con maggior gioia; io ero felice di vivere a Rosano: amavo mia zia e la mia maestra Matilde; tutte le monache mi adoravano e, riconoscendomi doti non comuni, attendevano con impazienza la mia ascesa alla loro guida. Ma nel 1124, quando non avevo ancora dieci anni, mio padre morì a causa di una malattia contratta durante la Crociata cui aveva partecipato e mia madre, assunti i suoi poteri, ritenne che fosse più conveniente per la famiglia, procurarmi un utile matrimonio. Ma io riuscii, dopo qualche anno, ad imporre la mia volontà e nonostante i miei dodici anni, vinsi: tre anni dopo, il 25 marzo 1130, presi il velo proprio a Rosano, alla presenza dei vescovi delle più importanti città della Toscana.
Fu la prima volta che incrociai gli occhi di Nostro Signore, che da quel crocifisso, realizzato per l’occasione, mi hanno guidata per tutta la vita.
Ma quattro anni più tardi, mio fratello e mia madre, in seguito all’inasprimento dei rapporti fra la nostra famiglia e Firenze, ritennero più prudente allontanarmi da Rosano, poiché in caso di guerra sarei stata un ostaggio troppo ambito; così fui trasferita nel monastero di Poppiena, in Casentino, e ne divenni badessa.
Il mio destino evidentemente mi obbligava a fare altro; soltanto due anni dopo, poiché mio fratello era dovuto partire al seguito dell’imperatore, mi trovai costretta ad uscire frequentemente anche da quel monastero, per ottemperare agli impegni di famiglia: la mia presenza era richiesta in ognuno dei nostri vari feudi e il mio compito era quello di amministrare la giustizia e di dirimere le vari questioni politiche.
La mia mèta più ambita rimaneva il monastero di Rosano e fortunatamente ogni tanto potevo dimorarvi col mio seguito, ma invece di diventarne badessa, potevo soltanto nominarne altre in mia vece.
Durante i miei soggiorni, mi ritiravo in preghiera nella chiesa, dove ad aspettarmi trovavo sempre il mio amato Sposo che, solo, riusciva ad addolcire il mio animo tormentato dai mille pensieri e dagli innumerevoli dubbi; il mio ruolo di badessa feudataria, come tutti mi chiamavano, mi imponeva di prendere decisioni complesse e importanti per migliaia di persone e la preoccupazione di non agire sempre nel modo più consono mi attanagliava perennemente.
Il monastero, fondato nel 780, non concedeva ospitalità soltanto a noi Guidi e ai nostri amici, ma al contrario, una parte del complesso era adibita ad ospedale ed offriva rifugio e cure anche ai pellegrini e ai viaggiatori indigenti.
Ricordo vividamente l’anno 1143, in cui il mio adorato monastero venne quasi distrutto dall’esercito fiorentino, in un momento di riacutizzazione delle tensioni fra Firenze e la mia famiglia; fui io, molti anni dopo, ad incontrarmi con i rappresentanti del Comune per redigere un accordo preliminare al fine di siglare l’agognata pace, ordinata tra l’altro dall’imperatore Barbarossa e ratificata intorno al 1176.
Spesso ho assistito a monacazioni forzate, dettate da interessi familiari che non tenevano nessun conto delle aspirazioni delle giovinette; sicuramente anche mio padre aveva anteposto i suoi interessi ai miei, ma nel mio fortunato caso, io ero stata felice della sua decisione: ho sinceramente desiderato vivere in monastero e per uno strano destino, ci ho passato molto meno tempo di quanto avrei voluto.
Quante volte ho alternato momenti di fervida preghiera nella cripta sottostante la chiesa, ad altri in cui parlavo apertamente al mio Signore perdendomi nel suo sguardo e ripercorrendo le tappe della sua vita, fortunato caso, io ero stata felice della sua decisione: ho sinceramente desiderato vivere in monastero e per uno strano destino, ci ho passato molto meno tempo di quanto avrei voluto.
Quante volte ho alternato momenti di fervida preghiera nella cripta sottostante la chiesa, ad altri in cui parlavo apertamente al mio Signore perdendomi nel suo sguardo e ripercorrendo le tappe della sua vita,
riproposte nelle raffigurazioni poste ai lati della Croce: la Sua cattura, la deposizione dalla croce, il Suo sepolcro, la discesa nel limbo, la Resurrezione, l’incontro ad Emmaus, fino al rinnegamento di Pietro.
Quanti ricordi riaffiorarono durante quel mio ultimo viaggio che mi portava via da Rosano per sempre… Ma il pensiero andava anche al futuro: avrebbe, il mio monastero, resistito agli scempi che sicuramente la storia gli avrebbe riservato? Sarebbero riuscite, le sue possenti mura, a proteggere giovani e limpide vocazioni dalle scelleratezze del mondo? Avrebbe, quel sacro suolo, accolto ancora generazioni di donne votate alla contemplazione e allo studio? E, soprattutto, per quanti anni, per quanti secoli, il mio adorato crocifisso sarebbe riuscito ad accogliere sotto il suo benevolo sguardo, pellegrini e fedeli?
La mia bocca, distesa per un attimo in un sorriso, intercettò una lacrima che non ero riuscita a trattenere; un singolare pensiero mi aveva per un istante distratta dalla tristezza del momento: qualcuno, nei giorni, negli anni, nei secoli a venire…avrebbe mai trovato quella piccola cavità nel crocifisso? Quel piccolo spazio ricavato nel legno, che custodiva un sacchettino contenente un frammento di osso e una piccola croce di pietra? E nell’eventualità della sua scoperta, quel qualcuno cosa avrebbe pensato? Avrebbe mai compreso che si trattava del dono di un padre, reduce dalla prima crociata della storia, alla sua adorata figlia?