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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2015

                     30/4/2015 - COSI' NON VA...

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di Marino Bianco

Nel mondo
In medio-oriente, in Africa, nel sud-est asiatico si accentuano i massacri razziali e religiosi, talora con caratteri di vero e proprio genocidio, da parte dei terroristi dell' ISIS e di altri individui e gruppi intolleranti e fanatici.
Il mondo cosiddetto libero e democratico, che pure subisce direttamente tragici e sanguinosi attentati, esprime esecrazione e condanna morale e politica, discute e dibatte nei "talk show", al più afferma che bisogna rimettersi alla diplomazia, trattare ed educare, cioè si impantana in chiacchiere senza fine e senza risultati.
Eppure, benché in varie occasioni ha affermato – di fronte a gravissimi crisi definite regionali - il principio di autodeterminazione dei popoli, non esitò ad intervenire militarmente in Libia per la libertà e la democrazia (o per le mire sul petrolio?), provocando il caos che molti prevedevano, l'epocale esodo (cinico "business" di speculatori), con le immani ecatombe nel "mare nostrum" (oggi ancor più nella già constatata insufficienza di "Triton"), con gravissime conseguenze nella vita sociale e sulle scarse risorse del nostro Paese, nella sostanziale indifferenza dell'Europa, che pure è a rischio.
E che dire della guerra irachena promossa dal secondo Bush in Iraq, con l'operazione "enduring freedom" (permanente libertà!), che forse ha concorso a creare le condizioni, in quello Stato, del successivo scontro con il Califfato.
Insomma, la globalizzazione non va intesa come questione che si debba evolvere positivamente soltanto in termini economici e finanziari, ma dovrebbe comportare anche l'intervento della forza, di combattere con le armi ovunque e contro chiunque leda i fondamentali diritti umani, a cominciare da quello alla vita e alla protezione contro le violenze, alla libertà religiosa (questione nemmeno tanto implicitamente posta persino dal pacifico Francesco).
Invece, l'Europa si dimostra impotente e gli stessi Stati Uniti non vogliono ad esempio che, per avviare la soluzione della allarmante ed interminabile crisi libica, decollino i "droni", e l'Italia che ne ha ricevuto il brusco rifiuto, se non le da una mano qualche Stato europeo (il coraggioso Egitto non basta!), dovrà farsi carico da sé delle drammatiche insostenibili difficoltà che le provengono dalla ex nostra "quarta sponda".
In Europa, e di riflesso da noi.
Si dice che la politica economica dell'Europa stia cambiando (dall'austerità allo sviluppo); ma, ad ogni modo, non certo per decisioni della sua Commissione e del suo Parlamento.
La verità è che la Banca Centrale Europea ha deciso di non fare mancare liquidità agli istituti bancari centrali degli Stati membri (la c.d. "quantitative easing", cioè, in sostanza, la disponibilità di danaro liquido, in modo che quelle Banche possano acquistare i titoli dei debiti cosiddetti sovrani, a tassi di interesse pressoché inesistenti, per fare calare gli "spread" ed il debito pubblico.
La prima considerazione è che, stante la modesta retribuzione (logica e coerente agli scopi) del capitale prestato, i privati risparmiatori ed investitori non comprano più - ad esempio per quanto ci riguarda - BT e BPT.
La seconda considerazione è che, dovendo le Banche comprare con la liquidità garantita dalla BCE essenzialmente i titoli di Stato, ben poco loro rimane per la concessione di mutui a famiglie, alle cosiddette "startup" (nuove imprese) ed a finanziare gli imprenditori per la ripresa della produzione, e in conseguenza della occupazione.
Cosicché, non solo di quella operazione della BCE non può menar vanto il nostro Governo (in realtà, ... mosca cocchiera!); ma, soprattutto, dove sono i segnali di sviluppo e di effettivo avvio del superamento della crisi?
La liquidità deve essere immessa non già nella economia finanziaria, bensì in quella della economia reale di produzione di beni e di servizi.
Per noi italiani, invero, nessun riflesso positivo.
L'ISTAT negli ultimi giorni, impietosamente, ha comunicato che il debito pubblico si eleva (nonostante la riduzione dello "spread"), peggiora il rapporto del debito pubblico con il prodotto interno lordo, aumenta il tasso di disoccupazione in particolare quella giovanile (nonostante il "jobs act") e ciò concordemente a quanto rilevato dall'INPS, la pressione fiscale sfiora il 50% del reddito.
Insomma, il Governo nazionale, a causa delle incaute dichiarazioni e degli annunci, ogni giorno di più ... allunga il naso (unica effettiva crescita)!
C'è da temere che Pinocchio attui la "spending review" cominciando con l'eliminazione dello scomodo Istituto Pubblico di Statistica.
L'incubo della Grecia non è ancora svanito, ed anzi il pericolo del suo "default" è aumentato; autorevoli organismi e osservatori economici-finanziari affermano che se vi fosse l'exit della Grecia dalla Comunità Europea, a quel momento ad essa si sostituirebbe l'Italia (definita "l'elefante in cristalleria").

In Italia, in particolare.
Ma il nostro Governo ogni giorno fa "marketing".
A parte la situazione economica e dell'occupazione, ci sarebbe da parlare della sbandierata riforma del processo civile, che in realtà si risolve in ulteriore privatizzazione della funzione giurisdizionale necessariamente pubblica (i poteri dello Stato di Montesquieu!), nella creazione di nuovi filtri dissuasivi e deflattivi all'accesso del cittadino al giudice naturale, in un notevole aumento dei costi e anche - come si vedrà - in un allungamento dei tempi.
Con il contentino di un qualche ritocco alla vecchia legge sulla responsabilità civile dei Magistrati, responsabilità che però rimane non diretta: sarà sempre lo Stato che risponderà e che in qualche modo si rifarà sul Giudice che abbia agito con colpa grave e dolo.
Si perpetuano i vizi dei precedenti governanti: cioè, se è vero che la propaganda è inseparabile dalla politica, è anche vero che la perseguita "rottamazione" della vecchia classe dirigente e degli asseriti sbagliati metodi della stessa avrebbe dovuto caratterizzarsi anche con una informazione non retorica e imbonitiva, di fatti veri, di riforme effettive, non inventate (insegni a tutti il contrasto tra i citati dati dell'ISTAT e quelli invece del Presidente del Consiglio!).
Ormai, la maggioranza dell'opinione pubblica percepisce però che, ancora una volta, si è in presenza sostanzialmente di un mero esercizio del potere e dell'impegno della nuova classe politica ad espanderlo in tutti i gangli della società, avvalendosi della propaganda (o meglio del "marketing") e di condiscendenti "mass media".
La mutagenesi del PD (già PC, poi PDS, poi DS) è indiscutibile, e ricorda i fasti ed i nefasti dei peggiori periodi di Governo della DC; del resto hanno preso il comando gli epigoni di vecchie correnti di quel Partito, ed analoghi sono forme e metodi e la stessa scelta di campo degli interessi da rappresentare.
Si potrebbe parlare di nemesi storica: la "Balena Bianca" si è insediata nella tana dell' "Orso Rosso" e l'ha occupata, pare ormai totalmente.
E non si dica che alcune riforme (ancora solo annunciate o appena in cantiere), come quelle della Costituzione, della legge elettorale e quelle concernenti l'economia ed il lavoro si ispirino a proposte socialiste (in particolare del socialismo liberale): i socialisti mai hanno demorso dalla difesa dei diritti dei lavoratori e dall'azione per il rafforzamento della loro protezione (occupazione, giusta retribuzione, assistenza e previdenza); e mai hanno suggerito modifiche alla Costituzione e al sistema elettorale che minassero il pluralismo e le condizioni per l'alternanza, pilastri portanti della democrazia, e che aprissero il varco a regimi o a tendenze populistiche.

Conclusione.
Tra poco, elezioni regionali e comunali.
C'è da sperare e da chiedere che coloro i quali, per la giusta protesta contro la crisi anche morale dei partiti e contro la degenerazione della politica, hanno preferito allontanarsi dagli uni e dall'altra, nella consapevolezza invece di quel che non va, vogliano decidere finalmente di ritornare ad esercitare il loro diritto di sovranità e scegliere liberamente affinché le cose almeno comincino a cambiare.
Marino Bianco