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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2015

                     7/5/2015 - IL MONUMENTO DELLA VERGOGNA

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di Paolo Rosini

Il monumento della vergogna! Ecco ciò che è diventata la Fabbrica di Ceramiche Pregiate Brunelleschi. Un'area recintata da reti e filo spinato per impedire ladrocini, dove le piante rampicanti e i rovi spadroneggiano, deteriorando in maniera irrecuperabile la squisita fattura architettonica. L'edificio storico, costruito a fine settecento, troneggia silenzioso sulla strada statale dove tutti, e non solo i pontassievesi, possono osservare il degrado che, come un cancro, lo sta consumando. Qualcuno potrebbe pensare alla solita storia italiana: una fabbrica storica chiude, gli operai vengono stipendiati per anni senza produrre e poi liquidati senza alcun ricollocamento. L'ennesimo caso in cui si applica la maniera tristemente nota del “chi più conosce, o chi meglio e' iscritto, più raccoglie”. Quelli più vicini ai “santi” vengono in qualche modo sistemati, gli altri devono cavarsela da soli e molti di questi non ce la fanno. Il loro futuro è una totale assenza di prospettive, per sé e per la propria famiglia, solo ozio forzato e frustrazione dopo anni e anni di dignità lavorativa. Ma c'è qualcosa di paradigmatico in questa tragica situazione, che ha fra le sue cause principali una visione distorta dell'uso di questo patrimonio architettonico, un patrimonio che, pur essendo di proprietà privata, ha un impatto paesaggistico e una tradizione storica che ne sanciscono la sua rilevanza anche pubblica.
Quando la casa era un business, terreno fertile per vari tipi di speculazione, ricordo che nei corridoi del Comune spesso si incrociava l'amministratore delegato della Brunelleschi, accompagnato da geometri e tecnici vari, impegnati nel tentativo di addivenire ad un accordo per ricavare, da quell'edificio, un centinaio di appartamenti di lusso. Tutto ciò avrebbe prodotto l'aumento di altrettante centinaia di nuovi cittadini che, sì, avrebbero avuto la casa, ma avrebbero contribuito a mettere ancora più in crisi servizi quali scuola, trasporti pubblici e scolastici, sanità. Ma non erano questi i problemi di allora; i nostri governanti locali erano più interessati a conteggiare oneri di urbanizzazione da riscuotere, tasse comunali, eventuali multe. “Bisogna fare cassa”, questa era la parola d'ordine! Peccato che questa mentalità da contabili abbia fatto dimenticare il loro ruolo di rappresentanti dei cittadini, eletti per trovare la migliore soluzione possibile ai problemi della città, non per rispondere semplicemente alle esigenze di bilancio. La proprietà “morale” di questa antica manifattura non ha contato nulla e l'unica via tentata è stata dettata più da ragioni speculative che dalle reali necessità del paese, ipotizzando la costruzione di appartamenti che, per le attuali norme del Regolamento Urbanistico, avrebbero potuto essere dichiarati abitabili anche se si trattava di una sorta di loculi di poche decine di metri quadri. Ma la tempesta, proveniente dall'America, con l'esplosione della bolla speculativa ha spento tutti i sogni dei professionisti tecnici e dei nostri illuminati governanti. Le abitazioni hanno perso di valore e non vale più la pena di investire sulla ristrutturazione della Brunelleschi, l'edificio ha perso tutto l'interesse ed è stato abbandonato. Secoli di lavoro, tradizione artigianale e produzione industriale di pregiata professionalità e di fattura artistica sono stati dimenticati, lasciando solo il probabile serio inquinamento di tutta l'area, dovuto agli antichi tipi di lavorazione e ai colori utilizzati (forse al piombo), che rischia di compromettere le falde acquifere sottostanti e giungere poi all'Arno.
E pensare che questo edificio è collocato in una zona di valore strategico, ai fini dello sviluppo economico, a pochi passi dalla Stazione ferroviaria che, con venti minuti di treno, la collega al centro di Firenze. Esiste addirittura una rotaia interna, in cui transitavano i carri contenenti le ceramiche prodotte, che unisce la Manifattura alla stazione. Per non dire delle poche decine di metri che la separano dalla strada statale che interseca le direttrici autostradali per il Nord e Sud.
Quando i contabili pensavano che con i mutui, o i derivati, potessero essere risolti diversi problemi finanziari (senza pensare ai rischi e comunque al peso degli interessi sui bilanci futuri, con la possibilità che i futuri amministratori debbano fronteggiare un disavanzo di bilancio), nessuno ha mai pensato di valutare ipotesi alternative, magari un investimento sull'immobile che desse i suoi frutti a lungo termine e all'interno di un progetto europeo, che fosse insieme interessante per la proprietà della Brunelleschi e nello stesso tempo rendesse dignità all'edificio, utilizzandolo ai fini di una fruizione collettiva di interesse culturale o artistico.
La realtà attuale, dovuta al completo disinteresse della proprietà e degli organismi pubblici, è quella di un edificio fatiscente, che il tempo continua inesorabilmente a corrodere, senza che nessuno se ne prenda cura, mentre:
1 la Sovrintendenza ai beni culturali e artistici ha sottovalutato in maniera incomprensibile il valore architettonico, storico e di archeologia industriale dell'edificio, riconoscendo allo stesso solo un misero vincolo paesaggistico;
2 il proprietario, quale diretto responsabile della bonifica del sito, è scomparso dalle scene.
I nostri amministratori, non rappresentando più il recupero della fabbrica uno strumento di propaganda, probabilmente hanno perso qualsiasi interesse al problema.
Come andrà a finire?