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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - SETTEMBRE 2015

                     10/9/2015 - PRIMA GUERRA MONDIALE

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UN MODO ALTERNATIVO DI RICORDARE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il 20 maggio scorso la Camera ha approvato quasi all’unanimità (331 favorevoli, nessun contrario, un astenuto) la legge per la riabilitazione dei caduti dimenticati della Grande guerra: 750 giustiziati per ribellione, 350 fucilati decimazione e coloro che furono uccisi per impedire che si ritirassero senza averne l’ordine.
Al codice militare si era aggiunta nel 1916 una circolare del Capo di stato maggiore ( n 10.261 del 22 marzo) con la quale il gen. Cadorna esortava “i propri comandanti ad istituire senza riguardo Tribunali Straordinari. Inoltre, si precisò che...”.mezzo idoneo a reprimere reato collettivo è quello dell’immediata fucilazione dei maggiori responsabili, allorché l'accertamento dei responsabili non è possibile, rimane il dovere e il diritto dei comandati di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte”.
Merita ricordare che l’azione bellica attacco italiano si attuò sul fronte friulano con le undici battaglie dell’Isonzo condotte con attacchi frontali, come prevedeva la dottrina offensiva del tempo. Si avanzava per qualche chilometro, talvolta di poche centinaia di metri con un’enorme perdita di vite umane.
Uno dei momenti più terribili era il bombardamento dell’artiglieria. Rannicchiati nelle trincee, i fanti lo subivano con la paura di essere spazzati via dalle granate e con il terrore di finire sepolti vivi tra le macerie. I sopravvissuti si trovavano accanto ai corpi martoriati di commilitoni; e quando il bombardamento finiva, il sospiro di sollievo era solo di breve durata perché, da un momento all’altro, si doveva affrontare l’attacco della fanteria nemica. Ma era ancora peggio quando erano loro ad attaccare perché dovevano avanzare allo scoperto contro le trincee austriache e affrontare le mitragliatrici.
Le azioni offensive non erano mai decisive perché nella guerra di posizione era più facile difendersi che attaccare e, spesso, dopo un pesante tributo di morti e feriti, si tornava sulle posizioni di partenza: uno scenario ben diverso da quello delle guerre risorgimentali che si risolvevano con una o due battaglie in campo aperto. Ma governanti, militari e opinione pubblica pensavano che anche la Grande guerra si sarebbe potuta concludere dopo poche settimane e che con una “spallata” si potesse rompere il fronte per marciare su Vienna.
Eppure, nel maggio 1915, oltre alla Marna, c’erano state le offensive francese sulle Ardenne e nell’Artois che si erano infrante sui reticolati tedeschi. E il 22 aprile, ad Ypres era stato impiegato per la prima volta il gas. Anche sul fronte orientale, le due grandi battaglie dei Laghi Masuri avevano provocato pesanti perdite e scarsi risultati.
L’ostinazione dei comandi militari, le dure repressioni e le decimazioni quando si mostrava perplessità nel condurre attacchi frontali contro postazioni fortificate che imposero un assurdo tributo di vite umane sono mostrate in modo molto incisivo il film di Francesco Rosi Uomini contro che s’ispira al libro di Emilio Lussu Un anno sull’Altipiano.
La legge oggi approvata dalla Camera è il frutto di una lunga battaglia dei parenti delle vittime e, in particolare, di Mario Flora, pronipote di Silvio Ortis (uno dei fucilati della decimazione di Cercivento), che, dal 1988, si batte per ridare l'onore e giustizia ai quattro condannati e a tutti i processati.
Ma cosa accadde a Cerivento (Ud)? Nel giugno 1916, ad un reparto venne ordinato di conquistare la cima due del Cellon, il picco che sovrasta Monte Croce Carnico.
Il reparto era composti in maggioranza da gente del posto, che conosceva bene quel territorio. Sapevano che il Cellon ha una parete liscia, presidiata dagli austriaci. Attaccare da lì di giorno, sarebbe stato un assalto suicida. Bisognava, invece, approfittare di un canalone laterale, per aggirare la postazione austroungarica. Gli alpini, proponevano un attacco notturno, con il favore della nebbia. Ma l’ordine fu confermato e il rifiuto di attaccare determinò l’imputazione di rivolta in faccia al nemico e il processo con 4 condanne a morte e 29 condanne da 4 a 15 anni. Le sentenze capitali vennero subito eseguite. Furono inutili gli appelli alla clemenza del parroco, dei parenti e dei compaesani. Paradossalmente, la tattica suggerita dai "rivoltosi" fu, in seguito, effettivamente utilizzata, e portò alla conquista della vetta con 120 prigionieri.
Oggi, dopo anni e anni di istanze, raccolte di firme, articoli, libri, dopo un appello al Presidente della Repubblica, la riabilitazione attende solo il voto finale del Senato: è occorsa una legge perché il codice militare prevedeva che “l’istanza di riabilitazione deve essere proposta dall’interessato”.
Un articolo della nuova legge prevede anche una targa di bronzo da affiggere in un'ala del Vittoriano, la Repubblica Italiana renderà evidente «la volontà di chiedere il perdono» per i caduti dimenticati della Grande guerra condannati a morte per motivi disciplinari o giustiziati sul campo per atti di ribellione.
In quella guerra definita da Benedetto XV ”l’inutile strage”, in vari fronti molti giovani furono passati per le armi per “dare un esempio” alle truppe. La riabilitazione è iniziata quindici anni fa quando, a Craonne, il primo ministro francese Lionel Jospin dichiarò che “alcuni uomini, sfiniti dagli attacchi e consapevoli di essere inesorabilmente destinati al sacrificio, scivolando nel fango impastato di sangue e, insieme, in una disperazione senza speranza, avevano rifiutato di essere mandati al macello: Questi soldati fucilati in qualità di esempio, nel nome di una disciplina il cui rigore è stato pari solo alla ferocia dei combattimenti, vengono oggi pienamente reintegrati nella memoria collettiva nazionale”. Gabriele Parenti