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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - SETTEMBRE 2015

                     10/9/2015 - EMIGRAZIONE

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L’emigrazione un problema non solo italiano, ma Europeo

La mancanza di una politica estera comune si riflette, in modo negativo, su tutte le attività dell'Unione. Molti dei vincoli che fino all'inizio degli anni Novanta trattenevano i popoli più poveri del pianeta entro i rispettivi confini nazionali si sono allentati o hanno ceduto del tutto. Questa grande diaspora diretta verso i Paesi più ricchi, da fenomeno circoscritto, l'emigrazione clandestina di masse disposte a tutto, pur di raggiungere la meta del benessere, ha assunto dimensioni massicce. Gli Stati dell'Unione sono diventati l'obiettivo di questo esercito di disperati; né è stato possibile fronteggiare la situazione critica di quei paesi coinvolti in guerre in special modo quelli del nord Africa e del Medio Oriente.
L’emigrazione dalla Libia e da altre realtà simili – vedi Siria -, sta assumendo proporzioni inusitate e difficili da affrontare, non essendoci controparti con cui fare piani di sostegno e contenimento e l’Europa impaurita dai movimenti razzisti, sempre più presenti in ogni paese non ha il coraggio di applicare politiche adeguate di accoglienza per la paura di perdere voti. Sembrano quasi provocatori gli appelli di Cameron e della Merkel (che ora si è riscattata con l’accoglienza di tanti profughi siriani). Questo è il problema: che l’Europa intera assuma la responsabilità di gestire questo fenomeno epocale, in cui esseri umani fuggono da guerre e miserie. Da tenere presente che il problema è esploso e l’Europa ne ha preso atto quando una marea di persone ha attraversare via terra l’Europa per raggiungere la Germania e altri paesi del nord, mentre sino ad oggi sono stati lasciati l’Italia e la Grecia da sole.
Sono così sorte contraddizioni di vario ordine e natura, tra le decisioni dell’Unione Europea e quelle dei diversi governi al riguardo della necessità di intervenire sui bisogni primari di queste persone.
Le risposte dei Paesi Europei interessati a un fenomeno che si preannuncia di lungo periodo (il Pentagono scrive di flussi migratori imponenti per i prossimi 20 anni) sono le più diverse: stanno tra un’estesa capacità d’accoglienza espressa dalla Germania fino al filo spinato e ai muri, come soluzioni adottate dai paesi dell’ex-Patto di Varsavia (al quale, è bene precisarlo, non aderì la Jugoslavia: precisazione necessaria per far comprendere la diversità di atteggiamento verificata oggi tra la Serbia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca).
In questo quadro la sinistra europea dimostra di essere “figlia di nessuno” dopo la svolta iconoclasta degli ultimi vent’anni e balbetta.
Ancora più esitante appare quella parte di sinistra che amerebbe essere considerata la più radicale e che pensava di aver trovato nel governo greco l’alfiere del proprio riscatto.
Per questo sul tema dell’emigrazione, si metta in atto una politica nuova, moderna positiva dell’Unione Europea, con il contributo importante della sinistra riformatrice. G.C.