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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - SETTEMBRE 2015

                     10/9/2015 - LA… CIRCOLARE DI JORGE MARIO BERGOGLIO

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di Marino Bianco

La parola “enciclica” proviene dal greco (enkiklos) e significa appunto “in circolo”.
Ho voluto definire come nel titolo, laicizzandola, la Enciclica del 24 maggio scorso “Laudato si’” di Papa Francesco, poiché – prescindendo dai naturali riferimenti religiosi ed escatologici (questi sullo “al di là “ e sull’ultimo fine della vita terrena) – ritengo che essa costituisca un documento di notevole significato politico.
In sintesi, vengono trattati: la grave situazione ambientale della Terra e i rimedi; la necessità e le modalità di uno sviluppo sostenibile; le limitate risorse offerte dal pianeta e la loro disponibilità per tutti senza accaparramenti da parte di alcuni; l’attuazione della redistribuzione e della finalità sociale della ricchezza; le particolari condizioni del terzo mondo ed il riequilibrio con i territori del globo più fortunati; gli interventi per la rimozione delle cause dei sanguinosi conflitti anche religiosi; il terrorismo e i necessari contrasti allo stesso; il rispetto della dignità della persona e dei diritti umani; la correzione della distorta e speculativa globalizzazione; il superamento della subordinazione della politica all’economia, che impedisce il miglioramento della qualità della vita; …e via discorrendo.
Il tutto, appunto, in un contesto organico ed esaustivo, con piglio ed impegno non solo diagnostici ed analitici ma anche terapeutici e risolutivi dei mali e dei problemi del nostro tempo, una compiuta dottrina sociale, un momento di svolta importante nella storia della Chiesa cattolica, con sostanziale adesione, che si desume non solo implicitamente, ai principi ed ai valori del socialismo.
Del resto, Papa Francesco ha affermato che “Cristo è stato il primo socialista”; e di ciò mi sono particolarmente compiaciuto, nel ricordo di un mio saggio da studente di primo liceo, nel quale accostai il messaggio di Gesù Cristo a quello di Karl Marx, forse in maniera rudimentale e non compiutamente motivata, e che però molto fece discutere i miei indimenticabili insegnanti e compagni di classe.
Insomma, benché radicalmente laico e decisamente agnostico, quale sin da adolescente irriducibile socialista mi sento di raccomandare senz'altro la lettura della “circolare” di Jorge Mario Bergoglio (circolare che, invero non ha suscitato – e non a caso - molti commenti dal nostro establishment (da quanti uomini politici è stata letta e valutata?), come se quel contenuto politico-economico- sociale ed anche culturale, a firma del Capo della Chiesa cattolica, non lo riguardasse).
E confesso di essermi per paradosso rammaricato che egli sia il Papa e non il Capo del nostro Governo, o almeno il leader di un partito che rilanciasse le idee e l’azione del socialismo riformista nel nostro Paese.
Certo quei ruoli sarebbero riduttivi per un personaggio sicuramente straordinario anche per i suoi comportamenti nella vita quotidiana, che in particolare ha maturato in sé l’esperienza delle profonde povertà e delle inaccettabili ingiustizie sociali della America latina; ed è da prendere atto che con lui il Vaticano e la Chiesa cattolica tutta stiano realizzando fatti che costituiscono per loro, sul piano strutturale e dell'esercizio religioso, vere e consistenti riforme (non surrettizie come quelle per il nostro Stato che, per contro, i nostri governanti sbandierano ogni giorno) in senso decisamente progressista popolare e moderno.
Solo un esempio recente: le nuove procedure e competenze dei Tribunali Ecclesiastici per le cause matrimoniali, con reale semplificazione, drastica riduzione dei tempi, e gratuità (!). E mette conto un confronto con la riforma della nostra giustizia civile dell’ineffabile Ministro Andrea Orlando: privatizzazione, corse ad ostacoli per raggiungere il traguardo del giudice naturale, inevitabili allungamento dei tempi, sempre maggiori spese per gli utenti.
Nell’opaco e insoddisfacente scenario della politica del nostro Paese, ben lungi da efficienti riforme e da effettiva democrazia, verrebbe da dire, a denti stretti e con tutte le riserve ed i distinguo: “almeno c’è la Chiesa di Papa Francesco”.
Ancora un eloquente episodio della politica da chi di competenza lasciata ad altri.
Mi trovavo in Campania durante la visita privata a Napoli del nostro Presidente della Repubblica (gran maestro di ovvietà nelle sue dichiarazioni ed esternazioni, del tutto silente sul concreto piano politico-istituzionale, ciò che mi induce a fare ammenda, spero solo per il momento, della valutazione positiva con la quale ne accolsi l’elezione).
Ebbene, dopo avere ammirato uno dei siti artistici più significativi della città delle Quattro Giornate, Sergio Mattarella aveva dichiarato che “Napoli è una città piena di speranza”. Codini i commenti da parte dei rappresentanti delle istituzioni; e c’è stato bisogno dell’intervento del Cardinale Crescenzio Sepe per fargli presente e precisare che, invece, Napoli è piuttosto piena di disperazione, per le tante troppe sue speranze verso lo Stato e le Istituzioni in genere da sempre sistematicamente andate deluse!
E questa considerazione del Cardinale metropolitano di Napoli, dopo il drammatico riaffiorare della generale questione meridionale (male affrontata e mai risolta a datare dalla unificazione) si può ben estendere a tutto il Sud (per popolazione e territorio, più di un terzo dell’Italia!), che – per riprendere la parossistica metafora di un noto settimanale – è andato perduto, a causa della disattenzione anche dell’attuale classe politica e dirigente e del Governo in carica.
C’è da augurarsi che anche nel nostro Stato finalmente non si ritardi ulteriormente un momento importante di svolta nella sua storia, che non si continui ad abbandonare ad altre istituzioni ed ordinamenti esterni la tutela di fondamentali valori e la supplenza in progetti per azioni riformatrici, che si rovesci l’attuale rapporto tra l’economia e la politica, subordinando, nel governare a tutti i livelli, la prima alla seconda, in modo da migliorare per le persone e per il consorzio sociale la qualità della vita.
Che sia lo Stato a …battere i colpi, se veramente c’è (ma di certo non è compito che possano assolvere chiacchieroni lillipuziani)!
Marino BIANCO