adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2016

                     28/2/2016 - BARBIANA

<<<

Barbiana, 19 maggio 2002:
8 mila persone in marcia per una scuola di tutti e di ciascuno
di Bruno Becchi

Sono state davvero tante, 8-9 mila forse, le persone che domenica 19 maggio hanno accolto l’invito a recarsi a Barbiana, rivolto dal sindaco di Vicchio, dal Presidente della Comunità Montana del Mugello, dal sottoscritto, in quanto presidente dell’Istituzione culturale intitolata a don Milani, e da un gruppo di ex allievi e collaboratori del sacerdote che, quasi cinquant’anni fa, trasformò la canonica di quella sperduta chiesina di campagna in una scuola popolare originale e lungimirante. Certamente sarebbero state molte di più se non fosse piovuto fino a poco prima dell’ora fissata per la partenza e non fosse stato proclamato uno sciopero delle ferrovie proprio per quel giorno. Comunque ugualmente parecchi sono stati coloro che sono arrivati a Vicchio in pullman, auto o altri mezzi privati, provenendo dalle diverse regioni d’Italia, dal Veneto alla Lombardia, dalla Campania, alla Puglia, alla Sardegna, oltre che dalle diverse province toscane; hanno voluto così esprimere il loro interesse e la loro preoccupazione per un settore della vita civile, come è l’istruzione, dal quale inevitabilmente dipendono le caratteristiche ed il livello di civiltà, appunto, dell’intera società. Una simile mobilitazione generale la meritava davvero la scuola, così attaccata nei suoi aspetti più democratici da un progetto di riforma, qual è quello promosso dal ministro Moratti, che rischia di riportare il nostro sistema educativo ai tempi precedenti l’esperienza di Barbiana. Per di più senza quel sostrato culturale che aveva presieduto alla riforma Gentile che, al di là delle valutazioni di merito, una sua filosofia l’aveva e ben chiara. Le uniche idee-guida che stanno alla base dell’attuale progetto di riforma sono di natura prevalentemente contabile e strumentale ai fini del mantenimento di equilibri politici interni alla coalizione di maggioranza. E’ una dimostrazione di quest’ultimo aspetto, ad esempio, lo spazio riservato nei programmi didattici ad un’improbabile cultura regionalistica, spiegabile soltanto nei termini di una generosa concessione al rozzo settarismo leghista.
Il 19 maggio è stato dunque una giornata importante ed originale, perché questa lunga marcia in difesa della scuola è apparsa come un momento di vita collettiva non solo all’insegna dell’”anti”, ma anche dell’”a favore di”, cioè “per una scuola di tutti e di ciascuno”, secondo quanto diceva la frase scritta sulle diverse centinaia di casacche e cartelli approntati per l’occasione. Infatti le persone che sono salite fino a Barbiana, lo hanno fatto non solo “contro” la riforma Moratti – il che poi non significava necessariamente “per” la riforma Berlinguer, anch’essa per molti, a partire dal sottoscritto, oggetto di non poche perplessità - ma anche e soprattutto, per una scuola che permetta a tutti di esprimere la propria individualità senza cadere nell’individualismo egoistico. E’ questo il senso dell’accostamento di due termini come “tutti” e “ciascuno” che potrebbero apparire antitetici o comunque non facilmente conciliabili. E’ il problema del rispetto dell’individuo e delle sue peculiarità, a partire da quella dimensione di soggetto sociale che deriva dall’essere elemento facente parte di una collettività. Tutto ciò naturalmente per non rimanere relegato nella sfera delle belle intenzioni, comporta il rispetto della diversità; solo in tal modo in effetti è possibile dare ad ognuno, compreso ovviamente a chi parte da situazioni svantaggiate, le stesse opportunità di formazione personale e di elevazione civile. Bellissima ed efficace, a tal riguardo, è l’espressione contenuta in Lettera a una professoressa che esprime questo concetto e che può essere così parafrasata: non c’è cosa più ingiusta che trattare in modo uguale persone disuguali. Infatti così facendo non determineremmo altro che un’accentuazione delle disuguaglianze. In altri termini la scuola per assolvere veramente alla propria funzione deve consentire anche a chi parte da condizioni economiche, sociali, culturali e, perché no, personali di inferiorità, di emanciparsi, per rimanere al lessico del sistema educativo milaniano, dalla condizione di “suddito” e diventare realmente “sovrano”, cioè fautore consapevole delle proprie scelte. E se pensiamo all’importanza attribuita dal dettato costituzionale al concetto di “sovranità popolare”, troviamo assolutamente pertinenti i riferimenti e gli appelli di chi è salito a Barbiana per volere una scuola in sintonia con i principi della nostra Costituzione. E la riforma Moratti si muove in una direzione diversa. Infatti più che dell’individuo pare proprio interessarsi dei conti economici determinando inevitabilmente una dequalificazione del sistema educativo pubblico. E’ questa infatti la conseguenza, ad esempio, dei tagli di fondi che si sono già riflessi sul prossimo anno scolastico con riduzioni delle classi a tempo pieno e dei laboratori extra-curricolari, cioè delle attività integrative di quelle più tradizionali, collocate in orario pomeridiano. Tutto ciò si traduce naturalmente in evidenti economie di bilancio, ma anche in altrettanto evidenti penalizzazioni per l’attività didattica ed i processi di apprendimento, soprattutto per quegli studenti e quegli alunni che necessitano di essere seguiti, guidati e stimolati più da vicino ed in modo più costante. E’ quindi facilmente dimostrata l’equazione economie di bilancio uguale dequalificazione del sistema educativo pubblico. Queste critiche mettono in discussione naturalmente non il dovere di un governo di far quadrare i conti dello Stato, attraverso manovre economico-finanziarie, in caso di necessità, anche poco gradite ai cittadini, quanto piuttosto la scelta di attuarle proprio a spese di un settore non solo tradizionalmente poco privilegiato dal punto di vista dei finanziamenti, ma certamente di fondamentale importanza per migliorare il tasso di civilizzazione della nostra società. Insomma crediamo che oggettivamente si possano prendere in considerazione tutti i settori della vita pubblica per poter operare dei tagli, tranne due però: la sanità e la pubblica istruzione. Il nostro discorso non è frutto di un corporativismo dozzinale, ma di una sincera preoccupazione per le prospettive di un paese che rischia di rimanere un’anacronistica eccezione nel contesto dell’Unione Europea in un campo di così fondamentale importanza.
E’ evidente che la riforma del governo di centro-destra finisce col dare alla scuola un’impostazione totalmente antitetica rispetto a quella delineata in Lettera a una professoressa ed assai più vicina e, se possibile, ancor più estrema di quella che tale Lettera ha denunciato come autoritaria e discriminatoria. Per questo l’appello a ripartire da Barbiana e dallo scritto che di quella esperienza educativa rappresenta il documento di identità è risultato quanto mai opportuno e tempestivo: lo testimonia la così ampia accoglienza ricevuta. E ciò che più colpisce, accanto alla dimensione numerica, è la tipologia di coloro che hanno partecipato alla marcia. Infatti hanno percorso la strada tortuosa e in gran parte sterrata che si arrampica per le pendici del Monte Giovi non solo insegnanti, ma anche studenti, genitori, nonni, cittadini in genere, dimostrando, meglio di ogni astratta considerazione, quanto la scuola non sia una questione di esclusiva competenza degli addetti ai lavori; la scuola è un settore della nostra società che riguarda tutti perché l’istruzione e la formazione sono una questione di civiltà. Come negare infatti che una società civile più avanzata non può essere che il risultato di una scuola migliore, in grado di dare risposte adeguate ai problemi e alle esigenze sempre nuove della collettività? Un neo in tutto questo vi è stato, non la posizione critica assunta nei confronti dell’iniziativa da parte dei giovani di Rifondazione Comunista e del Forum Sociale del Mugello o qualche atto vandalico di madre ignota, ma piuttosto la partecipazione assolutamente insignificante dei rappresentanti istituzionali di carattere nazionale, se si escludono le felici eccezioni dell’ex-ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer e della senatrice del collegio mugellano, Vittoria Franco, per il resto è stato il vuoto assoluto. Che sia anche questa un’ulteriore conferma dell’atavica separazione tra paese legale e paese reale che tante negative conseguenze ha avuto nel corso della storia del nostro paese? Ai politici lasciamo la tutt’altro che ardua sentenza! Per quanto riguarda i cittadini, siamo certi che una risposta in proposito siano in grado di darla, e con estrema chiarezza.