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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2016

                     27/4/2016 - INCONTRI ALLA PIEVE DI PAGNOLLE

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di Sivia Barchielli

Stamattina non vedevo l’ora di alzarmi; la mia fantesca non era ancora venuta a svegliarmi, ma io ero già desta da un pezzo. Ieri sera mi aveva raccomandato di riposarmi bene, perché pensava che io fossi ancora stanca per il viaggio; siamo partiti all’alba di ieri dal nostro palazzo nel centro di Firenze e siamo arrivati a Villa Montecchi verso l’ora di pranzo. Come tutti gli anni, non vedevo l’ora di partire per la nostra villa di campagna; è solo l’inizio di giugno, ma a Firenze c’è già un caldo insopportabile e l’odore che arriva dalle strade è nauseabondo.
Il viaggio non mi ha stancata per niente, anzi, mi sono divertita ad osservare il paesaggio: in questa stagione la campagna è bellissima. Il babbo era felice di partire e all’inizio ha parlato ininterrottamente, poi si è assopito e ha dormito per tutto il tragitto.
Più la carrozza si allontanava dalla città, più il mio cuore batteva forte per la contentezza… la mia fantesca deve essersene accorta: a momenti mi osservava attentamente con aria preoccupata, poi sembrava sorridere, a tratti invece appariva pensierosa… a volte ho l’impressione di non riuscire a nasconderle niente; eppure non le ho mai raccontato nulla…
Forse durante il viaggio ho parlato troppo… probabilmente ho un po’ esagerato raccontandole di quanto io fossi ansiosa di recarmi a Messa domenica… quando siamo in città non sono così loquace; comunque non vedo l’ora di rivedere la Pieve di San Miniato a Pagnolle.
Mi piace tutto di quella chiesa: il campanile, il piccolo piazzale antistante, il soffitto a capriate… mi piacciono anche le persone che la frequentano: ci conosciamo tutti, perché ci incontriamo ogni estate e siamo sempre le stesse famiglie; quasi tutti veniamo da Firenze per passare la bella stagione.
Ma è inutile girarci intorno; la verità è che speravo di rivedere lui…
Credo abbia un anno più di me; ci vediamo tutte le estati, fin da quando eravamo bambini: ci incontriamo quando passeggiamo con i nostri familiari nei viottoli che attraversano i campi, ci incrociamo per le stradine che portano a Monteloro, ci troviamo alla Messa domenicale, ma non ci siamo mai parlati. Durante la Messa però a me pare che egli non faccia altro che osservarmi… quando trovo il coraggio di guardarlo a mia volta, i nostri occhi si specchiano, anche se siamo lontani. Talvolta egli riesce a distogliere repentinamente lo sguardo, altre volte non è abbastanza veloce e a quel punto continua a guardarmi assorto, imbambolato, vinto.
Ho tredici anni e già ho sentito mio padre in varie occasioni parlare a proposito di un mio eventuale imminente matrimonio; anche la mia nutrice a volte affronta l’argomento con me, avvertendomi che a breve potrei essere sposa, ma inizia sempre il discorso e non lo porta mai a termine.
Probabilmente niente è ancora stato deciso.
Ma non voglio pensarci; adesso spero solo di arrivare presto in chiesa; anche lui e la sua famiglia dovrebbero essere già arrivati nella loro residenza estiva della Radola. Le nostre dimore sono abbastanza vicine, ma non ci siamo mai resi visita.
Quando finalmente la mia cara nutrice è venuta in camera e mi ha aiutata a vestirmi, sembrava contenta del fatto che io fossi così solerte nel seguire le sue direttive: non mi sono lagnata neanche al momento di spazzolarmi i capelli. Ho notato la sua soddisfazione quando mi ha vista mangiare con gusto insieme al babbo e alle mie sorelle e quando mio padre ha detto che la campagna aveva già iniziato a farci bene, lei ha sorriso scuotendo il capo.
Finalmente ci siamo messi in cammino per andare in chiesa; io ero al braccio di mio padre, che mi aiutava a percorrere la ripida discesa che divide la nostra villa dalla strada principale e la balia ci seguiva con le mie sorelle. Ero immensamente felice e mi sentivo il cuore leggero; avvertivo i sassolini del sentiero sotto le suole delle mie scarpe, percepivo il profumo dei fiori, ammiravo il panorama che si estendeva sotto di noi e sorridevo cordialmente a tutti i contadini che ci salutavano al nostro passaggio.
Siamo arrivati in pochi minuti, accompagnati per tutto il breve tragitto dal suono della campana della chiesa; mi chiedevo se anche i passi di lui fossero stati cadenzati dagli stessi rintocchi. Farsi questa domanda equivaleva a dare per scontato che egli fosse già arrivato in campagna; appena giunta davanti alla pieve, un dubbio mi ha assalita: e se non fosse ancora partito da Firenze? Avrei dovuto attendere come minimo ancora una settimana.
Mi sono seduta su un grande sasso all’ombra di un enorme albero antistante la chiesa; ho osservato il portone di legno incastonato fra le pietre della facciata e ho sorriso pensando a tutto il tempo passato ad immaginare quel momento. Ero felice di essere al cospetto di quella chiesetta e mi piaceva pensare che anche lei mi avesse aspettata per tutto l’inverno.
Ad un tratto la mia nutrice e mio padre si sono allontanati per andare a salutare il sacerdote che, d’un tratto apparso sulla soglia della chiesa, attendeva il momento di iniziare la funzione.
Nel frattempo, un paio di micetti sono arrivati davanti al portone della chiesa ed alcune delle mie sorelle sono andate loro incontro per accarezzarli; mi sono alzata per seguirle, quando ho avvertito una strana sensazione: mi sentivo osservata, avevo l’impressione che qualcuno mi stesse guardando. Ho fatto altri due passi verso i gattini, poi mi sono fermata e ho riflettuto per un attimo se fosse conveniente guardarmi intorno; non ho resistito e mi sono voltata.
Dietro di me si erano formati diversi capannelli di persone che parlavano tra loro; non è stato facile individuare i vari volti, ma ad un certo momento i miei occhi hanno incontrato quelli che attendevano da tanti mesi…
Istintivamente egli ha distolto lo sguardo, poi si è voltato di nuovo e ha continuato a guardarmi.
Senza riflettere, gli ho sorriso; forse colto di sorpresa, è arrossito; poi mi ha sorriso a sua volta.
Sono improvvisamente trasalita sentendo una mano sulla mia spalla; mio padre era sopraggiunto insieme al sacerdote che desiderava salutarmi. Mentre il buon uomo mi dava il benvenuto, mio padre si è rivolto gentilmente alla mia nutrice:
“Monna Tessa, volete intanto prendere posto in chiesa con le ragazze?”
Poi, rivolgendosi a me: “ Beatrice, raduna le tue sorelle, vi raggiungo fra un attimo: ho visto che sono arrivati gli Alighieri: vado a salutarli.”