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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2016

                     27/4/2016 - RICORDO DI GIORGIO SPINI

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Nel decennale della scomparsa, 14 gennaio 2016

Quattro concetti chiave per definire Giorgio Spini sono: fede religiosa cristiana evangelica; storia e cultura; impegno civile; impegno politico.
Credo che in questo contesto spetti a me di parlare soprattutto dell’impegno civile e politico di Giorgio Spini.
L’antifascismo di Giorgio Spini ebbe una matrice religiosa ancor prima che politica.
Per la formazione di Giorgio Spini furono fondamentali gli anni dell’adolescenza preuniversitaria ed in particolare l’adesione ad un’associazione ecumenica nell’ambito protestante, l’associazione cristiana dei Giovani. L’ACDG (in inglese YMCA) riuscì a svilupparsi notevolmente, e si dotò anche di una casa estiva di vacanze a san Bartolomeo di Prarostino, nelle Valli Valdesi, dove nel 1931 – Giorgio Spini aveva 15 anni - si tenne un convegno dei giovani dei paesi latini europei ad opera della Alleanza Mondiale per promuovere l’amicizia internazionale per mezzo delle Chiese. Fare una cosa del genere durante il regime fascista era naturalmente controcorrente, ed alcune precauzioni di mascheramento del convegno fecero sì che esso non fosse represso da regime.
Ma l’ACDG, forte di 22 circoli, riuscì addirittura nel 1933 - Giorgio Spini ha ormai diciassette anni - ad organizzare un suo Convegno nazionale che si tenne a Villar Pellice, sempre nelle valli valdesi dal 25 agosto al 2 settembre, con la partecipazione, come “amici esterni” di vari esponenti dell’intellettualità avversa al regime: il sacerdote cattolico Ernesto Buonaiuti, scomunicato ad vitandum in quanto fondatore del modernismo, che come professore universitario – uno dei pochi - aveva rifiutato nel 1931 il giuramento al regime, nonché Lelio Basso, Giuseppe Rensi, Piero Jahier.
In quei convegni avvenne il contatto tra quei giovani e il pensiero teologico protestante europeo più avanzato del tempo, quello di Karl Barth, di cui era espressione in Italia il giovane Giovanni Miegge. Un pensiero teologico che portò la chiesa confessante tedesca di Dietrich Bonhoeffer e Martin Niemoller a rifiutare il totalitarismo nazista e, i giovani dell’Acdg, quello fascista in Italia.
In quell’ambiente era naturale che trovassero fertile adesione le idee di Giustizia e Libertà, alla base poi della formazione del Partito d’Azione, cui Giorgio Spini aderisce nel 1942, contattato nell’ambiente militare, da un altro valdese, il prof. Giorgio Peyronnel.
L’ armistizio dell’8 settembre 1943 trova Giorgio Spini, che era stato colpito da una forma di tubercolosi, in licenza di convalescenza alle Valli Valdesi. Partecipa così alla prima raccolta di armi dello sbandato esercito italiano per rifornire le prime bande partigiane. Rientrato nella sua Firenze, accoglie l’invito di un amico, Luigi Vestri, di tentare di passare clandestinamente le linee per raggiungere quello che era rimasto dell’esercito regolare italiano al Sud, nell’Italia liberata dagli Alleati. Raggiunto fortunosamente il Sud e rientrato nei ranghi dell’esercito italiano, viene però messo in congedo dai badogliani, malvisto in quanto aderente al partito d’azione e quindi repubblicano. Ma aveva cominciato ad effettuare trasmissioni dalla prima radio dell’Italia liberata, radio Bari. Questa era sotto il controllo degli ufficiali inglesi, che guardavano con simpatia non a Badoglio ma alle correnti antifasciste democratiche. Giorgio Spini era di fatto in salvo a Bari. Poteva scegliere di starsene tranquillo ad aspettare il compimento della Liberazione del nostro paese. Invece voleva dare il suo contributo alla lotta di liberazione. Gli ufficiali inglesi di radio Bari gli offrirono di inquadrarsi con l’VIII armata britannica, ma Giorgio chiese ed ottenne che questo avvenisse da ufficiale italiano, con la sua ripresa in servizio da parte dell’esercito e con il suo distacco presso il Public Warfare Branch (PWB) dell’VIII armata britannica. Con questa partecipò alla guerra per la Liberazione dell’Italia, da Orvieto a Belluno, dove apprese la notizia della resa della Germania e della fine della guerra in Europa.
Tornato alla vita civile, professore all’Istituto magistrale Giovanni Pascoli, continua la sua prediletta ricerca storica. Militante del partito d’Azione, si impegna nella battaglia per la Costituente e la Repubblica, fa parte di quel gruppo che con Tristano Codignola non si arrende allo scioglimento del partito avvenuto nella estate 1947. Nel ’48, di fronte alla formazione del Fronte Popolare, partecipa con Calamandrei e Codignola alla lista comune con il Psdi di Giuseppe Saragat denominata “Unità Socialista”, in cui è candidato nel collegio di Pisa-Lucca-Livorno Massa Carrara.
Con Calamandrei e Codignola fa parte della formazione politica di Unità Popolare effetto della rottura con il Psdi di Saragat di fronte all’adesione di questo alla legge maggioritaria che venne definita “Legge truffa”. Nel 1957, Unità popolare confluisce nel Psi di Pietro Nenni e Riccardo Lombardi dopo che questo ha rotto con l’Unione Sovietica, e dato vita alla nuova stagione autonomista. Nel Psi Giorgio Spini militerà ininterrottamente, accettando in varie elezioni politiche “candidature di bandiera” fino al 1994, quando avviene il suo formale scioglimento. Aderirà allora alla Federazione Laburista e con questa al percorso unitario della sinistra.
Giorgio Spini è stato uno dei più grandi storici italiani e un prestigioso professore universitario. La sua “Storia dell’Europa Moderna” fu fondamentale per spiegare agli italiani l’Europa della Riforma. La sua conoscenza delle correnti religiose inglesi del seicento, gli permise di capire la fondazione di quelli che sarebbero stati gli Stati Uniti d’America e di creare una nuova disciplina, la Storia Americana. Ma in politica fu sempre un fedele “soldato” nelle battaglie politiche e in quelle per la scuola e l’università di Tristano Codignola. Non gli mancarono i riconoscimenti nella “società civile”: nell’ambito universitario fu presidente dell’ANDU e del CNU, due importantissime associazioni nazionali di docenti che si batterono per la riforma della scuola e per quella dell’università. Ma il suo unico incarico nelle istituzioni fu quello di consigliere comunale di Fiesole, eletto per tre mandati, dal 1975 al 1990 per il Psi, di cui fu capogruppo. Tra i suoi compagni in questa esperienza, ricordo Paolo Cammelli prima vicesindaco e poi assessore alla cultura, recentemente scomparso. L’esperienza di questo gruppo – ricordo qui Luca Lanzoni - fu importante perché dimostrò che si poteva collaborare nell’alleanza di sinistra con il Pci e nel contempo fare crescere il partito socialista. Giorgio era molto orgoglioso di questa sua esperienza, che era in sintonia con la sua anima popolare.
Infatti si potrebbe sintetizzare la figura politica di Giorgio Spini con l’espressione sintetica: “un intellettuale del partito d’Azione”. Ed è vero: Giorgio Spini era un intellettuale del partito d’Azione. Ma non era solo questo: la sua caratteristica era quella di una religiosità popolare. Questa lo portò, tra l’altro, a rappresentare una componente di base dell’evangelismo italiano, i Pentecostali, nelle trattative con lo stato per assicurare anche a questa confessione l’Intesa in attuazione dell’art.8 della Costituzione. Quello stesso animo popolare fu probabilmente la spinta per esercitare in modo così aperto ed accattivante sia la funzione di docente, che quella di scrittore dei libri di testo di storia, e non fece mai di lui una figura improntata al distacco aristocratico, tentazione che sopravviene in chi ne sa più degli altri, bensì improntata all’atteggiamento di chi, proprio perché sa più degli altri, si mette a disposizione perché questo sapere venga il più possibile diffuso in una visione veramente democratica della società.
Quindi anche il suo socialismo fu profondamente popolare, improntato ad un’etica di cui sentiamo profondamente il bisogno.
Giorgio Spini appartiene a quella che è stata definita “L’Italia delle minoranze”? Certo. Ma il suo retaggio assume aspetti di grande modernità. Il pluralismo in campo cristiano, è ormai un assunto del XXI secolo e lo stesso papa Francesco l’ha riconosciuto con gesti come la sua visita al Tempio Valdese di Torino.
Che la sinistra democratica dovesse prevalere sulla sinistra legata all’esperienze dell’Unione Sovietica, ma che ci sia l’esigenza che una sinistra democratica rimanga tale è un altro dato di fatto.
Che nel pensiero di quello che potremmo chiamare un “centro sinistra mondiale” ci siano importanti correnti politiche e culturali americane è un altro fatto. Giorgio non ha potuto vedere l’elezione di Obama, ma sarebbe stata una conferma delle sue teorie.
Che la politica priva di uno slancio etico si allontani dai cittadini e si imbarbarisca, è purtroppo qualcosa con cui facciamo i conti anche oggi.
Ecco perché ricordare Giorgio Spini ci può aiutare nelle battaglie dell’oggi.
Ed ecco perché biografie come questa abbiamo non solo il diritto, ma anche il dovere di non farle dimenticare.
Valdo Spini