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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2016

                     27/4/2016 - LA CRESCITA DELLA DISEGUAGLIANZA

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di GFT
La percezione nell’opinione pubblica di gravi disuguaglianze sociali trova riscontro nelle statistiche ufficiali.
L’economia mondiale produce meno ricchezza, e nel contempo la classe dei ricchi diventa sempre più ricca e la classe dei meno abbienti diventa sempre più povera. La disuguaglianza economica nel mondo è quindi in crescita esponenziale.
Il rapporto del 2015 di OXFAM Italia rileva che ottantacinque (85!) super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale.
L’uno per cento delle famiglie del mondo possiede il 46% della ricchezza globale.
Negli USA, dopo la crisi finanziaria del 2009, l’1% dei più ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione mentre il 90% della popolazione si è impoverito.
L’ammontare delle risorse mondiali nascoste nei paradisi fiscali da società e privati è stimato in ben 21.000 miliardi di dollari.
Il rapporto OXFAM sottolinea il fatto che si tratta di “un sistema che si perpetua, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli”.
La disuguaglianza non è inevitabile, può essere affrontata e mitigata. E’ una questione di volontà politica.
Secondo l’economista Joseph E.Stiglitz, Premio Nobel 2001, “ se gli appartenenti alla classe dei ricchi perseguissero il loro interesse personale illuminato si preoccuperebbero della disuguaglianza e cercherebbero di porvi rimedio” (1).
La leva fiscale rimane il principale strumento di solidarietà in mano agli Stati per una più equa ridistribuzione della ricchezza, ovvero per trasferire risorse economiche dalle categorie sociali più avvantaggiate a quelle più bisognose.
Paghiamo le tasse per vivere in una società civilizzata con uno stato sociale (welfare) capace di ridurre le disuguaglianze sociali assicurando a tutti assistenza sanitaria, previdenza sociale, pubblica istruzione e, inoltre, paghiamo le tasse anche per realizzare infrastrutture e opere pubbliche indispensabili per lo sviluppo economico e sociale di tutta la gente.
Il problema, piuttosto grosso, è che il costo di questa società civilizzata non è equamente distribuito.
In questi giorni vengono fatte le dichiarazioni dei redditi e mi viene in mente quanto scritto da Stiglitz riguardo a Leona Helmsley, una signora americana condannata per evasione fiscale, che pare abbia detto “soltanto la piccola gente paga le tasse”.
Nel nostro paese “la piccola gente” e’ rappresentata da milioni e milioni di persone a reddito fisso, compresi i pensionati Inps.
Ai più appare evidente che non sono state attuate politiche adeguate per recuperare a tassazione “il nero” delle partite IVA. Ed è altrettanto evidente che i ricchi non pagano le tasse in proporzione al loro reddito. Nel 2015 l’evasione fiscale nel nostro paese è stata di 122 miliardi di euro.
Il Centro Studi di Confindustria ha osservato che “L’evasione fiscale sottrae ingenti risorse allo Stato, ai cittadini, grava enormemente sulle persone oneste che pagano le tasse, blocca la crescita, incide sull’occupazione. Una seria lotta all’evasione fiscale può essere il principale motore per la ripresa del Paese”. Secondo le loro ipotesi di sviluppo recuperando il 50% dell’ammontare dell’evasione in Italia si potrebbero creare 350.000 nuovi posti di lavoro.
La liberalizzazione dei mercati ha favorito l’evasione fiscale sia delle società che delle persone ricche. Ognuno va dove costa meno il personale e dove fiscalmente più gli conviene. FIAT docet. Così fanno soprattutto le multinazionali che ricercano la massimizzazione del profitto. I loro azionisti sono per lo più rappresentati da fondi anonimi. Si accaparrano delle opportunità economiche che i vari Paesi offrono e vanno da una parte all'altra del mondo senza rispetto della dignità delle persone che lavorano nelle loro aziende e delle comunità in cui essi vivono.
In altre parole non dimostrano senso di responsabilità sociale ovvero la sensibilità e il dovere di farsi carico delle implicazioni sociali ed etiche che le loro decisioni generano. E’ stato autorevolmente detto che “la gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa”.
La stessa Costituzione italiana all’art. 41 recita: ”L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
I forum dei G20 (i paesi industrializzati) hanno affrontato ogni anno il tema della notevole disuguaglianza nel mondo e i governanti sono consapevoli che in un contesto globale come è quello in cui oggi operiamo si può fare fronte alle crisi economiche e finanziarie adottando politiche congiunte di sviluppo sostenibile, e concordare politiche fiscali per bloccare e ridurre il divario fra ricchi e poveri.
Le politiche nazionali possono avere successo solo se sono inserite in un contesto internazionale che è fatto purtroppo di non facili equilibri di mercato fra produttori e consumatori, fra domanda e offerta. Ad esempio il forte deprezzamento del petrolio di queste settimane ha scassato equilibri economi e politici di tutto il pianeta. Il deprezzamento se da una parte ha decurtato i costi dell’energia nei paesi consumatori, dall’altra ha creato disagi ai paesi produttori di petrolio riducendo le loro disponibilità in petroldollari e quindi la loro capacità di fare, nei paesi industrializzati, acquisti di merci e prodotti lavorati nonché di strumenti finanziari. Anzi quest’ultimi vengono monetizzati dai paesi petroliferi per disporre della liquidità necessaria per fronteggiare i loro imprevisti bisogni interni mettendo però in difficoltà società bancarie e finanziarie del resto del mondo.
In siffatta situazione non basta il comune sentire del G20, occorre pure che i grandi paesi industrializzati agiscano in tempi brevi in modo più consistente e fruttuoso di quanto hanno fatto nel passato. Infatti, nonostante le loro buone intenzioni negli ultimi dieci anni l’espansione dell’economia globale ha fatto crescere la disuguaglianza.
L’economista Thomas Piketty, nel suo noto libro Il capitale nel XXI secolo, propone una serie di iniziative per una più eOltre alle proposte di investimenti per la piena occupazione suggerisce, fra l’altro, l’introduzione di un’imposta progressiva sulle proprietà immobiliari e la soppressione dei paradisi fiscali.
Non si tiene mai abbastanza conto del fatto che una più equa distribuzione della ricchezza non è soltanto un valore etico che misura il livello di evoluzione di una civiltà moderna, ma è la premessa indispensabile per conseguire la pacifica convivenza fra le tante comunità di una società sempre più globalizzata.
7 marzo 2016 (GFT)
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(1) Joseph E.Stiglitz nel suo libro “La grande frattura”, in cui esamina particolarmente la grave disuguaglianza negli Stati Uniti, a pag. 185, scrive che la “estrema disuguaglianza osservata in alcuni paesi non è il risultato inesorabile di forze e leggi economiche. Le politiche giuste- reti di protezione sociale più forti, un sistema fiscale progressivo e una migliore regolamentazione (specialmente per il settore finanziario), per dirne soltanto alcune – possono invertire queste tendenze devastanti. Per generare la volontà politica che tali riforme richiedono, dobbiamo mettere l’inerzia e l’inazione dei politici di fronte ai terribili fatti della disuguaglianza e ai suoi effetti devastanti sui nostri bambini. Possiamo ridurre la deprivazione infantile e incrementare l’uguaglianza di opportunità, in modo da porre la base per un futuro più giusto e prospero, che rifletta sui valori sui quali giuriamo. Perciò perché non lo facciamo? Tra i danni che la disuguaglianza infligge alla nostra economia, alla nostra politica e alla nostra società, quello inflitto ai bambini richiede un’attenzione speciale. Qualunque responsabilità possano avere gli adulti poveri per i risultati raggiunti nella loro vita i loro figli si ritrovano a vivere in circostanze che non hanno scelto. I bambini forse più di chiunque altro, hanno bisogno della protezione che i diritti garantiscono…”

-Bibliografia
Il capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty, edizioni Bompiani
La grande frattura di Joseph E.Stiglitz, edizioni Einaudi
Rapporto 2015, www.oxfamitalia.org
qua distribuzione della ricchezza.