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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2016

                     27/4/2016 - DELUSIONI .... PRIMAVERILI E QUALCHE SPERANZA

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di Marino Bianco
1) L’economia
E’ primavera, ma ancora non germoglia la ripresa, ad onta degli spot del nostro Governo.
Il prodotto interno lordo (PIL) non cresce secondo il previsto; il nostro debito pubblico aumenta nonostante l’immissione di liquidità nelle Banche e l’abbattimento degli interessi varato dalla Banca Centrale Europea (BCE); i sobbalzi dei mercati finanziari disvelano i meccanismi esclusivamente speculativi e quindi drogati della economia finanziaria-virtuale; i consumi ristagnano ed anzi decrescono con gli inevitabili riflessi negativi sulla economia reale, produzione occupazione; si acuiscono i conflitti sui trattamenti previdenziali presenti e futuri.
La nuova legge sul lavoro (che ci ostiniamo a definire “jobs act”, come fosse una formula magica) ha prodotto sì la trasformazione di molti contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti ed ha anche inciso su zone di lavoro nero; grazie però agli incentivi fiscali ed ai risparmi previdenziali previsti, che però si sono risolti in minori entrate per lo Stato; ma non ha prodotto nuova significativa occupazione, e sono tanti i giovani che vanno… a cercare fortuna all’estero.
La spending review, dopo l’allontanamento di due massimi esperti allo scopo ingaggiati, è passata quasi sotto silenzio. Anche se bisogna riconoscere che le difficoltà di un deciso taglio alle spese, soprattutto con riferimento a quelle per le risorse umane, potrebbe risolversi in un ulteriore riduzione della domanda e quindi incremento della depressione. L’impegno dovrebbe essere, piuttosto, quello della razionalizzazione ed ottimizzazione della spesa rispetto all’obbiettivo della produttività.
La lotta all’evasione fiscale, evasione erosione ed elusione che secondo recenti affermazioni della Corte dei Conti ogni anno ammonterebbe a circa cento miliardi di €uro (il valore di una Legge Finanziaria!), risulta più teorica che pratica, tenuto conto degli effettivi recuperi.
E, infine, il preteso alleggerimento fiscale, che, come ciascuno di noi può constatare, non solo è inesistente ma soltanto in buona misura mera propaganda.
Che la politica economica del nostro Paese non sia ancora riuscita ad incidere significativamente sulla grave crisi che ci attanaglia da anni, è dimostrato dalle ricorrenti e insistenti richieste del Governo italiano alla Unione Europa di concedere “flessibilità”, come di nuovo ci si accinge a fare in occasione della presentazione del documento economico finanziario (DEF) per l’anno in corso.
Nel frattempo, il capitale estero ha invaso l’Italia, acquisendo il meglio non solo della sua imprenditoria industriale e terziaria ma anche del suo patrimonio immobiliare (una vera e propria “colonizzazione” dei tempi moderni e della globalizzazione).
Rischiamo di sopravvivere grazie all’arte dei nostri antichi predecessori e alla bellezza di alcune nostre città; ma turismo e cultura non bastano, ed anche per questi settori registriamo forti ritardi strutturali e infrastrutturali.
Né possiamo sempre contare sulle esportazioni, oggi favorite dall’apprezzamento del dollaro sull’€uro. E si rafforza sempre più la competitività in determinati settori (in particolare, tecnologie) da parte dei Paesi asiatici.
In tale situazione, non possiamo consolarci considerando che nella cosiddetta “eurozona” vi siano sofferenze analoghe alle nostre; ciò, perché l’Italia è più indietro di tutti gli altri Stati, salva la tormentata Grecia.
Allarmano le recenti preoccupazioni esternate dal Governatore della BCE, il quale, illustrando la grave situazione economica dell’Europa e constatando che essa non viene opportunamente curata e che si avvertono anche pericolosi scricchiolii nella compattezza dell’Unione, paventa ed ammonisce che si possa innescare una crisi ancora più grave di quella che stiamo vivendo.
2) L’Unione Europea
E’ primavera, ma non sboccia, ed anzi appare colpita da una gelata, quell’Unione Europea politica solidale sociale e culturale che volevamo e che ancora irriducibilmente vorremmo.
Oggi, l’Unione Europea si dimostra ancora poco di più che un mercato comune sia pure con una moneta comune; ciò che tuttavia provoca contrazione della sovranità nazionale ostacolando l’autonomia dei Governi, quando non si risolve addirittura in una subordinazione alla politica economica di qualche Stato membro.
Fino ad ora, non è stato possibile approvare uno Statuto, che stabilisca principi fondanti e finalità dell’Unione suggellandone l’unità politica, a causa dei referendum negativi ormai risalenti nel tempo da parte della popolazione di alcuni importanti Stati membri. E gli organismi europei si sono piuttosto preoccupati di salvaguardare i rapporti monetari e finanziari tra gli Stati (verrebbe da dire che di questi fossero garantiti e mantenuti fermi gli apporti di capitale sociale!).
Di qui, i patti di stabilità e la consegna della ferrea austerità che si cominciano a riconoscere quali elementi che hanno frenato la ripresa. Soltanto di recente, con il tardivo “quantitative easing” (il flusso monetario, che si è detto, a favore degli Istituti di Credito e la riduzione dei tassi quasi a zero a favore dei debiti cosiddetti “sovrani“), si è aperta una breccia per una politica di necessaria sana spesa (certo, non di sprechi) per investimenti: unica strada, di “keynesiano” insegnamento, per fronteggiare e superare la grave congiuntura economica.
Ma i problemi dell’Unione Europea non sono soltanto quelli relativi all’approccio alla crisi, ma si estendono alle diverse valutazioni ed opinioni rispetto all’epocale emigrazione (profughi per ragioni politiche e per ragioni economiche), alla incapacità di esprimere una univoca ed incisiva politica estera, ad una iniziativa non solo enunciativa per fronteggiare il terrorismo.
E’ parsa del tutto patetica la recente richiesta del nostro Ministro degli Esteri alla Unione Europa di darci una mano per risolvere il caso Regeni, quella stessa mano che l’Unione Europea non ci ha dato per il caso dei marò Gironi e Latorre!
Da qualche Stato membro si torna sostanzialmente indietro rispetto alla apertura delle frontiere interne, e incombe il prossimo referendum inglese circa la permanenza nell’Unione Europea; sull’elettorato del quale influirà certamente anche la scoperta dei patrimoni panamensi dell’attuale premier anglosassone, che si è battuto e si batte – ora, con minore credibilità – per la conferma.
3) Qualche speranza?
Quelle esposte, sono soltanto alcune delle delusioni di primavera, su altre semmai ci si intratterrà sul prossimo numero ormai estivo.
Ciò che preme subito rilevare è che, evidentemente, per i mancati germogli e i mancati sbocci vi è stato qualcosa di sbagliato da parte del seminatore e/o nella semina, o da parte del coltivatore e/o nella coltivazione.
Si impongono cambiamenti: ormai voce comune di chi vuole intervenire non per distruggere ma per costruire, per arrivare alla fioritura; bisogna passare però ai fatti dopo tante parole, troppo e molto spesso non realistiche, stonate e contraddittorie. Sono adagi ormai vecchi e stucchevoli.
Mentre scrivo queste righe, si approssima il Congresso Nazionale del PSI, l’unico sopravvissuto dei partiti tradizionali, al quale Congresso parteciperò; e mi riservo di fare conoscere ai lettori de il “Laburista” (periodico molto impegnato nel dibattito sul futuro della sinistra e del riformismo) le proposte che saranno state avanzate e le mie sincere valutazioni.
Anticipo che ritengo che non solo in Italia ma nell’Europa occorra creare le condizioni di una seria alternativa di riformismo revisionista e concreto (o almeno per una forza politica condizionante di tale stampo), sia al massimalismo dogmatico e parolaio (che ancora ha molte radici), sia naturalmente alla destra conservatrice degli interessi costituiti e talora reazionaria: un polo socialista liberale ambientalista e radicale, sulla base di comuni valori ideali, quali la tutela dei diritti della persona a cominciare da quello al lavoro, la laicità, la redistribuzione della ricchezza, la eliminazione delle emarginazioni sociali (quanto sono aumentate le sacche di povertà in Italia e soprattutto nel sud!), la moralità pubblica e privata; una aggregazione portatrice di programmi realistici per soddisfare i bisogni della collettività, nella quale fare nascere e crescere una nuova classe dirigente all’altezza dei tempi.
Personalmente, continuo a sopportare le delusioni, lasciandomi cullare in questa speranza di nuovo rigoglio.

Marino Bianco