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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - AGOSTO 2003

                     27/9/2003 - DOTTORGIANNONI

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Caro Nanni

Ci vogliono davvero prendere per le mele. Da tempo, prima ancora che arrivasse il berlusca. Avevano cominciato a fregarci col centrosinistra, col berlusca poi?!
Ci vorrebbero dare ad intendere che con le privatizzazioni si spende meno!
Una bugia grossa come una casa, forse lì per lì lo stato tira fuori meno soldi, ma chi deve pagare, in totale, spende più di prima, perché chi investe nelle privatizzazioni ci vuole guadagnare, tenuto conto anche che le manovre finanziarie rendono di più che investire in aziende produttive. E ad investire è sempre chi ha soldi, cioè i ricchi, per guadagnarci, è questo il vero scopo delle privatizzazioni.
E non si può impedire, visto che le privatizzazioni sono diventate di moda, una “necessità” di cui non si può fare a meno, come le code in autostrada per il ferragosto, come gli abiti griffati, come usare l’automobile per andare al bar a due passi da casa.
Dice sono “una necessità”. Ma a chi fanno comodo? Nessuno se lo domanda. C’è da scimmiottare l’America, dove l’assistenza sanitaria dalla quale è esclusa una bella fetta di popolazione, tanto sono poveri, sono negri, se muoiono hanno finito di patire, costa il 14 per cento del prodotto interno lordo tenendo conto delle spese assicurative che soltanto i ricchi si possono permettere, mentre la nostra sanità, per tutti, costa il 6 per cento del prodotto interno lordo, senza ancora tante privatizzazioni. Da notare che se facessimo come in America, nessuna società di assicurazione vorrebbe assicurarmi perché ho settantacinque anni e la possibilità di rimetterci sarebbe evidente.
Se il servizio sanitario non funziona, non è per il fatto che non è privatizzato, ci sono altre ragioni per le quali non si prendono provvedimenti, Si fa di tutto perché non funzioni, anche dagli stessi dipendenti, affinché venga la “necessità” della privatizzazione.
Un esempio, nell’ospedale di Ponte a Niccheri dove io lavoravo non si poteva obbligare che certi inservienti facessero quello che dovessero fare. La direzione fece una privatizzazione tramite la Lat che dall’Azienda Sanitaria si faceva pagare per unità operativa 25.000 lire l’ora (grosso modo, ma di più che di meno, specie nell’ultimo appalto), mentre al cooperatore che aveva pagato l’iscrizione, veniva corrisposto 5.000 lire l’ora o giù di lì che era all’incirca la paga di un ausiliario dell’ospedale addetto ad analoghi lavori, mentre il presidente ed il vicepresidente viaggiavano in Volvo (una volta al presidente lo feci notare, mi rispose che avevano il prestigio da difendere, non si potevano presentare con una comune utilitaria, dovevano far colpo) e dal bilancio si erano ritagliati un bello stipendio con relativa ottima pensione, senza, a ciò che mi risulta, sentire il parere dei cooperatori (del resto era prassi comune, successe così anche alla Fonderia delle Cure, che poi andò a rotoli). Grandi manifesti di protesta dei sindacati quando alla Lat subentrò un’altra ditta che aveva rimesso un preventivo più basso, ma che permette sempre lauti guadagni ai dirigenti e si sa così dove finisca il “plus valore” indicato da Marx. (Ora citare Marx non è più di moda).
Ancora a Ponte a Niccheri. La cucina costava troppo fu eliminata per fare servire le pietanze da una ditta di Terni o giù di lì. Questa ditta manda, o mandava, non so se sia ancora la stessa, ma il risultato deve essere lo stesso, visti i cartelli di protesta, li ho visti giorni fa, in ospedale, questa ditta manda o mandava il cibo preparato ogni trenta-quaranta giorni, (c’era la data sul vassoino confezionato) giornalmente riscaldato in un forno particolare (l’ospedale lo deve aver comprato nuovo, penso, quel forno) una vera schifezza, vedere i cartelli di protesta.
Conclusione quasi nessuno mangia quella roba preferendo farsi portare il mangiare da casa e chi lo mangia si sente male (mal di stomaco, vomiti, diarree) tanto da dover chiamare il medico (se qualcuno non ci crede si informi dal dottor Turchi dell’ospedale di Ponte a Niccheri). Fatti conti, si spende di più o di meno?
Così si dica per la privatizzazione di certi servizi comunali, vedi le case di riposo, dice che gestirle direttamente dal comune non si può, ma certo, qualcuno, che aveva messo su ditta, doveva essere sistemato, (quanto costa al mese?).
Lo stesso si dica per l’acqua potabile, (hanno già mandato a dire che rincarerà) per l’elettricità, per il telefono, sono state create nuove strutture che fruttano fior di quattrini, addirittura veri monopoli fuori da ogni controllo. (Quanto si spende per il consiglio di amministrazione?) A parole vogliono togliere i monopoli, mentre in realtà li fanno spuntare come funghi, tanto il popolo è ignorante e ciuco ed al popolo non si deve rendere conto.
Non si parli delle ferrovie. Certamente erano in perdita, ma in certi casi era un costo sociale. Fate fare la differenza del costo per abbonamento ad un operaio che da Borgo San Lorenzo debba andare a Firenze fra prima e dopo fatta la privatizzazione. Il costo sociale era un po’ di riconoscimento del suo sacrificio per produrre il cosiddetto PIL, dato che non trovava localmente il posto di lavoro.
Certi servizi, è bene ricordarlo, il nome stesso lo dice, non possono essere in bilancio attivo, vedi la Sanità e la Scuola, il guadagno si ha nel risultato della loro attività, questo non c’è verso di farlo capire.
Inoltre, ma siamo in un altro campo, lo so, sempre però si tratta di sfruttare il prossimo e fare quattrini (la regola) è sempre la stessa), sembra di vivere in un pollaio con tutti i Co.Co.Co. che ci sono. Ma di questo argomento sono certo che ha parlarne sul nostro giornalino ci sarà qualcuno più informato di me.
Non si dica di certe “ditte”, le chiamano “fondazioni”, che spuntano come funghi, che dovrebbero andare a gestire i musei statali, (quelli che rendono, mica son grulli), anche le fondazioni con i bravi consigli di amministrazione ben pagati, che poi distribuiranno gli utili. A chi? Quei quadri, quelle opere d’arte, di chi sono?
Vedi, caro Nanni, il nostro è un giornalino, ino, ino, ma se può far capire a qualcuno che è necessario far valere i propri diritti, specie il diritto di non essere preso in giro, se serve a far pensare, allora è un grande giornale, ci si può dire soddisfatti.
Ciao, caro Nanni, a quest’altra lettera. Un abbraccio dal tuo dottorgiannoni