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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2016

                     7/6/2016 - I PANNI NELLA SIEVE

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Silvia Barchielli

La giornata era stata lunga e pesante, come sempre, ma il sonno tardava ad arrivare; era stanca morta e il pensiero del lavoro che l’attendeva il giorno seguente contribuiva alla sua spossatezza; avrebbe anche potuto chiedersi perché non riusciva ad addormentarsi, ma non osava: in realtà conosceva bene il motivo, ma non l’avrebbe ammesso neanche sotto tortura e nemmeno a se stessa. Possibile che a sessant’anni suonati, si comportasse come una bambina stupida? Se lo domandava spesso, da quarant’anni, una volta al mese: se lo chiedeva ogni notte che precedeva la giornata di bucato. La sua era ansia; un’ansia inconfessabile, che la faceva sentire ridicola e che per questo teneva nascosta a tutti. Una volta al mese, se il tempo lo permetteva, cambiava le lenzuola ai numerosi letti della sua famiglia: undici, per la precisione; poi c’erano gli asciugamani accantonati in tutto quel periodo, poi ancora gli asciughini e gli stracci per spolverare, senza considerare le mutande, i calzini, le camicie di tutti…
Ma la sua ansia non riguardava la fatica che tutto quel bucato avrebbe comportato; no, a quella c’era abituata: la sua inquietudine era da attribuirsi ad altro e lei lo sapeva bene: ansia? Angoscia? Apprensione? Oppressione? No… “ossessione” sarebbe stato il termine più giusto. Ebbene sì. Ossessione. Quella donna era la sua ossessione. Quella che da quarant’anni, nonostante tutte le strategie messe in atto, nonostante tutti i tentativi di anticipare giorni e orari…arrivava sempre prima di lei e si accaparrava il posto migliore sul greto della Sieve, quello ambito da tutte le massaie del paese, ma che da quarant’anni aveva un’unica padrona. Tante volte si era chiesta se questo fatto desse fastidio soltanto a lei; non aveva mai ricevuto conferma dalle altre, perché non aveva mai avuto il coraggio di chiederlo.
Quella donna era il suo incubo. Abitava fuori paese, ma arrivava sempre per prima. In tutti quegli anni, non si erano mai parlate: solo un lieve cenno del capo come saluto, tanto per non far trasparire il suo disappunto e non darle così soddisfazione.
Ma era normale essere gelosa di una pietra? Sì; la sua quarantennale risposta era sì.
Quella pietra ampia, levigata ma non troppo, appena ruvida al punto giusto, così bene esposta alla corrente…quella pietra era diventata un punto di principio.
Ogni tanto, quando il tempo era brutto e nessuno si recava alla Sieve per lavare, lei la osservava dal ponte mediceo e immaginava se stessa in ginocchio su quel prezioso sasso, col sole che, in quelle lunghe giornate di bucato, faceva in tempo a girarle intorno e la investiva col suo calore, mentre la fresca acqua del fiume le dava sollievo, bagnandole le mani…che soddisfazione osservare tutte le altre donne da quella postazione privilegiata! Poi tornava a casa furente e meditava vendetta: un giorno quella pietra sarebbe stata sua.
Morfeo infine, anche quella notte ebbe pietà di lei e la ristorò per qualche ora: la fatica del giorno appena trascorso andava ripagata. Ella aveva portato in casa innumerevoli secchi d’acqua nei quali aveva insaponato i panni, poi li aveva messi nel mastello di legno, poggiato sul treppiedi in ferro battuto che le aveva forgiato e regalato suo padre il giorno delle sue nozze, li aveva coperti con un canovaccio e sopra a questo aveva messo la cenere setacciata; infine vi aveva versato tanta acqua bollente, in quantità sufficiente a ricoprire tutti i panni. Li aveva lasciati riposare tutto il giorno e tutta la notte e la mattina seguente sarebbe andata a stropicciarli e a sciacquarli nella Sieve.
Si alzò che albeggiava appena; tolse il tappo dal fondo del mastello e raccolse l’acqua sporca, cioè il ranno, in ampie bacinelle; l’avrebbe utilizzato in un secondo tempo per lavare i panni colorati, per pulire i pavimenti di legno e addirittura per lavare i capelli di tutti i suoi familiari. Ma adesso il destino del ranno non la interessava: il suo scopo era di arrivare velocemente al fiume, all’altezza della chiesa di San Francesco, per provare ad accaparrarsi la “sua” pietra. Per essere più veloce, decise di mettere nella cesta solo una parte dei panni; intanto avrebbe sciacquato quelli, tanto per occupare il posto. In un lampo attraversò il paese e percorse a rotta di collo la discesina che dalla piazza portava al greto del fiume. Non poteva credere ai suoi occhi: la pietra della discordia era libera, ancora non era arrivato nessuno. In un lampo la raggiunse e posò la cesta; in lontananza vide arrivare un gruppetto di donne: si sistemò e iniziò a battere i panni sulla pietra, impaziente di osservare la reazione delle massaie che si stavano avvicinando. Lo stupore che lesse negli occhi di quelle nel vederla lì, la ripagò di tutto… un’immensa soddisfazione e un intenso senso di beatitudine si impadronirono di lei: quel giorno fu gioviale e cordiale con tutte, parlò in continuazione e si offrì in più di un’occasione di aiutare a torcere i panni dell’una e dell’altra, prima di poggiarli sui cespugli per farli asciugare al sole.
A sera, le donne si aiutarono reciprocamente a piegarli, li riposero nelle ceste e si avviarono verso casa; nessuna durante la giornata aveva commentato l’assenza della donna.
Arrivata a casa, rifece il suo letto, rimandando il cambio degli altri al giorno successivo, poi preparò la cena canticchiando. A tavola fu estremamente loquace, poi riassettò tutto allegramente e si addormentò felice, inebriata dal profumo delle lenzuola fresche di bucato.
La mattina seguente si svegliò stranamente malinconica; una vaga inquietudine la opprimeva. Si scoprì a chiedersi, suo malgrado, come mai la donna del fiume non si fosse vista per tutto il giorno. Sapeva dove abitava, anche se non era mai stata a trovarla e senza neanche rendersene conto, si diresse verso casa sua, non preoccupandosi neppure di preparare la colazione. Arrivata, bussò senza esitare e un uomo le aprì la porta; si conoscevano soltanto di vista ed egli non riuscì a nascondere il suo stupore nel vederla lì. Essa gli chiese notizie della moglie, poiché non l’aveva vista al fiume e lui senza dire una parola, le fece cenno di seguirla e la guidò fino alla camera; si fece da parte e la fece entrare.
Ella vide la donna che giaceva nel letto, immobile; il suo respiro era affannoso e la pelle, completamente gialla. Si avvicinò ulteriormente e quando vide che il suo volto scavato era madido di sudore, ebbe un sussulto e si portò una mano alla bocca; poi toccò la fronte della donna e questa si voltò lentamente dalla sua parte e le sorrise.
Allora le sorrise a sua volta e sussurrò: “Guarisci… nel frattempo ai tuoi panni ci penso io…”