adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2016

                     7/6/2016 - 60 ANNI DAL REFERENDIM ISTITUZIONALE

<<<

2 giugno 1946 - A 70 anni dal referendum istituzionale si ripropone attenzione dei lettori l’articolo di Mauro Messeri scritto 10 anni fa su “Laburista notizie”. Continuiamo così la riproposizione di vecchi articoli della rivista per celebrare i quindici anni del periodico.

A 60 ANNI DAL REFERENDIM ISTITUZIONALE E DALLA ASSEMBLEA COSTITUENTE
di Mauro Messeri


1946- L’Italia liberata dal fascismo non può tornare alla Costituzione pre-fascista, deve darsene una nuova e quindi eleggere una Assemblea Costituente che dovrà discuterla e votarla. Già da allora, tra i partiti antifascisti al Governo, vi erano posizioni divergenti in materia. La Costituzione dovrà limitarsi a stilare gli articoli della nuova Costituzione, oppure anche legiferare e quindi governare il Paese.
De Gasperi era assolutamente contrario a estendere i poteri della Assemblea, che in larga maggioranza era composta da uomini provenienti dalle file della Resistenza e dall’antifascismo militante. Egli vedeva in questa presenza una forte carica di pensiero e di azione socialista.
Fu proprio Pietro Nenni, al termine di un classico tira e molla con De Gasperi, ad abbandonare l’idea di una Costituente rivoluzionaria ripiegando su un’assemblea che praticamente non governava.
Togliatti, dei governi Parri e De Gasperi, è ministro di Grazia e Giustizia, rivelandosi poi per i moderati il miglior ministro possibile. Mantiene al loro posto quasi tutti i magistrati fascisti, asserendo che sono buoni tecnici di cui il paese potrà servirsi, elogiando così una delle caste più retrive e compromesse del “ventennio”. La stessa epurazione degli ex fascisti finisce in una bolla di sapone. Su questo punto De Gasperi e Togliatti sono in perfetta sintonia in barba alle proteste e alla rabbia dei vecchi antifascisti e dei Partigiani combattenti.
Non c’è dubbio che l’amnistia di Togliatti fu larga e generosa e lui difese con forza questa posizione affermando che la “rossa e ignorante base” comunista non capisce le superiori necessità politiche.
In questo clima politico il 2 giugno 1946 il popolo italiano è chiamato alle urne per il referendum –Repubblica- Monarchia nonché per l’Assemblea Costituente. L’attesa dei risultati, specie per il referendum istituzionale è sfibrante e carica di ansia. Dopo diversi giorni costellati da alti e bassi, giungeranno i risultati definitivi: 12.182.000 per la Repubblica, 10.362.000 per la Monarchia. Le polemiche su queste votazioni, sulle quali è opportuno non entrare in merito in questa occasione, dureranno lunghi anni.
Da sottolineare politicamente che gli oltre 10.000.000 di voti monarchici, rappresentano un monito di estrema attenzione per la sinistra. Essi dimostreranno che in quell’immediato dopo guerra esisteva in Italia un’imponente forza moderata, pronta a instaurare un regime istituzionale conservatore, che seppure con la legittimità repubblicana, fosse comunque la continuazione del vecchio Stato liberale pre fascista.
Ma il 2 giugno si è votato anche per l’Assemblea Costituente. Il primo voto politico libero, allargato alle donne, che l’Italia affronta nella sua storia.
I risultati confermano una poderosa affermazione della Democrazia Cristiana, con circa 8.000.000 di voti. C’è la sorpresa a sinistra: il Partito Socialista di Unità Proletaria con 4.758.000 voti supera i comunisti che ne ottengono 4.360.000.
Da subito la Costituente si mette a lavorare, con i condizionamenti di De Gasperi appoggiato da Togliatti: essa non può legiferare cioè non può varare leggi anche sociali che prefigurino uno Stato di rivoluzione ancorché democratica.
Finalmente il I° Dicembre 1948 la Costituzione della Repubblica Italiana entra ufficialmente in vigore.
Dopo ampie convergente e profondi dissensi la Carta, firmata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, e da Umberto Terracini Presidente della Costituente, divenne protezione e garanzia per la libertà di tutti gli italiani.
Ci sembra storicamente ed affettuosamente giusto, chiudere questo anniversario con le ragioni e gli obbiettivi che Sandro Pertini spiegò alla “Stampa” di Torino il 20 Aprile 1975: “Lo sapevano tutti che non potevamo accontentarci della Libertà, di una libertà qualunque. Non volevamo solo cancellare l’Italia fascista, ma anche impedire che si tornasse all’Italia prefascista. Perché è vero che prima del fascismo c’era una certa libertà, ma era astratta. Non era libertà quella di decine di migliaia di contadini del Sud condannati all’emigrazione e alla fame. E non era libertà quella che aveva condannato tutte le rivendicazioni popolari, che aveva usato il cannone, che aveva aperto i tribunali militari in Sicilia.
Ecco noi combattevamo anche contro la nostalgia del ritorno al passato. Credo di poter dire che nessuno pensò ad una vera e propria rivoluzione nel senso attuale della parola. Una rivoluzione no, un rinnovamento sociale e profondo, un’Italia nuova, quella sì, la immaginavamo e la volevamo”.
Le affermazioni del Presidente Pertini, carattere talvolta bizzoso ma con grande spessore intellettuale e morale, ci invitano a meditare seriamente. La carta Costituzionale va difesa principalmente dal popolo, dai lavoratori, nel nome dei quali recita proprio l’articolo uno: “L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”