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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2016

                     7/6/2016 - REFERENDUM COSTITUZIONALE

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PERCHE’ VOTARE “NO!”
AL REFERENDUM CONFERMATIVO
DELLE MODIFICHE ALLA COSTITUZIONE
di Casalini Giovanni

La nostra Costituzione è stata profondamente modificata dal Parlamento nella seconda parte che riguarda la cosiddetta ingegneria istituzionale, e cioè il funzionamento e i poteri degli organi dello Stato, sono stati modificati ben quarantasette articoli.
La prima considerazione è che una così vasta operazione di cambiamento non doveva e non poteva essere effettuata da un Parlamento che è in carica grazie ad una legge elettorale, e cioè il famigerato porcellum, che la Corte Costituzionale aveva dichiarata illegittima per non essere rispettosa dei principi della giusta rappresentanza politica e della sovranità popolare.
Cambiare tanti articoli che in particolare rafforzano i poteri del governo, che superano il sistema parlamentare del 1948 con la soppressione del vecchio Senato, che riducono le competenze delle Regioni, che aboliscono le Provincie, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), farà sentire sicuramente i suoi riflessi anche sui principi fondamentali e sull’esercizio dei diritti e dei doveri dei cittadini, solennemente dettati nella prima parte della Costituzione e che sono i pilastri della nostra repubblica e della nostra democrazia.
Allora, sarebbe stato logico e doveroso e sarebbe logico e doveroso che la Costituzione così come è nata fosse stata e fosse nello stesso modo cambiata: con la partecipazione del popolo attraverso la elezione di una Assemblea Costituente, e non da un Parlamento e sostanzialmente mediante la iniziativa di un Governo e soprattutto dal suo Capo, che non risultano – come sappiamo per la decisione della Corte Costituzionale – corretta e diretta espressione della sovranità popolare.
Se è vero che si elimina il Senato come concepito dalla Costituzione in vigore, per velocizzare i procedimenti legislativi, per porre fine alle difficoltà del bicameralismo perfetto, è anche vero che ne rimane assurdamente il nome (!), diventa la Camera delle Regioni e delle Autonomie Locali, però ancora con non poche competenze legislative sempre in concorso con la Camera dei Deputati, e, ad esempio, con la partecipazione alle elezioni del Capo dello Stato, il quale poi nomina – nella Camera delle Autonomie! – cinque Senatori a vita per meriti che contraddittoriamente con le Autonomie non hanno nulla a che vedere.
Meglio sarebbe stato e sarebbe non ridurre le competenze delle Regioni, abolire del tutto l’istituzione Senato, e puntare a un deciso dimagrimento della Camera dei Deputati, anche con il salutare abbassamento dei costi.
Ma l’obiezione maggiore al nuovo Senato riguarda le modalità della sua composizione: di non eletti ma di membri di diritto e altri nominati, e ovviamente nominati per accordi tra i partiti o meglio tra le oligarchie dei partiti e che cumuleranno cariche, con tanti saluti agli impegni continui e totali da dedicare ai loro ruoli primari.
Un bel pasticcio.
Così non va, come non va il modo con il quale si sono varate le nuove città metropolitane, anche queste con organi non formati da libere elezioni tra i cittadini.
La nuova Costituzione sulla quale saremo chiamati ad esprimere ad ottobre prossimo il nostro consenso o il nostro dissenso risulta ispirata ad un notevole accentramento di poteri, i politologhi lo definiscono “verticalizzazione dei poteri”, ad un decisionismo il meno possibile indirizzato e controllato da organi elettivi e rappresentativi, alla rottura di un equilibrio tra la efficienza ed efficacia delle istituzioni e la necessaria partecipazione, rottura che accresce la distanza tra politica e società e che produce il progressivo astensionismo.
Questa convinzione si rafforza, prendendo in esame le prospettive della applicazione della nuova legge elettorale, che viene dichiarata immodificabile da parte della maggioranza, dell’attuale partito di maggioranza e soprattutto da parte dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, legge che è funzionale al disegno accentratore: la tendenza, che certo non si può definire democratica, è quella di ridurre quanto più possibile gli ambiti del dissenso e della opposizione, che invece sono le condizioni essenziali di una reale democrazia, e in ultima analisi la concorrenza politica, magari con la più che prevedibile formazione del “listone”, stante il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione di liste.
Sono le ragioni che indurrà lo scrivente a esprimere un NO! al referendum confermativo.
Ma naturalmente si tratta della personale opinione dello scrivente; ma il nostro periodico, è aperto, come sempre, al confronto e ad interventi con opinioni diverse.
Giovanni Casalini