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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2016

                     26/9/2016 - SISTEMA BANCARIO ITALIANO

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Solidità patrimoniale e problematiche del sistema bancario italiano

L’EBA, European Banking Authority, il 29 luglio u.s. ha pubblicato i risultati degli esercizi di stress tests condotti in collaborazione con la BCE (Banca Centrale Europea) e le autorità di vigilanza nazionali per verificare la consistenza dei capitali delle banche europee in una condizione economica normale o in ipotesi avverse da qui al 2018. E’ stato certificato che le maggiori banche del nostro Paese (cd significative) non hanno problemi di capitale. Fa eccezione il Monte dei Paschi di Siena per il quale sono in corso interventi mirati per dotarlo di fondi patrimoniali più appropriati (1). Gli stress tests hanno evidenziato che vi sono delle banche con carenza di capitale in tutti i paesi europei, in particolare in Irlanda e Austria. A titolo di cronaca va detto che Banca Intesa è considerata tra le big europee.
Il parametro o l’indice utilizzato per valutare la consistenza patrimoniale è il CET 1 ratio (Common equity tier 1), il rapporto fra il capitale primario della banca (capitale versato, utili non distribuiti, riserve e fondi specifici) e le attività ponderate, cioè le attività stimate seguendo una prescritta classificazione dei rischi.
Per completare il quadro della situazione bancaria italiana va detto che Il CET 1 delle banche di minori dimensioni, cosiddette non significative, è in linea con i migliori dati del sistema e anche la copertura dei crediti deteriorati è pari a quella delle banche di maggiori dimensioni ( accantonamenti oltre il 40% del totale dei crediti deteriorati). Fra queste banche minori va rimarcata la buona consistenza dei fondi patrimoniali delle BCC (Banche di credito cooperativo) con il CET 1 al 16,50 % mentre la media nazionale del sistema bancario è del 12,80%. La percentuale minima richiesta dalle autorità di vigilanza è dell’8% con varie specifiche tecniche, ma dal 2015 per ogni singola banca le autorità di vigilanza stabiliscono un minimo da detenere per far fronte agli stress test.
Si può commentare i dati sopra esposti osservando che i problemi del nostro sistema bancario non riguardano la consistenza dei capitali ma la ridotta capacità di fare congrui utili di esercizio.
E’ uno scenario, quello della minore capacità di fare reddito, che la clientela ha già sperimentato sulla propria pelle non percependo più sui risparmi le rendite degli anni passati e, fatto banale ma indicativo, non ricevendo più i tradizionali omaggi di fine anno.
Ciò premesso è ovvio che senza utile di esercizio non vi è neanche la distribuzione dei dividendi per gli azionisti e di conseguenza non vi è convenienza ad investire nelle società bancarie. Ci sono banche in vendita a condizioni vantaggiose ma mancano i compratori e mancano pure investitori per effettuare aumenti di capitale necessari per risolvere altre crisi. E, come è noto, non è più il tempo degli interventi statali.
Nel breve periodo non si prevedono rischi per azionisti e creditori, cioè depositanti del risparmio e detentori di obbligazioni bancarie, salvo le eccezioni legate al destino di poche banche il cui nome è già stato reso noto dai media. Si deve tuttavia tenere conto del fatto che nel portafoglio delle banche italiane i crediti deteriorati o NPL (abbreviazione di Non Performing Loans ) sono tanti e tantissimi sono i titoli obbligazionari di stato soggetti a possibile svalutazione per effetto dell’aumento del debito pubblico.
In altre parole a mio avviso viviamo già l’ipotesi “adverse”. L’impresa bancaria non è più un mito di ricchezza.
Solo con la crescita economica si possono migliorare sensibilmente gli attivi bancari e ridurre il debito pubblico. La ripartenza del mercato immobiliare, per esempio, consentirebbe un rapido rientro dei crediti incagliati, o in sofferenza, garantiti da ipoteche. Realisticamente va però preso nota che il Pil non decolla, il debito pubblico aumenta, il petrolio è una medaglia con due facce (riduce i costi energetici ma riduce capacità di acquisto dei paesi produttori), e così per altre materie prime.
Sulla condizione reddituale delle banche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha fatto presente che un “un recupero di redditività passa necessariamente attraverso un aumento dell’efficienza, un contenimento dei costi, un ampliamento delle fonti di ricavo; mirate operazioni di aggregazione, condotte secondo logiche strettamente industriali, possono stimolare e favorire questo processo”. Il Governatore fra l’altro ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di una gestione più determinata per il recupero dei crediti deteriorati visto che le nuove procedure dovrebbero consentire ai Tribunali una maggiore speditezza nell’evasione delle pratiche come già avviene negli altri paesi europei.
Le osservazioni di Visco sono condivise dalle banche e recepite nei loro model business. In tal senso hanno già intrapreso iniziative come la chiusura o il trasferimento di filiali, hanno ampliato e intensificato l’operatività on line e sono allo studio ipotesi di accorpamenti per conseguire economie di scala. E’ in corso pure la riduzione del personale dipendente attraverso l’attivazione di ammortizzatori sociali. Sull’ampliamento delle fonti di reddito tutti condividono la necessità di arricchire la gamma dei servizi. Significativa al riguardo è l’opinione di Pietro Gros, Presidente di Banca Intesa: “l’evoluzione delle banche si realizzerà con lo sviluppo di nuovi servizi”.
Per il buon nome delle banche è infine di vitale importanza la scelta di amministratori e dirigenti capaci di guidare l’impresa bancaria secondo rigorosi criteri di sana e prudente gestione aziendale. Per sana gestione va inteso il rispetto della complessa normativa bancaria ivi compresa la fattispecie del conflitto di interesse, prima causa di tante banche in crisi. La scelta di persone qualificate è una grossa responsabilità che oggi, venuto meno il paracadute statale, ricade su azionisti e soci chiamati a salvaguardare la sicurezza delle imprese bancarie in quanto strumenti indispensabili per lo sviluppo non solo economico delle nostre comunità.
E’ auspicabile che un’autorità pubblica (Banca d’Italia?) venga incaricata dal MEF di provvedere periodicamente alla stampa di un report sul sistema bancario italiano per consentire alla clientela di fare il confronto fra più dati e di farsi un’idea sulle scelte più consone alle proprie aspettative.
Per quanto concerne il nostro territorio vale la pena di ricordare che la Cassa di Risparmio di Firenze fa parte del Gruppo Banca Intesa, che le Casse di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno fanno parte del Gruppo Banco Popolare e che le Banche di credito cooperativo fanno parte del Gruppo Iccrea Holding.
(GFT)
1) Il Sole24ore del 30 luglio 2016
2) I finanziamenti a tasso sotto zero della BCE alle banche in grado di ottenerli portano liquidità ma il reinvestimento non sempre è fruttuoso.