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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2016

                     26/9/2016 - RIFLESSIONI DI FINE ESTATE

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di Marino Bianco

1) – Un inutile spettacolo
Il 22 agosto ci siamo goduti la teatralità della visita dei “Tre Grandi” (cioè, Renzi, Hollande e Merkel) o piuttosto della Kaiserin con i due paggetti, all’isola di Ventotene, e abbiamo da loro ottenuto la rassicurazione che l’Unione Europea c’è e continua nonostante la Brexit.
Meno male poiché non ci avevamo pensato!
E i “Tre Grandi” hanno nuovamente salmodiato che ci sarà cooperazione per la sicurezza nei confronti del terrorismo e per fronteggiare l’emergenza immigrati, che da noi sta subendo in questo periodo una particolare recrudescenza.
Ma non è certo con i simbolismi, e cioè con l’omaggio alla tomba di Altiero Spinelli (non è questa l’Europa che egli voleva!), o con le brevi chiacchiere sulla portaerei Garibaldi, con lo scenografico sfondo dell’isola, che l’Unione Europea può …battere un colpo (per dimostrare che c’è) che si può tranquillizzare sul senso e sulla efficienza della UE, fino ad oggi molto inconcludente e fortemente divisa su quei temi.
Invero, non proprio chiacchiere al vento, poiché all’ennesima richiesta di “flessibilità” da parte di Matteo per le nostre manovre di bilancio (sembra che ogni poco l’Italia debba chiedere un obolo all’Europa), salva la scontata “comprensione” di François, Angela (che ora dovrà fare fronte alla scottante sconfitta elettorale nel proprio Länder inflittale dalla destra radicale) non ha dato l’assenso, ma ha risposto graziosamente che sono da rispettare i parametri dei trattati e le competenze della Commissione Europa.
Insomma, al premier Renzi, a parte i certamente non lievi costi, non occorreva la spettacolarizzata crociera sul Tirreno, per collezionare l’ennesimo buco nell’acqua!

2 – Il tragico sisma
Il 24 agosto, ancora una volta abbiamo pagato con tanti morti e con la distruzione di interi borghi la fragilità ambientale e la vetustà e la insicurezza di tanti insediamenti abitativi del nostro Paese, suggestivi ma molti risalenti al Medio Evo.Ora, a fronte delle pacate e condivisibili parole di Papa Francesco, che si è ben guardato dal coinvolgere Dio e che dimostra in ogni occasione di sapere fare politica meglio dei nostri rappresentanti istituzionali, le inaccettabili avventate e demagogiche affermazioni del Vescovo di Rieti, secondo il quale “non sono i terremoti che uccidono ma le opere dell’uomo”.
A quell’incauto prelato si sarebbe dovuto interloquire, facendo riferimento alla sue convinzioni religiose, chiedendogli: “ma perché Dio ha permesso che il campanile di una chiesa con un sol colpo uccidesse tutte le quattro vite di una incolpevole giovane famiglia?”
Anche al riguardo ha dovuto porre rimedio Papa Francesco affermando laicamente ciò che ormai tutti pensiamo, e, cioè, che “l’ambiente deve essere rispettato altrimenti si vendica”.
Dunque, ben vengano le doverose indagini della Magistratura, ben si individui e si persegua il contributo di responsabilità personali (senza, però, caccia alle streghe); ma come si ricava dal monito di Francesco abbiamo piuttosto bisogno di una aggiornata mappa dei rischi su tutto il territorio nazionale, di una seria programmazione di risorse e di interventi per metterlo, in quanto possibile, in sicurezza, di una legislazione adeguata per effettivi controlli sulle opere pubbliche e private: cioè, di una organica e incisiva politica ambientale.
Non vogliamo assistere soltanto al tormentone delle interminabili indagini giudiziarie e delle connesse prevedibili polemiche, bensì ad un impegno sollecito delle istituzioni per alleviare i lutti e per eliminare i gravissimi disagi delle popolazioni colpite, non già ancora una volta con promesse roboanti ed elettoralistiche, ma con fatti rapidi ed incisivi.
E anche senza strumentalizzazioni.
A proposito della Unione Europa non pare proprio che si possa considerare, come enfaticamente è stato fatto dal nostro Governo, un particolare successo “l’apertura” della Cancelliera tedesca per i fondi straordinari all’Italia per le opere del post-terremoto: quei fondi non c’entrano con la “flessibilità” come ci è parso che si volesse far credere con i comunicati dei codini mass media, non rientrano nei limiti di spesa del “patto di stabilità”, costituiscono il minimo che si può aspettare uno Stato dell’Unione Europea (se questa ha una ragione di essere!) nel caso di così gravi calamità.

3 – I bradisismi dell’economia
Un giorno si afferma che c’è la crescita (anche se inferiore a quella degli altri Stati europei) e ciò grazie alle vantate riforme del Governo come ci ammannisce l’enfatico ottimismo del premier (novello Candide); il giorno dopo l’ISTAT e gli Istituti Finanziari internazionali si premurano di segnalare che il prodotto interno lordo (PIL) non cresce

ma si riduce, i consumi calano insieme alla produzione industriale, il debito pubblico ha battuto ogni record, la disoccupazione giovanile nonostante il jobs act aumenta, la pressione fiscale è maggiore ancorché Matteo affermi il contrario, l’amministrazione della Giustizia è al collasso.
E, intanto, il meglio del nostro Paese è sempre più in pasto al capitale finanziario straniero.
Si va avanti (secondo la “ufficialità” delle dichiarazioni del nostro Governo) e indietro (secondo i numeri e i dati reali autorevolmente forniti), sempre però di qualche “0,”, così come nel Serapeo di Pozzuoli. Sarebbe invece necessaria una bella scossa di assestamento, che dopo oltre due anni e mezzo il provvidenziale rottamatore e innovatore (oggi chiamato addirittura al ruolo di “ricostruttore”) ed il suo giglio magico non pare proprio che siano riusciti ad imprimere, a differenza di quanto è avvenuto in Paesi in condizioni peggiori delle nostre e che ci hanno superato.

4 – Le piroette di Matteo
Il nostro Presidente del Consiglio sulla riforma costituzionale ha da prima tentato lo stesso gioco che gli era riuscito per assurgere a Sindaco di Firenze e poi a segretario del PD: “se la riforma viene bocciata nel referendum vado a casa”.
Poi, ha cominciato a correggere il tiro, richiamato da molti ad evitare l’eccessiva “personalizzazione”, argomentando che, dal momento che la riforma costituzionale è la chiave di volta della nuova Italia e della ripresa, ove l’iniziativa del Governo fosse respinta dal voto referendario sarebbe stato giusto che il Governo stesso traesse le conseguenze, dimettendosi.
Ora, invece, salvo qualche estemporaneo ritorno alle precedenti posizioni, sembrerebbe che l’impostazione definitiva sia che, indipendentemente dall’esito del referendum sulla sua “Grande Riforma”, la legislatura non è in pericolo e il Governo andrà fino alla naturale scadenza del 2018!
Tant’è che, mentre all’inizio la data del referendum sembrava dovesse fissarsi per la fine di settembre, non si sa ancora quando sarà indetto (ripensamenti e incertezze evidentemente suggeriti da non favorevoli sondaggi).
Non si può fare a meno di pensare come questi cambiamenti, siano oltretutto non rispettosi per …il convitato di pietra Sergio Mattarella (al quale soltanto spetta di stabilire il destino della legislatura in corso); e non si può fare a meno di pensare, oltre al personaggio di Voltaire, anche ai Dervisci Rotanti della tormentata Turchia oggi alla ribalta della tragica cronaca internazionale.
E aspettiamo le decisioni del 4 ottobre della nostra Corte Costituzionale, per intrattenerci sulla legge elettorale, e per constatare se vi saranno piroette anche in ordine alla stessa, nonostante le ripetute affermazioni, fino ad oggi, che quella legge “non si tocca!”.
Marino BIANCO