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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 DICEMBRE 2016

                     18/11/2016 - LA MANDRIA A SAN FRANCESCO

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di Silvia Barchielli

La campana della chiesa di San Francesco aveva da poco suonato mezzogiorno; erano lì dalla mattina e ancora non avevano finito di salutare gli abitanti del paese che ormai conoscevano da tanto tempo e che incontravano due volte l’anno. Erano di ritorno dalla Maremma, dove avevano portato le loro greggi a passare l’inverno; due dei suoi cinque figli erano con lui, insieme ai tre nipoti più grandi; gli altri erano rimasti a casa con le donne e i bambini più piccoli, per mandare avanti il podere. Non vedeva l’ora di tornare a casa e di rivederli tutti, ma questa volta non aveva la stessa premura. Non era come le altre cento volte: centodue volte, per la precisione: le aveva contate. Alzò lo sguardo verso una persiana: era serrata. Allora chiuse gli occhi, rimanendo col viso rivolto verso quel muro in cui si apriva quella finestra, alla quale una mattina di settembre di tanti anni fa, era apparsa lei. Giulio aveva allora ventun’anni, era la seconda volta che accompagnava suo padre e suo nonno in Maremma; erano partiti qualche giorno prima dal Casentino e avevano visto il gregge ingrossarsi via via che altri pastori si univano a loro in quel triste viaggio verso un posto lontano, il cui clima più mite e i pascoli più abbondanti, non riuscivano a cancellare del tutto la tristezza per la lontananza dagli affetti e dai luoghi più cari.
Erano passati dalla Consuma, poi da Borselli e da Diacceto, transitando infine per Nipozzano e, una volta arrivati a San Francesco, si erano fermati per far abbeverare le pecore, i cani e i cavalli nella Sieve. Anche loro si erano rifocillati barattando con gli abitanti un po’ di latte fresco e di formaggio, con pane e frutta.
Mentre aspettavano di ripartire, Giulio si aggirava annoiato nel cortile della mandria, uno spazio che si apriva all’interno della strada che costeggiava la Sieve, in prossimità del ponte mediceo; quel rientro si chiamava così da tempo immemore poiché da centinaia di anni i pastori usavano stazionare momentaneamente lì in autunno e in primavera con i loro armenti. Guardando verso l’alto si era accorto che affacciata ad una finestra c’era una ragazza; non ne aveva mai vista una più bella. Quando lei aveva incrociato il suo sguardo, si era ritratta e così non l’aveva vista più, se non nei suoi sogni nei successivi sei mesi. Il ricordo di quel volto lo aveva accompagnato sul ponte della Sieve e poi mentre attraversavano l’Arno a Rosano; era stato con lui nella lunga strada del Chianti e ancora nelle terre senesi e nei tratturi grossetani; sempre con lui nelle lunghe notti solitarie passate nella loro vergheria, la capanna circolare che aveva costruito col babbo e il nonno non appena arrivati a destinazione; ancora con lui nelle lunghe e noiose giornate trascorse in Maremma. Giulio aveva gioito nel ricordare quel volto e aveva sofferto pensando che forse ella era già fidanzata o che comunque avrebbe potuto diventarlo nel frattempo: mentre lui guardava le pecore pascolare, chissà lei quanti ragazzi aveva occasione di vedere! Si chiedeva perché non avesse cercato di parlarle, come mai non avesse provato a bussare alla sua porta; come gli sembrava facile, ora che era così lontano! In quel momento, se ne avesse avuta la possibilità, non solo avrebbe bussato, ma avrebbe fatto di tutto per rivederla: l’avrebbe aspettata sotto casa, l’avrebbe accompagnata per la strada, avrebbe parlato con suo padre… si sentiva in grado di fare tutto, maledicendo tutto il tempo che stavo perdendo a più di duecento chilometri di distanza.
Momenti di angoscia si alternavano ad attimi di incosciente felicità; l’unica cosa che gli appariva chiara era che non vedeva l’ora di tornare indietro e di arrivare sotto quella finestra.
La primavera infine era arrivata anche quell’anno e mai egli l’aveva così attesa. Per tradizione, il nonno e i suoi compagni ripartivano sempre l’8 maggio, la data dell’apparizione di San Michele Arcangelo, e per la prima volta in vita sua Giulio si era ritrovato a pregare quel Santo affinché rendesse non solo sicuro, ma anche veloce quel viaggio di ritorno. Durante quelle due settimane si era sentito al settimo cielo, così come i suoi compagni, solo che loro avevano amori certi ad attenderli, mentre lui probabilmente inseguiva solo un sogno. Il tragitto avrebbe potuto essere anche un po’ più breve, ma erano costretti ad allungarlo poiché il loro passaggio era inviso ad alcuni contadini i quali pretendevano che i pastori scansassero le zone più abitate e quindi con maggiori coltivazioni. Alcune famiglie di coloni invece offrivano loro ospitalità per la notte nei fienili in cambio di latte fresco; man mano che si avvicinavano alla meta, egli era sempre più cordiale con quella buona gente. Finalmente un pomeriggio erano arrivati a San Francesco; per fortuna le pecore, spinte dalla sete, si erano avviate velocemente verso il fiume ed egli aveva potuto così raggiungere in fretta quella corte. Aveva guardato verso la finestra, ma nonostante fosse aperta, lei non c’era. Gli si era chiuso lo stomaco e le gambe avevano iniziato a tremare. Aveva pensato che era stato uno stupido, che si era illuso per niente e che se lo meritava: cosa poteva pretendere? Quella ragazza gli aveva forse promesso qualcosa? Con chi poteva prendersela se non con se stesso?
“Vuoi un po’ di vino?” aveva sentito chiedere improvvisamente. Si era voltato e l’aveva vista dietro di sé, ancora più bella di quanto non ricordasse. Aveva risposto di sì e lei gli aveva porto un bicchiere, che aveva riempito con difficoltà sollevando a fatica un fiasco colmo, mentre a Giulio pareva che la sua mano tremasse. L’aveva aiutata a tenere il fiasco fermo e le aveva sfiorato le dita; lei aveva sorriso e aveva detto che era contenta di rivederlo. Egli aveva toccato il cielo con un dito: in quei sei mesi trascorsi a pensarla, tante volte si era chiesto se lei lo avesse almeno notato. Aveva deciso che non c’era tempo da perdere e che doveva recuperare tutto quello sprecato inutilmente e le aveva quindi detto senza mezzi termini che in tutto l’inverno non aveva fatto altro che pensarla e che era stata il ricordo più bello che gli avesse tenuto compagnia. Alle sue parole l’aveva vista arrossire e poi sorridere; non gli aveva detto nulla, ma egli aveva pensato che probabilmente per lei era stato lo stesso. Ne aveva avuta poi conferma nei cinquant’anni successivi, ogni volta che sua moglie gli aveva raccontato che per tutto quell’inverno non aveva atteso altro che di poterlo rivedere.
Adesso aveva settant’un anni suonati; per cinquantun’anni aveva continuato la sua vita di pastore transumante, aveva percorso centinaia di chilometri dall’Appennino alla Maremma e viceversa, sempre rimpiangendo i sei mesi che lo allontanavano da sua moglie; ma la certezza di rivederla al suo ritorno e la consapevolezza che anche lei lo stava aspettando, anno dopo anno, gli aveva sempre dato la forza di resistere a quei viaggi devastanti per il corpo e per l’anima.
Ogni volta che passava da San Francesco, si ritrovava a guardare verso quella finestra, anche se sapeva che lei lo stava aspettando a casa loro in Casentino; ma quel muro dalle vistose crepe per lui si illuminava al ricordo di lei e gliela faceva sentire vicina.
Questo era il suo ultimo viaggio; era troppo vecchio per sopportare quella fatica: sua moglie, i suoi figli e i suoi nipoti erano la sua ragione di vita. Ormai il suo posto era a casa, dove avrebbe potuto rendersi utile finché un minimo di salute glielo avesse permesso. Ma la consapevolezza di fare qualcosa per l’ultima volta, era la conferma della vecchiaia che era sopraggiunta; la certezza di essere arrivato quasi alla fine della sua vita, seppure così dura, era una verità dolorosa. A casa, è vero, c’erano i ricordi di una vita felice, ma guardare quello spazio, quel muro, quella finestra, gli dava l’illusione di veder riapparire quella ragazza, di poter ricominciare a sognare come allora. Questa era la centoduesima volta che affrontava quel viaggio: e altrettante volte lo avrebbe riaffrontato se solo avesse potuto ricominciare tutto da capo.