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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 DICEMBRE 2016

                     18/11/2016 - INDIFFERENZA

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La malattia della indifferenza

Stiamo assistendo al fatto che il mondo sta sgretolandosi, la società sta diventando sempre più “liquida” ed è sempre più difficile fare coesione, formare gruppi sociali attivi per costruire insieme la pace e la giustizia sociale .
C’è una palpabile indifferenza verso le tante, troppe guerre, una insofferenza generalizzata verso il fenomeno biblico dell’immigrazione con popoli interi che fuggono dalla guerra, dalla fame e in genere da ogni forma di povertà.
Queste tragedie, in grande maggioranza, non vogliamo vederle, chiudiamo porte e finestre, rintanati nelle nostre case, come fanno la maggior parte dei Governanti, che sembrano sopraffatti e rassegnati, senza sentire il richiamo dei valori della fratellanza e della solidarietà. Le grandi potenze sono assenti o addirittura provocano guerre per loro esigenze energetiche o di mercato come avviene nel Medio-oriente o, peggio ancora , fanno grossi affari con la vendita di materiale bellico.
Gli interessi personali o nazionali prevalgono su quelli generali. Ed è miopia non tenere conto del bene comune perché venendo meno questo non c’è più spazio e prospettiva neanche per il benessere individuale, sia personale che nazionale. Vi sono ammirevoli eccezioni: Associazioni, più o meno famose, come Unicef, Save the Children, Medici senza frontiere, Caritas, la Comunità di Sant’Egidio che sono di esempio per i Governi e vi sono migliaia e migliaia di volontari che ogni giorno rischiano la vita o, addirittura, restano uccisi mentre sono impegnati a portare sollievo alla gente che soffre per la fame, per le ferite e per le malattie. Sono tutti esempi luminosi, ma limitati, per la vastità dei problemi che richiedono innanzitutto politiche internazionali di grande respiro per imporre ovunque la pace e per dare prospettive di sviluppo per la convivenza sociale e per la cura dell’ambiente devastato.
Il “coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani”, cui fa parte anche il Comune di Pontassieve (vedi www.cittàperlapace.it), per combattere l’indifferenza incoraggia e sostiene iniziative come la marcia annuale Perugia-Assisi (promossa dall’Associazione “Tavola per la pace”) che, quest’anno, è stata organizzata contro la violenza e l’indifferenza. La marcia si è tenuta la notte del 9 ottobre con le fiaccole per “illuminare simbolicamente tutte le notizie che non vengono date e che riguardano i conflitti, le guerre nel mondo e in particolare quelle nelle vicinanze delle nostre case”. Vi hanno partecipato più di centomila persone appartenenti a tutte le etnie e religioni, “tutti differenti, ma tutti insieme per la pace” (David Brodman, Rabbino di Israele).
Va realisticamente detto che questa lodevolissima iniziativa non ha trovato spazio nei grandi media e quindi nell’opinione pubblica. Fu così anche in occasione delle guerre balcaniche al di là delle nostre coste adriatiche.
Nel mondo indifferente e distratto di oggi occorre una migliore e più intensa comunicazione, e per dare continuità bisogna scendere più spesso in piazza per manifestare la voglia di pace che richiede pure impegno contro la corruzione, la criminalità, e non ultime, le evasioni fiscali che incrementano quelle diseguaglianze sociali che stanno alla base di tanti conflitti mondiali.
Papa Francesco, con una frequenza incessante, ininterrotta, esorta tutti quanti a mettersi in cammino, trovarsi insieme, adoperarsi per la pace, affrontando la grave malattia del secolo: l’indifferenza, il morbo che rende inerti e insensibili. Nel suo intervento ad Assisi del 19 settembre u.s. il Papa è stato particolarmente duro nei confronti di “ chi schiva le difficoltà e si volta dall’altra parte, se i suoi interessi non sono toccati” e chi ”si lava le mani di problemi non suoi”. Critica inoltre “l’approccio virtuale di chi giudica tutto e tutti sulla tastiera di un computer, senza aprire gli occhi alle necessità dei fratelli e sporcarsi le mani per chi ha bisogno”.
Viene in mente l’impegno della migliore gioventù americana del secolo scorso che costrinse il Governo degli Stati Uniti a cessare la guerra in Vietnam. Il loro motto era ”I care”. Don Lorenzo Milani lo scrisse sulla parete dell’aula della sua Scuola di Barbiana e trasmise il messaggio ai giovani d’Italia. Tradusse il motto - I care - con l’espressione “me ne importa, mi sta a cuore”.
Questo periodo storico è fin troppo pieno di guerre e di sanguinosi conflitti, farne un elenco è pressoché impossibile. Vi sono guerre sotto i riflettori dei media, vedi Siria, Irak e Libia perché sono paesi interessanti per evidenti motivi economici legati all’acquisto di petrolio e al ritorno di ricche commesse in petroldollari. E sempre in evidenza, per molteplici ragioni, c’è il conflitto permanente fra Israele e i Paesi arabi. Vi sono guerre poco citate come quelle del Corno d’Africa. Sono pure dimenticati i conflitti sanguinosi all’interno degli stessi Paesi, vedi quelli latino americani. L’elenco potrebbe continuare con il rischio di non citare guerre e scontri che causano comunque milioni di morti, alcuni ipocritamente giustificati con motivazioni religiose come se esistesse un Dio dichiarato della guerra.
Non possiamo rimanere “inerti e insensibili” .
Per la conquista del bene primario della pace va ricreato e diffuso in tutto il mondo lo spirito che nella seconda metà del secolo scorso animò i giovani americani. Occorre impegnarsi tutti e agire, specialmente i giovani, per rinverdire il motto: “I care” .
E’ un impegno che richiede l’organizzazione di iniziative di massa di carattere popolare e la trasmissione di efficaci messaggi attraverso la vastissima rete sociale, in particolare facebook e twitter. Occorre pressare tutti i Governi del Globo perché facciano politica di alto livello per creare le premesse di una pace prolungata e continuativa.
E’ un sogno, ma lo era anche quello dei giovani americani. Civis