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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 DICEMBRE 2016

                     18/11/2016 - AZEGLIO CIAMPI

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Ricordo Carlo Azeglio Ciampi anche con affetto e rimpianto personale.


Carlo Azeglio Ciampi ha servito la Repubblica con umiltà e lo ha fatto con grandezza. È stato l’ultimo colpo di coda della tradizione rosselliana e del partito d’azione. Non molti ricordano infatti che egli da giovane era stato il segretario della sezione di Livorno del Partito d’Azione e che dopo la scomparsa di questo non aveva aderito a nessun partito, entrando poi in Banca d’Italia. Mi raccontò che nel giugno 1945 aveva organizzato a Livorno una commemorazione congiunta di Carlo Rosselli (ucciso il 9 giugno 1937) e di Giacomo Matteotti (ucciso il 10 giugno 1924).

Essere stato Ministro con lui ha costituito una grande esperienza, non solo politica, ma etica e di costume. Credo che a distanza di anni si possa dire con rimpianto che il Suo governo sia durato troppo poco.

Ancora nel 2013 aveva voluto concedermi una prefazione per il mio libro “La buona politica”. Voglio riportarne una frase: “L’alternativa non è tra vecchio e nuovo…il discrimine passa attraverso le motivazioni ideali, attraverso la passione che ispira e sostiene scelte e agire degli individui.”
La nostra amicizia era cominciata paradossalmente da una mia impuntatura. Ero stato chiamato a ricoprire per la prima volta l’incarico di Ministro, all’Ambiente in quelli che dovevano essere gli ultimi quaranta giorni del governo Amato I. Caduto Amato, si era formato il governo Ciampi in cui inizialmente erano entrati Pds e Verdi, questi ultimi rappresentati da Francesco Rutelli. L’Ambiente era stato assegnato a lui ed io ero stato dirottato agli Affari Europei e Regionali. Pochi giorni dopo Pds e Verdi uscivano dal governo per protesta contro la mancata autorizzazione a procedere verso Craxi, voto di cui Ciampi, nemmeno parlamentare, era del tutto innocente. Il Presidente Ciampi allora mi telefona e mi dice: “Spini torni all’ambiente”. Dopo tutti questi spostamenti, io risposi che non ero un pacco postale e che visto che mi avevano messo agli affari europei, ci sarei rimasto. Mi telefona però Antonio Maccanico, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e mi dice: vieni a Palazzo Chigi, il presidente ti aspetta alle 16. Vado e Ciampi mi attendeva con gli appunti manoscritti da lui presi delle conferenze che mio padre Giorgio teneva sul Partito d’Azione a Bari nel 1944. Lessi che mio padre sosteneva che il Partito d’Azione sarebbe stato il partito vincente nella nuova Italia. Un po’ si sorrise, un po’ ci si commosse. Si passò dal lei al tu, e quel punto io sarei stato disposto ad andare dovunque lui mi avesse chiesto. Tornai così all’Ambiente e ricordo la pazienza con cui accoglieva in Consiglio dei Ministri gli undici decreti che partorii in tredici mesi per la costituzione di altrettanti parchi nazionali.

Ciampi era un vero direttore d’orchestra: aveva per ministri giuristi come Paolo Barile, Sabino Cassese, Franco Gallo, solo per citarne tre ed economisti come Luigi Spaventa e Piero Barucci, e ancora Nino Andreatta e Gino Giugni nonché un segretario generale come Andrea Manzella. Sapeva farli lavorare in autonomia e tirare poi le fila.

Due aspetti del suo governo voglio ricordare. Il primo è quello degli attentati. Nel maggio 1993 venne subito a presiedere il Comitato per l’ordine pubblico a Firenze dopo l’attentato dei Georgofili, e ricordo il “Li prenderemo” che in quella sede ci disse Pier Luigi Vigna. La notte degli attentati del 27 luglio a Roma e a Milano, quando venne meno misteriosamente, il centralino di Palazzo Chigi, Ciampi -me lo confidò- temette il peggio. Ma non perse mai la calma.

L’altro aspetto è più politico: l’accordo con le parti sociali che il governo Ciampi seppe realizzare, sempre nel luglio 1993. Forse non c’è qualcosa di attuale in questo? Non dovremmo oggi proporci lo stesso obiettivo?
Credo che proprio le attuali difficoltà che sta attraversando il paese ce lo suggeriscano.

Valdo Spini