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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 DICEMBRE 2016

                     18/11/2016 - UNA NUOVA IDEA SOCIALISTA

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di Roberto Del Buffa

Una nuova idea socialista è possibile

In un numero passato della rivista ho iniziato una recensione dell’ultimo libro di Axel Honneth, L’idea di socialismo: un sogno necessario, affrontando una prima questione sollevata dall’autore, cioè la persistente necessità, ai giorni nostri, di un’idea socialista, cioè di una teoria che riaffermi il carattere meramente convenzionale e negoziatorio delle istituzioni sociali, economiche e politiche. Tale necessità si manifesta in particolare nelle numerose attuali forme di protesta contro lo status quo, che trovano difficoltà a indirizzarsi verso una prospettiva di cambiamento, presentata come sostanzialmente impossibile nell’attuale situazione storica. In questo modo gli obiettivi di uguaglianza, giustizia sociale e solidarietà, che pure taluni di questi movimenti di protesta rivendicano, non appaiano storicamente perseguibili e la protesta diviene sterile e fine a se stessa. Serve dunque una proposta teorica socialista che metta in discussione le attuali condizioni istituzionali della vita comune, in particolare quelle economiche, che escludono i più dall’accesso a condizioni di vita dignitose. Honneth prosegue riconoscendo il fallimento del socialismo, nelle forme che abbiamo conosciuto nel secolo scorso, quando, come movimento politico, è sembrato incapace di coniugare le istanze di giustizia sociale con quelle di libertà e, come prospettiva teorica, è sembrato non all’altezza delle sfide poste dagli impetuosi cambiamenti storici della società e dell’economia contemporanea. È dunque indiscutibile che all’idea socialista servono profonde modifiche concettuali, affinché riacquisti non solo la forza propulsiva di un tempo, ma anche la credibilità intellettuale che ora sembra aver perso. In questo senso è utile richiamare l’idea originaria, per vedere quali siano queste modifiche concettuali da apportare e in che misura debbano rimanere dentro la tradizione socialista.
Data l’occasione di questo mio secondo intervento sul libro di Honneth, che trova ospitalità in una rivista con evidenti limiti di spazio, mi concentrerò sulla questione preliminare della possibilità di una nuova idea socialista, riservandomi di tornare ancora sui temi qui sollevati.
Come è noto, l’idea di socialismo nasce come reazione all’industrializzazione capitalistica, quando fu chiaro che le istanze di libertà, uguaglianza e fraternità della Rivoluzione francese rimanevano promesse vuote per una larga parte della popolazione. Il socialismo dei primi teorici, fra cui si deve comprendere anche il Marx della critica al concetto borghese di libertà (Manoscritti economico-filosofici del 1844), concordavano nel ritenere che fosse proprio il concetto di libertà, espresso in termini puramente giuridici e individualistici, a determinare una contraddizione con quelli di uguaglianza e di fraternità, termine che possiamo sostituire con quello più familiare di solidarietà. Nelle parole di Honneth: «la realizzazione dell’obiettivo normativo della fraternità – cioè dell’essere solidali l’uno-per-l’altro – non è perseguibile perché l’altro obiettivo, quello della libertà, è concepito esclusivamente per mezzo della categoria di un egoismo privato, qual è riflesso nei rapporti di concorrenza del mercato capitalistico». La critica socialista al concetto tradizionale di libertà consiste innanzitutto nel rifiuto di considerarla come il risultato della somma dei diritti individuali a perseguire il proprio interesse. Per il pensiero socialista la libertà è invece l’espressione più alta a cui può arrivare una società in cui gli individui considerano gli altri membri, non come potenziali responsabili di limitazioni nel perseguire il proprio interesse, quanto piuttosto come partner cooperativi necessari alla sua realizzazione. In altre parole, secondo l’idea socialista, è solo all’interno di una comunità solidale che trova piena realizzazione l’esercizio individuale della libertà, senza venire in conflitto con gli ideali rivoluzionari di uguaglianza e giustizia sociale. Secondo Honneth questa idea sociale di libertà, con cui il movimento socialista si è affacciato sulla scena mondiale, rappresenta il nucleo essenziale, irrinunciabile, del socialismo, e il suo mantenimento è l’unica condizione necessaria e sufficiente perché una teoria possa dirsi socialista. Se questa posizione è corretta, è evidente che, per decretare la morte del socialismo, non è sufficiente prendere atto dell’incapacità delle tradizionali teorie politiche socialiste di indicare delle valide alternative al capitalismo. Si dovrebbe invece dimostrare l’insostenibilità di quel nucleo originario, cioè che non esiste incompatibilità degli obiettivi di libertà, uguaglianza e giustizia sociale con le concrete realizzazioni delle moderne società capitalistiche. In questo senso la possibilità di un’idea socialista trova spazio proprio laddove si osservi la distanza fra le promesse esplicite di libertà, uguaglianza e solidarietà formulate da tutte le moderne costituzioni politiche (almeno di quella parte occidentale del mondo che il socialismo ha preso come modello principale) e le concrete realizzazioni delle società capitalistiche.