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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2017

                     3/6/2017 - LA MADONNA DEI FOSSI

<<<

di Silvia Barchielli
La Madonna dei Fossi
Alla fine mi risolsi a partire alla volta di Pomino per
verificare di persona ciò che stava accadendo da quelle
parti. Numerosi miei precetti erano stati ignorati e niente di
quello che avevo paventato riusciva ad intimorire gli abitanti
di quei paraggi: i resoconti del Pievano e del mio Vicario lo
confermavano.
Era il 9 settembre del 1637.
Circa un anno prima ero stato
informato, in quanto Vescovo
della Diocesi di Fiesole, di un
fatto miracoloso che si era
verificato nei pressi di un
tabernacolo posto in una
stradicciola in mezzo ai boschi
nei dintorni di Pomino, fra i
torrenti Rufina e Moscia. Tale
tabernacolo proteggeva una
terracotta raffigurante
l’incoronazione della Vergine
col Bambino, San Francesco e
San Bartolomeo. Era stato
eretto poco distante da un ospizio tenuto da frati
francescani che fin dal Medioevo offriva ospitalità e ristoro
ai pellegrini e ai viandanti che si recavano dal Casentino
alla Val di Sieve e viceversa e a quelli che si recavano in
pellegrinaggio a Roma o ne tornavano. A quei tempi, quella
era l’unica strada che collegava le terre Casentinesi con la
Val di Sieve e quindi, poi, con Firenze.
Si narrava che San Francesco in persona, all’incirca nel
1220, avesse alloggiato presso i suoi confratelli e che
avesse prodigiosamente fatto scaturire una sorgente
proprio nelle vicinanze dell’ospizio.
Ma tornando ai fatti che mi portarono in quei luoghi:
nell’agosto del 1635, un ragazzo, figlio di una certa
Maddalena di Cesare, costretto a letto da due anni a causa
di una grave infermità, si era recato con gran fatica e con
l’aiuto di due stampelle al suddetto tabernacolo per pregare
la Madonna raffigurata da una terracotta di moltissimo
pregio tra l’altro, essendo stata prodotta nella bottega di
Andrea della Robbia nel 1520. Francesco, questo era il
nome del ragazzo, improvvisamente venne risanato, tanto
da tornare a casa con le grucce in spalla. Dopo alcuni giorni
si recò di nuovo al tabernacolo per lasciarvi le stampelle, a
dimostrazione e conferma dell’ avvenuta guarigione.
A partire da quel momento, erano iniziati continui
pellegrinaggi di fedeli al tabernacolo e il Pievano di Pomino,
Corso della Rena, preoccupato della possibile insorgenza di
fenomeni di fanatismo, con una lettera del 25 aprile
dell’anno successivo, mi aveva informato di quanto stava
accadendo. Nella missiva mi dava notizia inoltre che i fedeli,
recandosi a pregare a quell’edicola, avevano preso
l’abitudine di lasciarvi degli oggetti in segno di voto e
addirittura del denaro, affinché venisse usato per ampliare il
tabernacolo in modo da offrire la possibilità di raccogliersi
più agevolmente in preghiera a tutti i convenuti, che
crescevano a dismisura col passare del tempo, essendosi
sparsa la voce anche nei territori circostanti. Il Pievano mi
pregava quindi di indagare sulla veridicità di questo fatto,
poiché desiderava che i fedeli non venissero imbrogliati da
qualcuno che poteva approfittarsi della loro ingenua
credulità. La somma raccolta stava diventando ingente,
tanto che parte era custodita da lui medesimo, mentre altra
parte si trovava nelle mani del fidatissimo fattore di Luca
degli Albizi, tale Giovanni Mancini. Un mese dopo, avendo
preso in seria considerazione la faccenda, inviai il mio
Vicario Generale, Cambio Anselmi, a fare un sopralluogo ed
egli trovò la situazione immutata: ininterrotti pellegrinaggi e
incessanti offerte di oggetti e denaro. Inoltre venne egli a
conoscenza di un secondo miracolo: un certo Giacomo
Santini gli raccontò personalmente di come, dopo aver
pregato la Madonna dei Fossi, avesse riottenuto il perfetto
uso delle braccia dopo circa nove mesi in cui la loro
funzione era stata gravemente compromessa.
Edotto di questi fatti, fu mia cura procedere con prudenza
e per evitare che il giro di denaro crescesse ancora, a
probabile danno dei poveri campagnoli, ordinai che il
tabernacolo venisse chiuso con delle assi, in modo che più
nessuno potesse recarvisi a pregare; anzi, minacciai di
scomunica tutti coloro che da quel momento vi si fossero
condotti a tale scopo. Inoltre feci togliere la cassetta delle
elemosine e ingiunsi di togliere tutti gli ex voto che erano
stati appesi al tabernacolo, dando ordine che venissero
custoditi nella pieve di Pomino.
Nonostante le mie direttive fossero note a tutti, tramite
passaparola e avvisi affissi in ogni luogo, mai precetti
furono più ignorati: non solo i pellegrinaggi continuarono,
ma proseguirono copiose anche le elargizioni delle
elemosine.
Non capacitandomi di tale ostinazione, decisi quindi di
partire per raggiungere quei luoghi, con la ferma intenzione
di rendere chiaro una volta per tutte chi era che
comandava.
Al mio arrivo, fui accolto molto calorosamente dal Pievano e
da molti paesani; mi recai per prima cosa a visitare la pieve
di Pomino e la trovai assai bella e ben curata; ma lo scopo
di quel mio viaggio era tutt’altro e infatti fremevo per arrivare
al famoso tabernacolo. Terminata quindi la visita alla
chiesa, ci avviammo per raggiungerlo e durante il non breve
e affatto agile tragitto, ricordo che alternavo la mia
doverosa attenzione alle parole del Pievano a ben più gravi
pensieri, volti a ripristinare l’ordine delle cose. Arrivati a
destinazione, trovai diverse persone inginocchiate davanti
alla sacra edicola; il fervore delle loro preghiere era tale che
non si accorsero subito della nostra presenza.
Scesi dalla piccola carrozza e mi avvicinai alla Madonna
robbiana; la osservai attentamente, poi iniziai a pregare e
mi inginocchiai accanto a quegli sconosciuti. Arrivati a
destinazione, trovai diverse persone inginocchiate davanti
alla sacra edicola; il fervore delle loro preghiere era tale che
non si accorsero subito della nostra presenza. Scesi dalla
piccola carrozza e mi avvicinai alla Madonna robbiana; la
osservai attentamente, poi iniziai a pregare e mi
inginocchiai accanto a quegli sconosciuti.
Il Pievano si avvicinò a sua volta e poi si prostrò al mio
fianco. Dopo alcuni minuti ci rialzammo e mentre ci
allontanavamo di alcuni passi, mi confessò il suo parere
favorevole alla costruzione di un oratorio intorno al venerato
tabernacolo. Chiamò il fattore Mancini e gli fece cenno di
avvicinarsi e, insieme, mi mostrarono la forte somma di
denaro di cui erano venuti in possesso tramite le offerte.
Lo scopo del mio viaggio fu quindi finalmente raggiunto: in
virtù della gerarchia ecclesiastica che mi conferiva enormi
poteri, potevo finalmente dimostrare chiaramente chi era
che comandava: quindi io, Monsignor Lorenzo della Robbia,
Vescovo della Diocesi di Fiesole… il giorno stesso diedi il
mio assenso alla costruzione dell’oratorio. Silvia Barchielli