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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2017

                     3/6/2017 - FIDEL CASTRO

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LUCI ED OMBRE DI UN GRANDE PERONAGGIO DEL ‘900.
di Gabriele Parenti
Quello di Fidel Castro è stato un regime dittatoriale che ricalcava stereotipi dei Paesi del socialismo reale ma furono
gli Stati Uniti a gettare il leader cubano in braccio ai sovietici, con un embargo che metteva a terra l’economia
dell’isola. L’aiuto economico di Mosca divenne indispensabile e provocò sudditanza, anche se rimase sempre
l’originale carattere della via cubana al socialismo.
La rivoluzione castrista ebbe i toni dell’epica: dopo il fallito attacco alla
caserma Moncada (1953) il ventisettenne Fidel fu catturato e condannato a
15 anni di prigione. In processo pronunciò la storica frase: "La storia mi
assolverà".
Nel 1956, amnistiato dopo due anni di detenzione, riprese la lotta contro il
regime di Fulgencio Batista che - ha scritto Franco Cardini - aveva ridotto
Cuba “a livello di colonia degli Stati Uniti e di enorme bisca e casa di tolleranza per
ricchi americani”.
Il giovane avvocato Fidel sbarcò sull’isola con soli 80 uomini; braccato dai
militari si rifugiò sulla Sierra Maestra dopo aver subito gravi perdite . Ormai
con lui erano rimasti solo 11 compagni tra i quali il fratello Raul e Che
Guevara. La guerriglia in montagna portò nuovi proseliti e la nascita del
mito dei barbudos che aveva vari punti in comune con l’epopea garibaldina:
vittorie contro forze nemiche preponderante, afflusso di volontari e
diserzioni tra i governativi.
I ribelli erano 7-800 ma contrastarono con successo 17 battaglioni (11-
14.000 uomini) inviati contro di loro da Batista. E divennero leggendarie le imprese di Che Guevara che con 72
uomini batté reparti assai più numerosi e meglio armati.
Dalla Sierra Maestra Radio Rebelde e il giornale El Cubano Libre incitavano la gente a ribellarsi. Poi i castristi, ottenuto il
favore dell’opinione pubblica, scesero dalla Sierra Maestra. Nel dicembre 1958 la conquista di Santa Clara ad opera di
Che Guevara apparve il prologo della vittoria definitiva. All’inizio di gennaio 1958 Batista lasciò Cuba: Castro e i suoi
entravano a L’Avana.
Gli Stati Uniti, che avevano preso le distanze da Batista riconobbero subito il nuovo governo. Ma quando questo
nazionalizzò alcune società statunitensi, reagirono con asprezza. E fu l’embargo. Con la conseguenza che l’Unione
Sovietica offrì di acquistare prodotti cubani e di rifornire isola di materie prime.
Poi, a meno di un anno dall’insediamento del nuovo governo ne fu progettato il rovesciamento con un attacco degli
esuli anticastristi addestrati dalla Cia. Il nuovo presidente Kennedy, rifiutò la copertura aerea e l’invasione andrò
incontro a un completo fallimento anche perché non ci fu la rivolta popolare ipotizzata dagli anticastristi.
Nel 1962 si verificò poi la famosa crisi dei missili a Cuba. Avevo allora quindici anni: sebbene fossi un ammiratore
della politica di Kennedy, ebbi subito forti riserve sulla posizione americana. Dopo la Baia dei Porci Castro aveva
pure il diritto di difendersi da nuovi attacchi e se era succube di Mosca ciò era conseguenza dell’atteggiamento Usa.
Infatti, quando l’accordo Kennedy – Krusciov, in cambio dello smantellamento dei missili dette la garanzia che Cuba
non sarebbe stata invasa. D’altronde, è difficile capire perché i missili a pochi km dalla Florida fossero una
provocazione intollerabile e quelli americani ai confini con l’URSS non lo fossero.
Nei decenni successivi, quando dovette resistere a un embargo totale senza nemmeno poter contare –dopo il 1989 -
sull’aiuto sovietico, Cuba apparve un regime ormai anacronistico e in piena asfissia. Eppure ha saputo offrire a tutte
opportunità d’istruzione anche universitaria ed ha garantito a tutti i cittadini una sanità di alto livello, tanto che
fornisce medici e insegnanti a tutti i paesi ispanofoni dell’America latina.
E’ vero che non possiamo dimenticare i prigionieri politici, la soppressione della libertà d’espressione e di culto ma
non possiamo nemmeno dimenticare l’equità sociale di cui la Cuba di Fidel è stata esempio in un’America latina dove
enormi ricchezze convivevano con la miseria più acuta, le ville faraoniche accanto alle favelas.
Infatti, - ha scritto ancora Cardini - per lungo tempo “Castro ha rappresentato la speranza di redenzione per molti
popoli latinoamericani e africani; dimostrò che si poteva resistere all’egemonia statunitense frutto della logica di
Yalta”.
Certo, ritengo che avrebbe potuto fare di più per avviare un percorso verso la democrazia e la libertà d’opinione, per
garantire i diritti individuali ma questo dovranno essere gli storici a valutarlo. Mi limito a rilevare che era figlio del
suo tempo, una delle grandi figure, forse l’ultima di un secolo drammatico come il Novecento e allora mi limito a
dire Hasta siempre, Fidel .