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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2017

                     3/6/2017 - LA CONCEZIONE SOCIALISTA

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I limiti della concezione socialista tradizionale
Di Roberto Del Buffa
n due numeri passati della rivista ho sviluppato alcune riflessioni
sull’idea socialista, partendo dall’ultimo libro di Axel Honneth,
L’idea di socialismo. Credo di aver stabilito quattro punti fermi da
cui vorrei continuare qui la mia analisi: 1) c’è, ai giorni nostri, una
persistente necessità di un’idea socialista, cioè di una teoria che
riaffermi il carattere negoziatorio (quindi modificabile) delle attuali
istituzioni sociali, economiche e politiche, legate alla particolare
fase di sviluppo della società capitalistica; 2) occorre però
riconoscere il fallimento del socialismo nelle forme che abbiamo
conosciuto nel secolo scorso, in quanto, come realizzazione
storica, è stato incapace di coniugare le istanze di giustizia
sociale con quelle di libertà e, come prospettiva teorica, non ha
saputo affrontare adeguatamente le sfide poste dagli impetuosi
cambiamenti della società e dell’economia contemporanee; 3)
l’idea originaria del socialismo appare invece assolutamente
attuale, nella sua critica alle concrete realizzazioni, nella società
capitalistica, delle promesse di libertà, uguaglianza e giustizia
sociale che, a partire dalla Rivoluzione francese, le moderne
costituzioni politiche hanno formulato; 4) il nucleo di tale idea
originaria è costituito dalla critica al concetto formale di libertà,
espresso nei termini individualistici dell’economia di mercato, che
avrebbe determinato una contraddizione con gli obiettivi di
uguaglianza e di solidarietà: nelle parole di Honneth, «la
realizzazione dell’obiettivo normativo della fraternità – cioè
dell’essere solidali l’uno-per-l’altro – non è perseguibile perché
l’altro obiettivo, quello della libertà, è concepito esclusivamente
per mezzo della categoria di un egoismo privato, qual è riflesso
nei rapporti di concorrenza del mercato capitalistico». Occorre
adesso chiederci quali modifiche dovremmo introdurre nell’idea
socialista per renderla all’altezza delle sfide dei nostri tempi. Per
farlo, inizierei dall’analisi dei limiti della concezione socialista
tradizionale che, in accordo con Honneth, possono essere indicati
nei tre punti seguenti:
1) Come abbiamo visto, i teorici del socialismo hanno criticato il
concetto di libertà, inteso in senso liberale come una specie di
diritto a perseguire il proprio interesse, coerentemente a quanto
richiesto dall’economia di mercato, in cui ciascuno agisce l’unocontro-
l’altro. A questo concetto i socialisti hanno contrapposto un
nuovo modello di libertà, espressione di una forma di produzione,
nella quale i soggetti agiscono uno-per-l’altro. Parafrasando Marx,
nel capitalismo si devono considerare gli altri membri della
società come potenziali responsabili di limitazioni della nostra
libertà, nel socialismo invece gli altri saranno partner cooperativi,
necessari alla realizzazione della nostra libertà. Questo nuovo
concetto, che Honneth definisce libertà sociale, resta comunque
definito in termini prevalentemente economici. Ciò ha
determinato, all’interno della teoria socialista, che una scarsa
attenzione venisse posta agli altri piani su cui poteva agire il
concetto di libertà. Come scrisse Marx a proposito della questione
ebraica (cioè dell’emancipazione dei cittadini di origine ebrea),
per quanto il riconoscimento da parte dello Stato di uguali diritti di
libertà a tutti i cittadini appaia un progresso, la questione perderà
ogni valore una volta che le isolate possibilità di riforma politica
rifluiranno nella sfera dei compiti di una società riorganizzata
secondo la prospettiva socialista. In altre parole il passaggio
puramente economico dal capitalismo alla cooperazione sarebbe
condizione necessaria e sufficiente per una riorganizzazione
solidale della società che renda concretamente attuati i valori di
libertà. Questo approccio al problema della libertà rende
impossibile considerare i diritti di libertà di stampo liberale non
come ostacoli ma come premesse necessarie di quella libertà
sociali che si sarebbe potuto realizzare nella sfera economica.
2) Tutti i teorici socialisti hanno condiviso la convinzione che la
forza necessaria per la rivoluzione socialista fosse già disponibile
nella società capitalistica, come risultato dei rapporti economici
esistenti, in quanto la trasformazione dell’economia in senso
cooperativo e solidaristico corrisponde agli interessi reali di tutti i
lavoratori (si pensi per esempio alla teoria socialista di Saint-
Simon o alle considerazioni di Proudhon). Questa convinzione
era espressa non come un’analisi empirica, ma piuttosto veniva
presupposta in modo apodittico, come una conseguenza della
teoria, relativamente ai desideri che i lavoratori dovrebbero nutrire
se, nella loro situazione, seguissero correttamente i propri
interessi. Oggi però questo apparente automatismo tra le
condizioni di vita di una data classe sociali e la sua traduzione in
termini di interessi e desideri appare alquanto problematica.
Inoltre la massa complessiva dei lavoratori appare così
frastagliata (gli operai, per esempio, non vi rappresentano ormai
che una minoranza) che sembra impossibile identificare una
porzione della società come portatrice di interessi che coincidano
con quelli generali della società, così come, già negli anni ’30 del
secolo scorso, appariva empiricamente insostenibile l’esistenza di
una classe sociale intrinsecamente socialista.
3) Come ultimo elemento comune ai teorici del socialismo
indicherei la convinzione dell’ineluttabilità della caduta del
capitalismo, ovvero la fiducia che vi sia una necessità storica per
cui i rapporti di produzione esistenti debbano dissolversi a causa
delle proprie contraddizioni. Questa peculiare forma di filosofia
della storia, secondo cui vi è un regolare sviluppo della storia che
condurrà necessariamente al crollo del capitalismo e a una forma
di produzione “socialista”, oltre a subordinare l’azione dei soggetti
politici impegnati negli ideali del socialismo (che si sarebbero
comunque realizzati per necessità storica), impoveriva la loro
attività di analisi sociale e l’importanza di dare risposte sollecite e
teoricamente fondate alle sfide poste di volta in volta dalle mutate
situazioni storiche.
Ora, queste tre caratteristiche problematiche del socialismo
derivano in larga parte dalle peculiari condizioni storiche in cui la
teoria socialista fu elaborata, cioè dalle caratteristiche della prima
fase industriale di modernizzazione economica capitalistica.
Sembra dunque opportuno abbandonarle per dare spazio a una
nuova versione dell’idea socialista o, come Honneth preferisce
dire, per esplorare nuove vie che possano condurre a una teoria
della libertà sociale. Sono vie a cui, sempre sulle tracce del
filosofo tedesco, dedicherò il mio prossimo intervento sull’idea
socialista, per vedere se questa, oltre che possibile e necessaria,
sia anche storicamente realizzabile.