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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2017

                     6/3/2017 - UN NUOVO MODELLO DI SVILOPPO

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Cercasi un nuovo organico modello di sviluppo

La ripresa economica non si vede. Gli indici di fine 2008 sono
solo un bel ricordo. In tutto il mondo, che fino a poco tempo fa si definiva “sviluppato”, si vede una crescente disuguaglianza e si sente, al tempo stesso, un crescente senso di incertezza e di insicurezza sociale ed economica. La piena occupazione sembra un miraggio. Innovazione tecnologica da un lato e globalizzazione
dall’altro, hanno prodotto un effetto tanto semplice quanto rivoluzionario: “il lavoro vale meno e vale meno perché serve di meno!
L’apporto del fattore-lavoro al processo produttivo è diminuito e con esso è diminuita la sua remunerazione, tant’ è vero che una quota
crescente di ricchezza si è trasferita nel tempo dal monte dei salari e stipendi a quello dei profitti e delle rendite”. A questa
constatazione va contrapposto il principio che una repubblica democratica è fondata sul lavoro e non sulle rendite e i privilegi. A
complicare la situazione vi è poi il noto disequilibrio mondiale per cui la produzione si è spostata eccessivamente su Paesi dove non
solo gli stipendi ma anche i diritti e le tutele sono minimi, creando peraltro gravi problemi ecologici senza accrescere, in modo
significativo, la qualità della vita delle società locali.
Va preso comunque atto che nel nostro mondo il volto e il “corpus” dell’imprenditoria e del lavoro è cambiato. L’avvento di internet, i
grandi centri commerciali, gli acquisti on line (vedi il successo di Amazon), il lavoro dal remoto ovvero stando a casa davanti ad un PC
e le riunioni di lavoro tramite skype, e potrei citare tanti altri casi, sono il segno di questi nostri tempi. E i cambiamenti si susseguono:
vedi il successo della digitalizzazione (informazioni e immagini nel computer) e le prime rivoluzionarie esperienze della stampante 3D
per la produzione di beni nell’industria e nella sanità. Siamo di fronte a nuove professionalità e a nuovi stili di vita. Stanno nascendo o
sono già operanti nuove classificazioni economiche come sharing economy per favorire risparmi e nuove forme di socialità (passaggi
in auto, uso temporaneo di abitazioni, etc.), il coworking (spazio comune per un uso consortili di strumenti di lavoro), economia della
circolarità per attuare il riciclo e il riuso di materiali e prodotti già esistenti come è il caso dei rifiuti destinati alle biomasse o della
manutenzione dei corsi d’acqua mirata alla produzione di energia minoidroelettrica. Queste nuove realtà economiche creano occasioni
e opportunità di lavoro, spesso precario e poco remunerato, che non sempre tengono in debita considerazione la dignità delle persone
e le esigenze di giustizia. La classe media sta scomparendo con ripercussioni negative sui volumi dei consumi. La situazione è
divenuta tanto complessa che non si può parlare più di una situazione di crisi economica ma di una modifica strutturale del nostro
modo di vivere, di essere. Bisogna quindi pensare e creare le premesse, culturali e politiche per un nuovo modello di convivenza
economica e sociale alternativo al modello neo-liberista. In tal senso passi avanti sta facendo la scienza dell’economia civile,
divulgata soprattutto dagli economisti Stefano Zamagni, Leonardo Becchetti e Luigino Bruni, allo scopo di aprire una nuova stagione
del pensiero economico per rimarcare il fatto che in ogni attività imprenditoriale c’è bisogno di virtù civili, di solidarietà nonché la ricerca
del bene comune più che la ricerca di soddisfazioni individuali. In tal senso vanno incentivati i percorsi per un consumo critico
riconducendo a misura d’uomo tutto il complesso dell’ ”economico”. Sono tutti quanti argomenti da approfondire e divulgare a tutti i
livelli per ricercare vie di uscita condivisibili. E’ più che mai necessario fare informazione e formazione, fare cultura nella
consapevolezza che la cultura è il motore di ogni sviluppo non solo civile e sociale ma anche economico.
Occorre una visione economica su scala mondiale che metta la persona e non il profitto al centro dell’attenzione. Al riguardo un
importante contributo viene dalle lettere encicliche papali “Caritas in veritate” di Papa Benedetto e “Laudato sì” di Papa Francesco,
lettere che pur avendo motivazioni religiose hanno anche un grande spessore laico e racchiudono l’invito costante a “cercare altri modi
di intendere l’economia e il progresso” fermo restando il dovere di costruire la pace e la giustizia sociale perseguendo a tal fine la
salvaguardia dell’ambiente. Papa Francesco scrive che “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una
sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per
restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”.
La nostra imprenditoria più avveduta, sia di stampo capitalistico che pubblico, ha già dato alcune risposte interessanti con libere e
autonome iniziative. In questi ultimi anni si sono inoltre affermate una miriade di imprese economico-sociali che hanno creato migliaia e
migliaia di posti di lavoro, non sempre ben remunerati, e che non escludono il profitto purché finalizzato ad umanizzare il mercato e la
società, come ad esempio le imprese cooperative con mutualità prevalente o le cooperative sociali al servizio delle persone. A queste
vanno aggiunte tutte le imprese no-profit che operano senza scopo di lucro e che sono una buona espressione di solidarietà per
svolgere attività di utilità definite del “terzo settore” (volontariato, educazione scolastica, servizi sociali, tutela dell’ambiente etc., ).
Certo è che per fare programmazione, per costruire in forma sistemica e organica un qualsiasi modello di sviluppo occorre l’intervento
determinante della politica, quella con la “P” maiuscola, quella che sa interpretare gli avvenimenti e sa assumere iniziative forti per
favorire in campo economico innovazione e produttività e sa, nel contempo, accrescere e mantenere l’occupazione e la coesione
sociale, fra l’altro in un quadro demografico profondamente mutato. La Politica deve incentivare quella produzione di ricchezza che
genera sviluppo, posti di lavoro, solidarietà, welfare; il tutto in un contesto di legalità. In proposito va detto con forza che nel nostro
Paese la corruzione, l’evasione fiscale e la criminalità hanno assunto dimensioni che non possono e non devono essere più tollerate.
A livello mondiale occorre infine una forte determinazione da parte di tutte la nazioni per limitare l’arbitrio che troppo comodamente
permette alle imprese, in primis alle multinazionali, di delocalizzare ovvero di spostare impianti e investimenti da un Paese all’altro
inseguendo convenienze di breve termine.
Nessuno può continuare a pensare a se stesso, tutti quanti dobbiamo pensare al bene comune, recuperando i valori dei principi ideali
del riformismo socialista e del pensiero sociale cristiano. Concludo citando ancora una volta l’enciclica di Papa Benedetto: “Lo sviluppo
è impossibile senza uomini, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene
comune. Sono necessarie sia la preparazione professionale sia coerenza morale”. GFT