adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2017

                     3/6/2017 - UN SUSSULTO DI RESPONSABILITA'

<<<

UN SUSSULTO DI RESPONSABILITA’
PER SUPERARE IL MARASMA
Di Marino Bianco
Era ragionevole prevedere, e non è stato perciò
sorprendente, l’esito del referendum istituzionale.
Concorrevano: a) le incisive critiche (esposte e motivate
in articoli di questo stesso periodico) a fondamentali aspetti
della riforma in sé, i quali - anche in intreccio con il
cosiddetto “italicum” al momento ancora vigente -
mettevano in seria discussione l’impianto democratico del
nostro Stato; b) il clima politico, costituito dalle più che
giustificate insoddisfazione e protesta della maggioranza
del Paese per la inconcludente e talora controproducente
azione del Governo sul piano economico e sociale (effetti:
aumento del debito pubblico, inasprimento della pressione
fiscale, riduzione del potere di acquisto e calo dei consumi,
endemica disoccupazione giovanile, etc.), e per i rapporti
non positivi e conflittuali dell’Italia con l’Unione Europea
(in particolare, quanto alla gestione dell’ epocale e tragico
fenomeno della immigrazione).
Vi è stato un consolante ritorno di grande
partecipazione al voto, da parte di un corpo elettorale
precedentemente disaffezionato e stanco, oltretutto a causa
della formazione di Governi di non diretta espressione della
sovranità popolare.
Una sconfitta dura, il 60% dei “NO”, non solo per il
Capo del Governo “che ci aveva messo la faccia”, ma
anche per il Partito Democratico (anzi, se si vuole, del
“renzismo”), i quali fino all’ultimo avevano dato per
scontata la vittoria del “SI”, tacciando sprezzantemente di
conservatorismo i contrari alla riforma.
Non risulta che vi sia stata una approfondita analisi
politica, da parte di coloro che – voluta quella riforma
partorita dalla drogata (grazie al “porcellum”) maggioranza
di governo - avevano baldanzosamente trascinato il paese
alle urne, profetizzando catastrofi in caso di sconfitta del
“SI”. Il PD ed il suo segretario (dimessosi questo soltanto
dalla carica di premier, nonostante i conclamati annunci,
rilevatisi poi solamente propagandistici, che avrebbe
addirittura lasciato la politica!), nella prospettiva di
prossime elezioni generali, si sono subito automaticamente
quanto arrogantemente attribuiti il 40% dei “SI”,quale
foriero del premio di maggioranza previsto dall’allora
vigente legge elettorale; e l’ineffabile Matteo
Renzi alla fine se l’è cavata affermando – ritenendo con ciò
di fare ammenda dell’errate sue decisioni, ma insistendo
nell’ inguaribile egocentrismo – di “avere sbagliato un
rigore”, come può succedere al più grande dei calciatori.
Incidentalmente e per continuare nella inopportuna
metafora calcistica (come se la politica fosse un gioco!), da
autorevoli osservatori economico-finanziari internazionali
l’Italia è stata di recente retrocessa in “B”.
Ma la legge elettorale “più bella del mondo” è caduta
sotto la scure della Consulta, che ha eliminato il
ballottaggio, cosicchè nel nostro sistema politico
qualificato tripolare (però, in buona misura imploso od al
limite della implosione) sarebbe davvero sorprendente –
questo sì - che uno dei tre poli (ove coeso) potesse attingere
al 40%. E le motivate critiche a quella legge, coincidenti
con la decisione della Corte Costituzionale, non sono mai
mancate anche da parte di questo foglio.
Quel che non si capisce è che ora, dopo tanti guasti
provocati con presunzione e assurda precipitazione
(omettendo ogni impegno per realizzare maggiore
condivisione sui provvedimenti più significativi) , tutto lo
scontro tra le forze politiche si incentri sullo stabilire
quanto prima o meno la data delle nuove elezioni, dal
risultato sicuramente incerto e che comunque – a stare ai
sondaggi – non vedrebbe alcuna lista conseguire la soglia
per ottenere il premio di maggioranza.
Certo, occorre finalmente restituire al popolo italiano la
sua sovranità (ciò che si era ritenuto necessario fino dalla
insensibile Presidenza della Repubblica di Giorgio
Napolitano), ma questa volta l’esercizio del sacrosanto
diritto di voto, anche per ridurre l’inaccettabile
astensionismo del passato, dovrà, non solo logicamente
rendere omogenea o almeno compatibile il sistema
elettorale per il Senato (che la riforma istituzionale
bocciata aveva eliminato o meglio impropriamente
surrogato) con il sistema elettorale per la Camera dei
Deputati, ma segnatamente mettere in equilibrio – come
tutti ora almeno dichiarano – la rappresentatività (il mio
voto conta!) delle nostre massime istituzioni con la
efficienza delle stesse e la tempestività ed efficacia delle
decisioni (mai, “ un solo uomo al comando”!).
Non si può più sbagliare, o meglio prendere in giro i
cittadini, come in sostanza si è fatto con il “porcellum” e
con il narcisistico “renzellum”; e, quindi è da condividere il
chiaro messaggio che implicitamente promana dalle
dichiarazioni dell’attuale Capo dello Stato, secondo il quale
più che fare in fretta è necessario fare bene (e, sul punto,
prendendo le distanze dalle posizioni – quelle ufficiali – del
segretario del PD, si è espresso il …. pentito Giorgio
Napolitano, al quale la storia non potrà non addebitare in
buona misura il marasma attuale).
Il Governo presieduto da Paolo Gentiloni si è presentato
in chiave di “continuità” con quello precedente,
suggerendo la definizione di “fotocopia” stanti la
composizione e le stesse dichiarazioni programmatiche. Ma
c’è da ritenere che, piuttosto che uno stretto legame con il
segretario del PD, il nuovo premier lo abbia sugellato con
il Presidente Sergio Mattarella.
Infatti, non è casuale che Paolo Gentiloni abbia
dichiarato che il suo Governo cesserà dall’incarico soltanto
quando il Parlamento gli avrà tolto la fiducia, e che, al di là
del “servo encomio” alla esperienza governativa
precedente, sta dimostrando uno stile e un piglio ben
diversi dal predecessore, sia rispetto alle riforme fatte e da
fare, sia rispetto alle gravissime emergenze che hanno
colpito il Paese (terremoti e neve), sia rispetto alle relazioni
ed al confronto con l’Unione Europea. E, per quanto sta
accadendo nel PD, non pare che sia più la stagione dell’
“Enrico, stai sereno”!
Dunque, non contano tanto le date delle elezioni quanto
invece di arrivare alle stesse dopo che sia stato messo un
poco di ordine, con la votazione di una seria e largamente
accettata legge elettorale, e con la decisione di cosa
immediatamente fare per fronteggiare alcune emergenze
urgenti (il debito pubblico e lo “spread” stanno ancora
crescendo, l’Europa chiede una pesante manovra
finanziaria correttiva, aumenta purtroppo anche la
disoccupazione giovanile, c’è da alleviare la condizione
delle popolazioni del centro della nostra penisola
duramente colpite dagli eccezionali sisma e maltempo).
Il resto, per normalizzare - per quanto possibile - il
Paese, competerà a noi cittadini con le scelte elettorali alle
quali, in libertà e ragionata consapevolezza, non dovremo
sottrarci a compiere e con la massima partecipazione, come
è avvenuto con la consultazione referendaria.
Perciò, è da sperare che l’attuale classe politica e i suoi
rappresentanti parlamentari abbiano un sussulto di
responsabilità, anziché scontrarsi su questioni di esercizio
di mero potere e nell’interesse della propria fazione , in
modo da superare il marasma generale provocato da quello
esistente nei cosiddetti tre poli (il PD sempre più a rischio
di scissione, i Pentastellati affetti da “raggismo” ed
improntitudine, il Centro Destra spaccato rissoso e con
derive populiste).
Marino Bianco