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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 APRILE 2017

                     5/10/2017 - LA MADONNA DEL PARTO

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di Silvia Barchielli
Da pochi giorni sei padre anche tu e ora potrai capire quali sensazioni provai la prima volta che ti vidi: ero
orgoglioso, felice: eri il mio primo figlio, e maschio per giunta, quando questo contava ancora, seppur
ingiustamente.
Non sai quanto ti avevamo desiderato: dopo due ani di matrimonio eravamo ancora senza figli e una penosa
angoscia torturava tua madre e me. Così, quella mattina di maggio del 1901, convinto da tua madre, mi
incamminai con lei verso la pieve di San Lorenzo a Montefiesole, che custodiva un quadro tardo trecentesco
raffigurante la Madonna in dolce attesa, un tempo attribuito a Cimabue ma che oggi invece si pensa sia
un’opera di Antonio Veneziano.
Dopo aver camminato per un’ora, tanto distava il nostro podere dalla Pieve, affrontammo anche l’ultimo tratto,
una ripida salita, e finalmente arrivammo alla chiesa. Nonostante fosse prestissimo, già molte persone si
affaccendavano entrando e uscendo dal portone, nei preparativi per la solenne processione che avrebbe visto,
come accadeva ogni venticinque anni per la Festa Solenne, la Madonna arrivare fino al poggio di Bardellone,
da dove avrebbe poi benedetto il monastero di Rosano.
L’intenzione mia e di tua madre era quella di pregare la Madonna del parto, così veniva chiamata dal popolo,
affinché ci concedesse la gioia di avere almeno un figlio; appena la mamma la vide, vi si diresse di corsa e
quando ad un certo punto la sacra immagine rimase incustodita per alcuni minuti, riuscì addirittura a toccarla.
Mentre pregavo con parole mie a debita distanza, udii il parroco spiegare ad un distinto signore che la chiesa,
risalente al XII secolo, era orientata verso est poiché il sorgere del sole rappresentava, secondo i primi cristiani,
la resurrezione di Cristo. Non solo, proseguiva l’anziano prete, ma addirittura il lato sinistro dell’edificio non
era simmetrico rispetto all’asse centrale e questa era un’allusione al capo reclinato, sulla spalla destra, di Gesù
morente.
Il signore chiese delucidazioni circa la leggenda secondo la quale la Madonna del parto aiutasse le donne che
le si rivolgevano, ad avere figli: ero desideroso di ascoltare ancora una volta quella storia che mi riempiva di
speranza, ma proprio in quel momento i due si incamminarono verso la chiesa.
L’anno successivo avrei potuto e voluto rispondere io a quel signore.
Ho solo un rimpianto: vorrei che tu non facessi gli sbagli che ho fatto io e perciò ti scrivo queste poche righe,
dal momento che a voce non riuscirei a spiegarmi.
Proprio questo è il punto: non riuscirei a dirti niente; niente di quello che in realtà avrei voluto farti sapere
durante tutta la nostra vita passata insieme.
Mentre ti guardavo, appena nato, ancora in braccio alla mamma, pensavo a quanto sarebbe stato bello, un
giorno, parlare con te, portarti a caccia, a pescare, lavorare insieme nei campi e nella vigna. Immaginavo
quanto sarebbe stato rassicurante condividere con te la fatica e i pensieri che, inevitabilmente, nelle nostre
condizioni di povera gente, avremmo avuto.
I primi giorni ti prendevo in braccio, ti portavo alla finestra per farti vedere la luce e tu socchiudevi gli occhi,
facendomi capire, con quel gesto, che già quel fastidio era per te ancora troppo grande; e pensare che io già ti
vedevo lavorare con me!
Ti sollevavo per aria, ti baciavo e ti cullavo e tutti mi lasciavano fare; poi, man mano che il tempo passava, ogni
volta che ti prendevo in braccio, arrivava qualcuno e ti portava via: a volte era la mamma, altre volte la nonna o
il nonno e mi dicevano che i genitori devono fare i genitori; che intendevano dire?
Visto che non lo capivo, me lo spiegarono: i bambini vanno curati, guidati, nutriti e vestiti, ma bisogna essere
severi, bisogna insegnare loro, fin da subito, che i genitori vanno rispettati e che tante smancerie sono
pericolose; non si deve dare confidenza ai bambini, altrimenti si rischia che poi non diano più retta e che da
grandi diventino dei vagabondi, senza arte né parte.
Ai figli non si deve dire quanto li amiamo; o meglio, si può: ma solo quando dormono. Questa frase me l’hanno
ripetuta talmente tante volte che alla fine era diventata anche mia.
Non sai quante volte nella vita, ogni volta che ti brontolavo, avrei poi voluto abbracciarti e dirti che però ti
volevo bene, che eri la cosa più bella che avevo e che comunque, anche quando sbagliavi, ero orgoglioso di te,
di essere tuo padre; ma quella frase mi tornava in mente ogni volta che mi avvicinavo per toccarti o per parlarti
e pensavo che se questa era la consuetudine, non potevo certo essere io a cambiare le cose; se si era sempre fatto
così, evidentemente era giusto.
Mio padre mi aveva mai detto che mi voleva bene? No, ma io ero cresciuto felice lo stesso e che lui mi voleva
bene lo sapevo comunque.Ma è vero che sono cresciuto felice? Non lo so; in realtà, tante volte avrei voluto che me lo avesse detto, ma
nonostante questo, non sono mai riuscito a dirlo neanche io a te. Ma adesso, finalmente ti confesso che ogni
notte, da quando sei nato, sono venuto in camera tua e mentre dormivi, baciandoti la fronte, ti ho detto “Ti
voglio bene”.
Ogni notte.
Mi hai mai sentito? Credo di no, e non sai quanto mi dispiace.
Mi dispiace anche per non averti mai lodato a sufficienza per il tuo aiuto quotidiano, per i tuoi sensati consigli,
per il tuo carattere allegro, per la tua disponibilità e per il tuo affetto.
Non fare l’errore che ho fatto io: di’ a tuo figlio che gli vuoi bene e che sei orgoglioso di lui. Diglielo tutte le
volte che ne avrai l’occasione; così, quando arriverai alla mia età, non avrai davvero niente da rimproverarti.
Non vergognarti di mostrare il tuo lato tenero, non ci perderai niente come uomo, anzi, ci guadagnerai come
genitore. La debolezza non consiste nel mostrarsi affettuosi, ma nel vergognarsi di esserlo.
Non amare tuo figlio di nascosto, non limitarti a dimostrarglielo in altri modi; semplicemente, diglielo.
Siamo a maggio del 1926, è di nuovo l’Anno Santo di Montefiesole.
Mi sto vestendo a festa per partecipare alla processione. Ho lo stesso vestito di venticinque anni fa e anche le
scarpe sono le solite. Il mio spirito invece non è quello di allora: a quel tempo speravo che un giorno sarei stato
felice, mentre adesso lo sono davvero, perché tu mi hai reso padre e adesso anche nonno.
Durante la processione ringrazierò la Madonna; per il resto dei miei giorni, ringrazierò te.