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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 APRILE 2017

                     5/10/2017 - EUGENIO COLORNI

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In occasione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma avvenuti il 25 marzo 1967, Laburista
notizie ripubblica integralmente l’articolo su Eugenio Colormi che scrisse il “Manifesto” per un Europa libera
e unita, insieme a Ernesto Rossi e Altiero Spinelli.
EUGENIO COLORNI
La storia dell’evoluzione politica di Eugenio Colorni si identifica con quella della crescita e dello sviluppo dell’ideologia
antifascista in Italia all’interno della media e grossa borghesia. A lui si deve durante la Resistenza la ricostituzione della
federazione giovanile socialista. Probabilmente innovatrici le tematiche da lui agitate nel movimento socialista: il
federalismo e il rifiuto di una “rivoluzione da importare”. La sua morte avvenne sul campo di battaglia, per mano della
famigerata banda Koch, in una Roma dichiarata città aperta.
Eugenio Colorni fu una tra le figure più significative del periodo antifascista e gli fu conferita la medaglia d’oro alla
memoria.
Nato a Milano il 22 aprile 1909 da Alberto e Clara Pontecorvo compì gli studi
universitari in quella città laureandosi in filosofia, nel 1930 con una tesi su Leibniz.
Ad una intensa attività in campo filosofico e scientifico si accompagnavano non meno
intensi contatti con gruppi giovanili antifascisti prima, e, successivamente, con le
organizzazioni di “Giustizia e Libertà” operanti a Milano ed a Torino. Dopo gli arresti del
maggio 1935, che ne smantellarono la rete organizzativa, Colorni entrò in contatto con il
Centro Interno milanese, costituitosi, un anno prima, per iniziativa di Lelio Basso, Lucio
Luzzatto e Rodolfo Morandi.
La storia della sua evoluzione politica si identifica con quella della crescita e dello
sviluppo del movimento antifascista in Italia, specie all’interno della borghesia delle
imprese e delle professioni. Il nucleo centrale ed unificante della sua coerente, intensa e
costante attività di militante, sta nella riflessione filosofica: nel libretto su Croce del 1932,
con la lucidissima analisi della parte ancora valida del pensiero del napoletano, Colorni
veniva ad allinearsi fra coloro che, di quella generazione ed in quella intemperie politica,
avevano raccolto l’eredità più vitale del pensiero crociano e attraverso i problemi concreti
tentavano una filosofia dell’uomo. La riflessione filosofica lo accompagnerà sempre,
cultura e tensione morale al tempo stesso, traducendosi, nell’azione, in una più intensa
militanza politica.
L’adesione al Centro Interno significava per Colorni, accettazione del fondamento
ideologico e politico che ne animava l’azione, dove l’identificazione della lotta antifascista
in una nuova linea politica socialista, intesa non come una pura e semplice riedizione del passato, ma come nuova
concezione di un partito in formazione. In tale linea la prospettiva della ricostituzione socialista era strettamente legata agli
sviluppi ed alla crisi del capitalismo europeo: gli articoli, pubblicati in quegli anni in “Politica socialista” e nel “Nuovo Avanti!”
racchiudono gli elementi più originali dell’apporto di Colorni alla elaborazione di quella linea.
I punti centrali della tematica da lui sviluppata erano: una rigida e coerente concezione classista della lotta
rivoluzionaria, una collaborazione, ma in piena autonomia, con il partito comunista, sulla base di un lavoro politico concreto;
il tentativo i far aderire all’antifascismo quegli strati della società italiana che erano nati e cresciuti sotto il fascismo.
Dopo l’arresto di Morandi e Luzzatto, nel 1937 - arresto che fu durissimo colpo all’attività del Centro Interno - Colorni,
incitato e stimolato anche da Nenni, Tasca e Favarelli, si decise a ricostituire il Centro. Il programma da lui delineato in quel
breve periodo di attività riprendeva, nella sostanza, i punti fondamentali della sua concezione della lotta politica e dei
rapporti con le altre forze del movimento operaio.
Arrestato ai primi di settembre nel 1938, fu rinchiuso nel carcere di Varese, ove rimase fino al gennaio 1939, quando
assegnato al confino, venne inviato a Ventotene. Nell’ottobre 1941 fu trasferito a Montemurro, quindi a Pietragalla e, infine,
nel dicembre dello stesso anno, a Melfi.
Il periodo di confino coincide con una evoluzione nei suoi studi di filosofia della scienza e con uno sviluppo ed una
maturazione nella sua concezione ideologica e politica: l’incontro, avvenuto a Ventotene, con Altiero Spinelli ed Enesto
Rossi, fu decisivo per la formulazione di un programma federalista, quale fu spiegato nel “Manifesto” di Ventotene, scritto e
dibattuto insieme con Rossi e Spinelli.
Il 6 maggio 1943 riuscì ad evadere: a Roma, si collegava con i nuclei socialisti che si andavano organizzando intorno al
risorto Partito Socialista; a Milano, partecipava alla fondazione del movimento federalista europeo. Nella Roma occupata
dai nazisti si impegna infine in una attività politica quasi frenetica; entrato a far parte del comitato direttivo del nuovo Partito,
sorto dalla fusione fra PSI e il MUP, organizza il centro militare socialista ed è redattore capo dell’”Avanti!” clandestino.
A lui si deve, durante la Resistenza, l’iniziativa della ricostruzione della Federazione giovanile socialista e la
costituzione, insieme a Solari e Zagari, della prima brigata Matteotti, in cui confluirono tutti i giovani della FGSI. Furono
questi i momenti essenziali di una lotta in cui sembravano destinate a fondersi tutte le istanze innovatrici che erano emerse,
nell’ambito dell’antifascismo, rispetto alle formule e ai metodi dei partiti tradizionali. L’apporto ideale e pratico che Colorni
diede, in questo periodo, alla battaglia antifascista, si incardinava, assai correttamente, in una tematica profondamente
innovatrice, che andava dal federalismo e dall’internazionalismo al rifiuto della “rivoluzione da importare”, e quindi alla
esaltazione dell’autonomia della classe operaia. Il 28 maggio 1944, fermato e inseguito dai fascisti della banda Koch, viene
ferito mortalmente: ricoverato all’ospedale San Giovanni, muore il 30 maggio.