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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 APRILE 2017

                     5/10/2017 - L’ULTIMO BANCO DI PROVA

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di Marino Bianco
Dopo l’esito del referendum sulla riforma della Costituzione e
dopo tutto ciò che ne è conseguito, il “sussulto di responsabilità”,
che si auspicava nell'articolo del precedente numero, ancora nonsi è manifestato; ed anzi il “marasma” politico ed istituzionale si è accentuato; e le previsioni non possono che essere all’insegna
del pessimismo.
La scissione nel PD è avvenuta; e, senza avventurarsi nella
attribuzione dei torti e delle ragioni, si deve registrare un ulteriore
frammentazione degli schieramenti politici. I secessionisti, non
ancora amalgamati, sono tutti impegnati nell'organizzarsi e nella
ricerca di seguiti e di consensi; propongono progetti ancora
indeterminati, si richiamano ad una collocazione di “moderna
sinistra”, che di per sé, non definita da idee chiare e da precisi
programmi, non ha pregnante significato e non consente verifiche
identitarie certe.
Il PD vive un’affrettata fase congressuale, nella quale non
risulta facile individuare un confronto reale su contenuti, e non
personale, che giustifichi candidature alternative al Segretario
uscente Renzi, il quale, dal suo canto, non pare avere fatto tesoro
della lezione impartitagli dagli insuccessi collezionati anche quale
Capo del Governo. Le candidature di Orlando e di Emiliano
hanno tutta l’aria di essere “l’opposizione di Sua Maestà”:
servono, cioè, piuttosto a dare la prova che in quel partito vi sia
una vera dialettica e una effettiva vita democratica. E, infine,
l’esito delle primarie in corso, per le regole che le disciplinano,
saranno almeno in parte drogate – come quelle del passato -,
dalla partecipazione di consistenti ...quinte colonne.
Non si sottraggono a valutazioni di persistente inconcludenza
la iniziativa di Pisapia per la costruzione di una sinistra di governo
(ma Bersani, Rossi e D’Alema non propongono la stessa cosa?),
e quella sul versante di centro-destra di Parisi (Stefano) per la
costruzione di un movimento politico moderato ed europeista
ancorché con l'U.E. costruttivamente critico (ma Forza Italia non
propone la stessa cosa?).
E, passando al campo del tradizionale ma tuttora imploso
centro-destra, continuano le diatribe (più o meno accentuate a
giorni alterni) tra moderati e europeisti, da una parte, radicali e
sovranisti, dall'altra parte, tra disponibili e non disponibili quanto
alla formazione di eventuali grandi coalizioni di governo.
Ad oggi, nessuna delle formazioni politiche (vecchie e nuove)
appare in grado di conseguire da sola o con l'aiuto di qualche
“cespuglio” la maggioranza per poter governare: buio assoluto
sulle future alleanze!
Insomma, la gente ritiene che la classe politica sia tutta
presa, nelle varie ed accresciute frazioni e stante la rumorosa
campagna elettorale già in atto da tempo (mancherebbe,
comunque, meno di un anno al suo ufficiale inizio, se si dovesse
arrivare – ma non è certo – alla fine naturale della legislatura), in
un estenuante gioco delle parti e in meri scontri di potere, nei
quali si dissimulano mancata individuazione e carenza di scelte
dei bisogni prioritari del Paese e indicazioni delle possibili
soluzioni per soddisfarli, ci si limita ad enunciazioni e slogan, a
discettare su oscuri tecnicismi in merito alla crisi economica: tutto
è comunicazione all’insegna di ciò che oggi si definisce postverità
o, in termini più comprensibili, asserzioni meramente
propagandistiche senza prova effettiva di fondamento e di verità.
A questa situazione di grande e indefinibile fermento si
aggiungono, ed anzi ne derivano le ricorrenti fibrillazioni che
all'interno della maggioranza di sostegno all'attuale governo
mettono costantemente in pericolo la stabilità e la sorte dello
stesso e della legislatura.
Tutto ciò alimenta non già le speranze dei cittadini di
cambiamento in meglio, ma soltanto il non rottamato e
stucchevole “teatrino della politica”, che si realizza tramite i mass
media, e in particolare le televisioni ove, solo con alcune
eccezioni, quei cosiddetti talk show spesso si risolvono in non si
sa quanto accattivante spettacolo, e, per usare al posto
dell’inglese un’icastica espressione romanesca, in “caciare”.
Non ci sarebbe da meravigliarsi se il confortante segnale
della partecipazione al voto registrata nel referendum istituzionale
fosse smentito, nelle prossime elezioni politiche, da un ritorno e
forse dalla recrudescenza dell’astensionismo, con tutto vantaggio
delle formazioni protestatarie e senza esperienza di governo
(leggasi Movimento Cinque Stelle) o di quelle definite populiste
(leggasi Lega e Fratelli d’Italia).
Allora, per quell'auspicato sussulto di responsabilità, non
resta che attendere i gruppi parlamentari all’ultimo banco di prova
costituito dalla approvazione della nuova legge elettorale, rispetto
alla quale la doverosa assunzione di impegno e di responsabilità
e il dibattito politico si sono certamente affievoliti negli ultimi
tempi. Ora, sembrerebbe che le proposte saranno portate alla
discussione dell'aula nella prima decade di maggio, e si deve
confidare che ciò veramente avvenga.
C’è da chiedersi come mai in Francia, in Germania ed in
Inghilterra (per questa l’esempio vale nonostante la Brexit), le
leggi elettorali sono da tempo le stesse, e sempre hanno
garantito (talora mediante coalizioni tra partiti diversi, come in
Germania) rappresentanza ed efficienza delle istituzioni
parlamentari e di governo; e perché, invece, in Italia siamo
passati in breve tempo dal mattarellum al porcellum (secondo le
definizioni del compianto Giovanni Sartori, il quale attribuiva le
difficoltà del nostro Paese anche al basso livello della classe
politica), e poi all'italicum o più propriamente renzellum
(pomposamente definito da chi l'aveva proposto “la legge più
bella del mondo”!), e infine alle Sentenze abrogative da parte
della Corte Costituzionale del porcellum e del renzellum, in
quanto non rispettosi del principio della rappresentanza.
Ma la domanda è retorica, poiché la risposta, per quanto
sopra si è detto, è scontata: si è cercato nel passato di costruire
sistemi elettorali per consentire la vittoria e la permanenza al
potere di questa o di quella parte delle forze politiche governante
al momento del loro varo.
Rimane, perciò, da sperare che, nel detto ultimo banco di
prova, il Parlamento si impegni seriamente ad evitare nuovi
pasticci con sistemi ad usum delphini. L’interesse del Paese, per
la tutela dello stato democratico, è quello di avere in Parlamento,
alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, una
rappresentanza reale delle scelte dell’elettorato anche con criteri
per equilibrati efficienza e capacità di decisioni esecutive del
Governo; in particolare, che il nuovo sistema di votazioni
soprattutto garantisca la piena libertà, mediante l'uso delle
preferenze, nella selezione dei rappresentanti della sovranità
popolare, senza nomine di ...previamente eletti da parte delle
oligarchie dei partiti (i capilista bloccati!).
Personalmente, chi scrive ha sempre ritenuto che si dovesse
adottare il sistema alla francese: Capo dello Stato eletto
direttamente dal popolo, distribuzione dei poteri tra il Capo dello
Stato e il Capo del Governo (semipresidenzialismo), elezione dei
componenti il Parlamento con il sistema elettorale dei collegi
uninominali a doppio turno. Ma è chiaro che per questo si
dovrebbe passare attraverso una riforma della nostra
Costituzione (da affidarsi correttamente – come da sempre
sostenuto dallo scrivente – ad un’Assemblea Costituente).
Ma se con la nuova legge elettorale non si dovessero
conseguire gli obbiettivi più sopra indicati, forse potrebbe essere
utile un rigeneratore e semplificatore bagno in un sistema
sostanzialmente proporzionalistico, corretto da un ragionevole
premio di maggioranza, come risulterebbe da ciò che è rimasto
dell’italicum dopo la Sentenza della Consulta, e sempre
naturalmente coordinando il sistema per l'elezione dei Deputati
con quello per l'elezione dei Senatori.
Marino Bianco