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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 GIUGNO 2017

                     7/4/2017 - LA CHIESA DI SAN NICCOLO’ A MAGNALE

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di Sivia Barchielli
Proprio nel momento dell’elevazione, nel più assoluto silenzio
durante la Messa di quella domenica di inizio luglio del 1930,
improvvisamente si levò il pianto disperato del piccolo. La madre
cominciò a cullarlo fra le braccia sussurrandogli qualcosa, ma ciò
non sortì l’effetto sperato, infatti dal fagotto verdolino
continuarono ad uscire strilli assordanti.
Gli occhi infastiditi degli astanti si puntarono immediatamente
sulla giovane donna, che stava
meditando circa l’opportunità di
alzarsi e abbandonare la funzione,
temendo però di mancare di
rispetto al parroco, oppure restare
cercando di placare il pianto del
piccolo.
Improvvisamente, fra le panchine
poste all’altro lato della navata, si
innalzarono al cielo delle urla,
parse fin da subito inconsolabili,
provenienti da un altro fagotto,
questo di pizzo color avorio.
Lo sguardo della seconda madre
incrociò immediatamente quello
della prima: le due donne non si conoscevano, ma si
scambiarono un’occhiata complice e decisero all’unisono di uscire
dalla chiesa.
Sguardi di disapprovazione seguirono le due fuggiasche; la
stessa disapprovazione di cui sarebbero state comunque
bersaglio se fossero rimaste al loro posto.
La prima, una volta superato il portone, si diresse a passo svelto
verso sinistra e a passo ancor più veloce raggiunse un muretto;
con una rapida occhiata ne individuò un pezzo all’ombra e vi si
sedette. Un minuto dopo il piccolo poppava beatamente e il
silenzio circostante era rotto soltanto dalle urla del secondo
affamato. L’altra donna esitò un attimo, poi si diresse
rapidamente verso la prima e le si sedette accanto; un attimo
dopo, anche il fagotto di pizzo era stato placato.
Le due donne tirarono un sospiro di sollievo e si guardarono,
dapprima con un certo imbarazzo, poi si sorrisero apertamente.
-Lei abita qui vicino?- chiese la seconda, avvolta in un
elegantissimo abito di lino bianco.
-Sì…da tante generazioni. Lei viene da Firenze? – azzardò la
prima, strizzata in un modestissimo abitino di cotone stampato,
che aveva visto i suoi tempi migliori almeno un decennio prima. -
Sì, vengo da Firenze; abbiamo preso una casa in affitto per tutta
la stagione; non ero mai stata da queste parti, ma adesso, col
bambino, abbiamo deciso di passare l’estate in un posto fresco e
tranquillo. Quest’anno niente viaggi, niente crociere…- disse
sospirando.
-Io il mare non l’ho mai visto…- disse la prima abbassando lo
sguardo, imbarazzata.
L’altra rimase in silenzio, accorgendosi di essere mortificata, forse
per la prima volta in vita sua.
-Quanto tempo ha?- chiese poi rivolgendo uno sguardo
sinceramente interessato al fagotto verdolino.
- Un mese e mezzo!- rispose l’altra con voce orgogliosa rialzando
immediatamente lo sguardo – E’ un maschio! E il suo?-
- E’ un maschio anche il mio! – rispose con lo stesso entusiasmo
– ma ha soltanto un mese. Quante volte al giorno gli dà da
mangiare? Il dottore mi ha detto di darglielo ogni tre ore.-
-Io glielo do tutte le volte che vuole; non guardo l’orologio. Pesa
sei chili!-
- Sei chili?- sbiancò l’altra – il mio
appena quattro! –
Nel frattempo uscì la Messa; frotte
di donne e uomini passarono, come
se fossero invisibili, davanti alle due
donne, intente a scambiarsi consigli
e informazioni. Anche i rispettivi
mariti, che a quel punto le avevano
raggiunte, furono snobbati per la
mezz’ora successiva.
Il muretto antistante il portone della
chiesa di San Niccolò a Magnale,
dal quale la vista spaziava per
chilometri su un panorama
mozzafiato, le accolse per tutto il
resto dell’estate, e per altre estati ancora, con fagotti di colori
diversi.
Le due donne, così distanti fra loro per estrazione sociale, cultura
ed abitudini, continuarono a vivere le loro vite così diverse
durante l’inverno, impegnata l’una nei lavori domestici, nella cura
diretta dei figli, del marito, dei genitori, dei suoceri e dell’orto,
arrangiandosi inoltre con piccoli lavori di sartoria per incrementare
le magre entrate della famiglia; l’altra dedita agli impegni
mondani, alla scelta delle varie cameriere, cuoche, tate e tutori
dei propri figli. Ma d’estate, tutto per incanto cambiava: le due
donne sul muretto avevano i medesimi interessi, parlavano degli
stessi argomenti: orari delle poppate, sciroppi per la tosse
invernale, qualità delle varie marmellate, rimedi per i pidocchi.
Piccoli abiti smessi venivano scambiati con barattoli di conserva,
rimedi campagnoli venivano affiancati a soluzioni cittadine.
Nel frattempo, come farfalle dai loro bozzoli, vari uomini e donne
erano usciti da quei fagotti e avevano vissuto vite e affrontato
destini diversi, imposti dal fato e dalla consuetudine.
Così, la chiesa di San Niccolò a Magnale, costruita all’interno
dell’antico castello di cui si aveva testimonianza già all’inizio
dell’anno 1000, testimone di eventi più o meno importanti per
oltre un millennio, fu testimone anche dell’amicizia nata fra le due
donne in una lontana domenica di luglio.
Quelle stesse mura a breve vedranno anche celebrare il
matrimonio fra due ragazzi che si conobbero una decina di anni
fa nel piccolo cimitero adiacente la chiesa.
Si erano salutati nel parcheggio deserto, per educazione, appena
scesi dalle rispettive auto. Lui, essendo del luogo, sempre per
educazione aveva ritenuto necessario raccontare brevemente la
storia del castello e della chiesa alla bella forestiera; così le aveva
parlato di come Matilde di Canossa e il figlio adottivo Guido
Guerra nel 1103,nel 1103, avessero ipotecato la metà
del castello al Monastero di Vallombrosa e come poi da questo
fatto fossero derivati dei contrasti sulla potestà di quel luogo fra i
conti Guidi e i monaci, risoltisi dopo più di un secolo a favore di
questi ultimi. Poi, visto l’interesse della giovane nell’ascoltarlo,
egli si era addentrato nel racconto di come quelle mura avessero
accolto, fra il 1248 e il 1253, i Guelfi cacciati da Firenze. Sempre
per cavalleria l’aveva scortata fino al cancello del cimitero e le
aveva detto che gran parte dei suoi parenti riposavano lì, a partire
dalla madre di suo nonno. A quel punto aveva ritenuto doveroso
raccontarle di come la sua bisnonna avesse conosciuto la signora
che riposava accanto a lei, nella parte più antica del cimitero. Una storia bizzarra, che aveva visto due perfette sconosciute, così
diverse fra loro, diventare amiche e rimanere tali per tutta la vita.
Ma lei, dirigendosi proprio verso quelle due tombe, gli aveva
risposto sorridendo che quella storia la conosceva già.