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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 GIUGNO 2017

                     7/4/2017 - L'IDEALE EUROPEISTA

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L’ideale europeista
La vittoria di Emmanuel Macron alle presidenziali francesi ha rilanciato l’Europa come valore. Con coraggio il nuovo
Presidente della Repubblica francese ha impugnato la bandiera dell’Unione europea per aggiornare il libro della
nostra storia e lo ha fatto attraverso un rapporto diretto con gli elettori, spiazzando i partiti storici del suo Paese.
Si può dire che ai più appare evidente il fatto che nel mondo globale di oggi c’è poco spazio vitale per le piccole nazioni e
che Francia, Germania e Italia sono in effetti delle realtà modeste.
Per competere con i colossi planetari occorre riprendere il cammino europeo seguendo le orme dei grandi statisti che
firmarono l’atto costitutivo della prima comunità, uomini politici illuminati e coraggiosi: l’italiano De Gasperi, il francese
Schuman e il tedesco Adenauer. Per dare consistenza alla “pax europea” furono sottoscritti accordi di natura economica,
coltivando nel contempo l’idea di un esercito comune, ipotesi poi bocciata sul nascere dal parlamento francese.
L’ideale europeista era allora sostenuto da politici e intellettuali di grande livello fra i quali è d’obbligo ricordare le figure
di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi che scrissero con Eugenio Colorni il ”Manifesto di Ventotene” per costruire
un’Europa libera e unita, senza più frontiere e guerre fratricide.
Ecco alcuni passaggi importanti del percorso europeo dal 1957 al 2002.
1957 – Trattato di Roma. Creazione Euratom e CEE (Mercato comune europeo).
1979 – Prime elezioni del Parlamento europeo.
1985 – Accordi di Shengen per la libera circolazione delle persone e delle merci.
1987 – Progetto Erasmus.
1992-1993 – Trattato di Maastricht che istituisce l’Unione Europea e potenzia i poteri del Parlamento europeo su clima e
ambiente, salute, sicurezza, giustizia e immigrazione.
2000 – Carta dei diritti dell’Unione Europea.
2002 – La moneta unica, euro, che sostituisce le vecchie monete in 12 Paesi europei.
Il progetto ha avuto una vita tormentata per il continuo rifiorire di nazionalismi che non hanno però impedito nel 2002 la
realizzazione della moneta unica, fortemente voluta in Italia da Prodi e Ciampi.
Sull’euro si fanno oggi tante polemiche. E’ vero che non si può vivere con una moneta unica senza avere una politica
economica e fiscale unica ma è pur vero che i paesi dell’euro zona hanno registrato negli anni passati progressi economici
e sociali inimmaginabili. In questi orribili anni della crisi planetaria l’euro ha consentito anche ai paesi più deboli di
superare, sia pure con dei sacrifici, le bufere della speculazione.
Alcuni ricordano con nostalgia i tempi della lira, o meglio della liretta, dimenticando l’inflazione che correva a due cifre e
il debito pubblico che saliva in progressione esponenziale. Il petrolio e le materie prime si pagavano in dollari e il cambio
della lira in dollari era un costo che stava diventando insostenibile per il nostro Paese. La materia è complessa, spesso
banalizzata per interessi elettorali. Il centro studi Promoteia ha dimostrato scientificamente che il ritorno ad una moneta
nazionale potrebbe dare vantaggi competitivi solo per un brevissimo periodo, poi gli effetti della svalutazione ridurrebbero
fortemente il potere di acquisto dei salari e dei risparmi. Con questi ragionamenti non ci rendiamo tuttavia conto che
stiamo limitando un grande progetto politico ad un programma di lavoro tecnico-economico di corto respiro.
Nel corso delle celebrazioni del 60° anniversario dei trattati di Roma del 1957, che hanno avuto luogo proprio a Roma il
25 marzo u.s., il Presidente Sergio Mattarella ha detto: “Nessun Paese europeo può garantire da solo, l’effettiva
indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche sovranità potrà garantire ai cittadini europei pace,
sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la
pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi”. Fra l’altro ha pure detto che
“l’Europa dell’apertura e della solidarietà, dell’arte e delle scienze, l’Europa del libero pensiero …” deve ritrovare il
proprio percorso.
Con l’arrivo di Macron sembra giunto il momento di rivivere questa spinta ideale, il momento di assumere iniziative
concrete e innovative per rinverdire l’ideale europeista e rendere più palesi i vantaggi dello stare insieme. Intraprendere
questa strada non sarà facile perché è accidentata e piena di ostacoli. Nel 2019 scadrà pure il mandato di Mario Draghi e la
sua sostituzione con un personaggio di eguale valore non sarà impresa di poco conto.
Le elezioni che si terranno d’ora in poi nei Paesi dell’Unione dovranno comunque tenere conto dell’esperienza francese e
dell’ideale europeista. In Germania e in Austria si voterà entro l’anno, in Italia al più tardi nei primi mesi del 2018. Ogni
Paese dovrà farsi carico delle proprie responsabilità rinunciando al gioco dello scarica barile.
Il primo incontro di Emmanuel Macron con Angela Merkel, avvenuto a metà maggio, fa bene sperare. Entro la fine di
questo anno, 2017, sapremo quali progetti intendono portare avanti i Parlamenti francesi e tedeschi che risulteranno eletti
rispettivamente a giugno e settembre p.v. Riusciranno questi nell’impresa di proporre e realizzare un’UE meno burocratica
e più proattiva, cioè capace di reagire alle difficoltà in modo razionale e responsabile senza condizionamenti esterni o di
ordine psicologico? L’interrogativo, visti i precedenti, è d’obbligo. Una cosa perlomeno è certa: in tema di burocrazia i
Francesi, a differenza di noi Italiani, possono insegnare alle UE modelli di efficienza.
GFT