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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 GIUGNO 2017

                     7/4/2017 - OMBRE E LUCI

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OMBRE E LUCI
DELLA ESTATE POLITICA
Di Marino Bianco
L’ECONOMIA
Il Governo ha comunicato che il prodotto interno lordo
starebbe crescendo più del previsto. E non possiamo che
augurarci che così sia.
Ma: non solo sono note le più volte verificate oscillazioni
dell’ISTAT; non solo c’è da temere che si tratti di propaganda nel
clima di campagna elettorale che stiamo vivendo (sono in corso
significative consultazione regionali e comunali, e si parla di
elezioni politiche anticipate a settembre); soprattutto non si può
condividere la corriva affermazione del Ministro dell’Economia
“siamo usciti dalla crisi”. Si tratterebbe semmai di dati tendenziali,
che questa volta farebbero ben sperare nella montiana di
risalente data “luce in fondo al tunnel”.
Si sottace, però, che, stanti i nostri impegni europei, la
questione non è di per sé la crescita del PIL (comunque, di
decimali ed inferiore a quella di Paesi che stavano peggio di noi),
bensì quella del rapporto tra il PIL e il debito pubblico che non si
abbassa e “frena la crescita”, come ha sottolineato il Governatore
di Banca Italia: il segnale negativo viene dallo spread e da quelli
osservatori economici internazionali che hanno retrocesso l’Italia
alle tre B.
A causa della inefficacia dei provvedimenti governativi, dobbiamo
ancora preoccuparci che la nostra crisi economica rischi di
diventare strutturale, nonostante l’aiuto della Banca Centrale
Europea (quantitative easing, cioè liquidità per le banche, e tassi
di interessi più che bassi, fino a che avremo Draghi Presidente!):
chiudono molte imprese piccole e medie; si perpetua la
colonizzazione dell’Italia da parte dei capitali finanziari stranieri;
Alitalia è sull’orlo del fallimento (quale cordata o compagnia
estera la salverà?); l’ILVA di Taranto, ultima nostra grande
industria metallurgica, potrà risollevarsi, ma, allo stato, solo al
prezzo di ben 6.000 (!) esuberi; finiti gli effetti degli sgravi fiscali e
previdenziali del jobs act, sono sì aumentati i contratti di lavoro
ma soltanto quelli a tempo determinato, e però sono sempre più
numerosi i giovani in cerca di prima occupazione (la piaga della
mancanza di lavoro non è stata in realtà lenita e versiamo in
colpevole ritardo rispetto ad altri Stati); nessuno ha ancora
avvertito che vi sia una riduzione della pressione fiscale
(piuttosto, un gioco da illusionista, stanti l’aumento delle tariffe e
dei balzelli locali).Tutto ciò, senza contare la
permanente emergenza degli sconvolgimenti sismici, le risorse da
destinare alla ricostruzione di quei Comuni e per l’assistenza a
quelle popolazioni, quelle per la immigrazione e quelle maggiori
del passato occorrenti per fronteggiare il terrorismo.
Non a caso, il Governatore di Banca Italia Visco,
commentando la “manovrina” imposta dall’Europa di tre miliardi e
mezzo (su cosa – quale spending review – e su chi – quali
contribuenti – graveranno?), e traguardando la “manovrona” di
autunno (con il rischio della clausola di salvaguardia, cioè l’IVA al
24%) ha ammonito che il Governo per uscire dalla crisi deve
compiere “uno sforzo eccezionale”: una dura critica e un
ultimativo richiamo a ciò che fino ad ora doveva essere fatto e
non si è fatto, a causa della parolaia, rissosa e inconcludente
nostra Politica e per l’improntitudine e la incapacità della nostra
classe dirigente in generale. Tutto il contrario dell’enfasi e dello
scarso realismo sui “dati di tendenza”; ed è difficile prevedere che
il traballante Governo in carica, che potrebbe cadere a settembre,
sia in grado di compiere l’invocato “sforzo eccezionale”.
LA GIUSTIZIA
L’amministrazione della Giustizia è in stato comatoso. I
problemi non si risolvono con le mere enunciazioni, i
provvedimenti via via assunti, con malcelata soddisfazione del
Governo e della maggioranza, hanno allontanato la Giustizia
civile dal Giudice naturale (media conciliazione, negoziazione
assistita, arbitrati, aumenti dei costi), rafforzando la convinzione
dei cittadini che non ci sia nemmeno più “un Giudice a Berlino!”
Gli interventi sul Codice Penale e sul processo penale hanno
oscillato tra misure “buoniste” (gli sconti di pena per i riti
alternativi e il cosiddetto diritto premiale nell’esecuzione delle
pene), ed altre invece “giustizialiste” sull’onda della pressione
emotiva dell’opinione pubblica. Vale la pena ricordare la eterna e
non risolta querelle sulle intercettazioni, sulla fuga di notizie circa
le indagini in corso e sui poteri e i limiti della informazione. E non
sfuggono il pasticcio tra “giorno e notte” e le ambiguità della
riforma per l’esercizio della legittima difesa, che – dopo
l’approvazione da parte della Camera dei Deputati – tutti hanno
affermato che andrà subito rivista.
La difesa delle persone e del patrimonio delle persone, a
giudizio di chi scrive, non può che essere compito fondamentale
dello Stato (controllo del territorio, prevenzione effettiva,
repressione); al livello individuale esistono oggi sistemi di
sicurezza che ben possono prescindere dalla dotazione e dall’uso
delle armi, e rendere solo eccezionale il ricorso alle stesse.
Anche l’emergere ancora di tante inchieste sulla corruzione
della classe politica e della classe dirigente del nostro Paese (con
gli scontri quotidiani tra Politica e Magistratura) denunciano il
fallimento delle nostre iniziative in tema di Giustizia. Un bello
smacco per il nostro Ministro Guardasigilli, già candidato, ma già
in partenza bocciato, alla guida del PD.
IL TESTAMENTO BIOLOGICO
Uno spiraglio di luce il 20 Aprile scorso: l’approvazione a
larghissima maggioranza da parte della Camera dei Deputati, in
prima lettura, della legge sul consenso informato, l’accanimento
terapeutico e le disposizioni anticipate di trattamento (le
cosiddette DAT). Al riguardo, i deputati hanno dato finalmente
prova di saper affrontare quei delicati temi, astraendo da
convinzioni culturali e ideali e da appartenenza a confessioni
religiose, confrontandosi sul concetto di libertà dell’individuo, e
dunque pervenendo ad un più che apprezzabile compromesso
sulle numerose proposte di legge, grazie a valutazioni assunte
con spirito meramente laico. Ora, la proposta di legge passa al
Senato che dovrebbe definitivamente votarla. E non possiamo
che chiedere e sperare che ciò avvenga quanto prima, in modo
che il Parlamento uscente, tra le tante occasioni mancate, possa
annoverare almeno il risultato positivo di aver varato il
“testamento biologico”, un traguardo significativo a tutela dei diritti
civili.
In un recente convegno svoltosi a Firenze, con la
partecipazione della Deputata socialista Pia Locatelli, di Mina
Welbi e del cardiologo Dott. Alfredo Zuppiroli, è stato sottolineato
come complementare a questa nuova normativa sia la legge, già
da tempo in vigore, ma poco applicata anche per la insufficienza
delle risorse finanziarie, disciplinante la “terapia del dolore” e
l’attuazione di quelle cure che la legge sul testamento biologico,
con terminologia non appropriata, definisce “palliative”.
LA RIFORMA ELETTORALE
Dunque, la maggior parte dei gruppi parlamentari (PD, FI, M5
STELLE, LEGA), con l’auspicato sobbalzo di responsabilità,
starebbero per accordarsi sulla nuova legge elettorale,
assumendo l’impianto del “sistema tedesco”.
Quel sistema vale in Germania soltanto per l’elezione del
Bundestag, ed è proporzionale puro, ancorché la metà dei
componenti della Camera Bassa vengano eletti in collegi
uninominali ritagliati nei singoli lander con criterio di equipollenza.
L’altra metà è eletta su liste bloccate presentate dai Partiti
sempre nei singoli lander; e il Bundestag si compone
proporzionalmente sulla base delle percentuali riportate dai Partiti
su base federale. Non hanno ingresso in quel Parlamento i partiti
che non abbiamo raggiunto la soglia del 5%.
Se – come ormai sembrerebbe - fosse adottato l’impianto
“tedesco” anche noi torneremmo al proporzionale, salvi gli
aggiustamenti “all’italiana” prevedibili nel corso dell’iter
parlamentare. L’orizzonte non è ancora del tutto scombro di
opacità (entità del barrage, ammissibilità del voto disgiunto,
numero e composizione dei collegi, liste bloccate o blocco dei soli
capilista, eventuali preferenze, omogeneità del sistema per il
sopravvissuto Senato).
La legge elettorale vigente in Germania tende alla
semplificazione del quadro politico, e per la governabilità produce
sovente coalizioni di Governo (come l’attuale grosse coalizionen
tra CDU e SPD). Per il nostro Paese, secondo chi scrive, sarebbe
stato più congeniale il sistema “francese”, non solo per la
maggiore funzionalità degli esecutivi (semipresidenzialismo, al
riguardo però sarebbe necessaria una riforma costituzionale), ma
segnatamente perché l’elezione dei parlamentari mediante collegi
uninominali a doppio turno consentirebbe, per gli accordi
preventivi fra le forze politiche, una maggiore rappresentanza del
pluralismo culturale, politico e sociale dell’elettorato.Per la nuova legge c’è ancora chi insiste
(M5 STELLE e settori del PD e di sinistra) per l’introduzione del
premio di maggioranza, poiché, stante lo scenario politico
tripolare, occorrerebbe evitare dopo le elezioni “inciuci” e giochini
di potere favoriti dalla esistenza di maggioranza alterne.
Qualora fosse introdotto un premio di maggioranza,
incompatibile con l’impianto “tedesco”, ci sarebbe da chiedersi
provocatoriamente perché non si sia pensato di richiamare il
nostro originario sistema proporzionale, introducendo una soglia
di sbarramento al 3%, consentendo lo “apparentamento” tra liste
e un premio di maggioranza alle liste “apparentate” che avessero
raggiunto - ad esempio - il 45% dei voti, attribuendo a queste il
51% dei seggi in Parlamento. In sostanza – non susciti scandalo,
dopo il mattarellum, il porcellum, il renzellum le ipotesi del
consultellum e del rosatellum! - l’impianto della tanto vituperata
all’epoca (o tempora o mores, per citare Cicerone) “legge truffa”
del 1953. Ci saremmo risparmiati di passare dalla “legge più bella
del mondo” che tutti ci avrebbero copiato (l’italicum o meglio il
renzellum) al provincialismo di copiare noi in buona misura - ma
male - quella altrui!
Comunque, confidiamo che venga varata una legge elettorale
quanto più rispettosa della sovranità popolare e che consenta la
formazione di un Parlamento di rappresentati seri, all’altezza dei
compiti, animati soltanto da genuino ed appassionato spirito di
servizio. Marino Bianco
L’articolo risale a prima che i temuti comportamenti
“all’italiana” facessero saltare l’accordo sul malcopiato
“sistema tedesco”. M.B