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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 AGOSTO 2017

                     28/9/2017 - GINO E FERDY

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Gino e Roberto erano amici, anzi amicissimi, erano nati nel 1921 (anno infausto per l’Italia). Avevano frequentato le scuole elementari assieme (fino alla 5°), poi il lavoro. Uno garzone fornaio, l’altro garzone macellaio. Erano assieme come figli della Lupa, Balilla e Avanguardisti. Il giorno atteso per loro era il sabato fascista. Andavano al campo sportivo, correvano, saltavano, giocavano al pallone ecc. E la sera stanchi ma felici tornavano a casa. Ma la loro passione era la bicicletta, facevano delle gare di paese con vecchie bici mezze rotte, ma erano felici.
Poi scoppio la guerra, anche l’Italia partecipò a questa tragedia e i nostri amici ormai ventenni furono richiamati e spostati, uno nei Balcani e l’altro in Africa settentrionale. Prima di partire si abbracciarono, Gino disse: speriamo di tornare, e Roberto replicò: si, interi però, sennò come si fa a correre in bicicletta.
Furono fortunati tornarono dalla prigionia a distanza di pochi mesi ,nel 1946.
La bicicletta era in cima ai loro pensieri; raccattando qua e là, tra le macerie e comprando ai ferri vecchi, si erano costruite delle biciclette sgangherate che stavano insieme per scommessa. A loro però bastava pedalare nelle strade polverose del contado. Il sabato compilavano la schedina al Totocalcio (o Sisal) di 50 lire a testa e dicevano: non si sa mai! E una bella domenica di marzo (dopo la Milano Sanremo per gli amanti delle bici) i nostri eroi impallidirono davanti ai risultati della Sisal. Un dodici. Non dissero niente, ma il giorno dopo si presentarono all’Agenzia della Sisal. L’impiegato controllò e poi disse: “complimenti, un milione e quaranta mila è la vostra vincita”. Per poco Gino e Roberto non svennero. L’impiegato disse loro: “datemi i vostri documenti e i nomi di chi incasserà la vincita”. “Noi perdio” dissero assieme. Lasciatemi il vostro indirizzo, disse ancora l’impiegato. Fra un mesetto riceverete una raccomandata e con quella riceverete i soldi.
Dopo un lungo mese ricevettero la raccomandata di presentazione, corsero all’Agenzia Sisal e ricevettero dal funzionario (che loro avevano battezzato faccia da becchino) due assegni di 520 mila cadauno. Misero i soldi in banca, e si precipitarono da un famoso negozio di biciclette da corsa. Gino (gran tifoso di Bartali) disse: voglio una bici da corsa “Bartali”, con maglia pantaloncini, tubolari di scorta, pompa e scarpette. A ruota Roberto (che si faceva chiamare Ferdy come il famoso ciclista Kubler di cui era un gran tifoso): “voglio una bicicletta Tebac con maglia, pantaloni, scarpette, e tutti gli accessori. C’è l’avete questa roba?” Il negoziante rispose: “e voi c’è l’avete i quattrini?” Sì, risposero in coro, i nostri eroi. “Allora se avete i quattrini vi trovo anche un carro armato” rispose il commerciante. “Facendo un po’ di conti a naso, occorrerebbero una sessantina di mila lire a testa”. Lasciarono una caparra di 30 mila lire a testa. Il resto a consegna merce, rispose Gino.
Passarono un paio di settimane e arrivarono le bici con tutti gli accessori. Fedy e Gino decisero di festeggiare l’evento scalando la Consuma. Una domenica mattina si presentarono in Ghiacciaia vestiti da ciclisti di tutto punto. Scatenarono l’ilarità e anche un po’ d’invidia dei presenti. Qualcuno mormorò: che c’è il Giro D’Italia da queste parti? Incassarono con signorilità, mangiarono cornetto e cappuccino, si fecero riempire le borracce di The, pagarono e poi a conquistare la Consuma.
Scesero fino a S. Ellero, poi su per Donnini e Tosi. Dopo tre o quattro chilometri cominciarono a vedere tanta gente sulla strada che gli gridavano: forza ragazzi, siete i primi, a Tosi e a Pelago ci sono dei ricchi premi, qualcuno gli tirò un secchio d’acqua (come si usava allora). I nostri amici mangiarono la foglia, si resero conto di essere dentro una corsa vera, e stettero al gioco. Passarono da Donnini, su per Tosi, poi discesero per Pelago e Pontassieve, per Rosano, poi su per Torri, il Bombone e Le Corti e giù verso Troghi dove era posto il traguardo. Fecero anche la volata per il primo posto, vinse Ferdy a mano alzate. Ricevettero complimenti e pacche sulle spalle, a Ferdy toccò anche il bacio della Miss Tappa. Dopo una decina di minuti arrivarono i veri partecipanti che cominciarono a guardar male i nostri eroi, non rendendosi conto da dove erano venuti fuori questi due.
Le cose si aggiustarono con una bella tavolata dove parteciparono tutti i corridori; vinti, vincitori e ritirati: menù, fagioli all’uccelletto con salsicce, vin santo con biscotti fatti in casa. I nostri eroi, furono anche lì. Ferdy poi ebbe un leggero mal di fegato, che lui giustificò (bugiardo più di un confessionale) con una borraccia di acqua fredda avuta da uno spettatore la domenica prima a una corsa a Pistoia.
Poi le cose per Gino e Ferdy cominciarono a mettersi male, quando la giuria della corsa si accorse dell’inganno. Si venne quasi alle mani, Era vero che ognuno, come dicevano i nostri eroi, era libero di transitare per le strade in bicicletta. Però la volata al traguardo e la mangiata a sette ganasce dei due non gli andava giù. Poi la Giuria decise (anche per non passare da bischeri con gli altri corridori) di lasciare liberi Ferdy e Gino, senza picchiarli come avrebbero dovuto, e che non si facessero più vedere. Presero le loro bici e volarono verso Pontassieve. Durante la strada ammisero che si erano diverti, specialmente a tavola, e avevano fatto una bella sgambata. Giunsero alla Ghiacciaia e si salutarono: mi raccomando disse Gino, mercoledì ci si allena, perché domenica si va nel Mugello, da’ rettà a me! Ciao Gino, ciao Ferdy. Fine della Corsa.
Nota dell’autore. Questa è una storia vera, i personaggi citati sono esistiti, qualcuno certamente se li ricorderà, io ho messo solo un po’ di humour. Borghini Luciano